L'ESPOSIZIONE NARRATIVA


L'esposizione è uno dei procedimenti, insieme a strutturazionetessitura e progressione, che sovrintendono alla composizione di una narrazione cinetelevisiva fiction che prende forma nella sceneggiatura. La composizione consiste nella dislocazione del materiale narrativo (eventipersonaggiambientazione), conformemente alle scelte di configurazione (punto di vistatonodensità), lungo tutto l’arco del film. 


La storia è l’insieme degli eventi che costituiscono l’ossatura del racconto. Questi eventi però sono il risultato ultimo di un lungo lavoro (selezione) che lo sceneggiatore ha sviluppato per scegliere un gruppo di eventi ed eliminarne altri.

Un secondo ordine di decisioni che lo sceneggiatore deve prendere riguarda la maniera in cui gli eventi vengono raccontati al pubblico (presentazione): li si può visualizzare in una scena oppure riferire come informazione, ad esempio.

Infine lo sceneggiatore decide l'ordine di apparizione degli eventi (intreccio). 



Selezione

La selezione è il processo che porta a scegliere di raccontare alcuni eventi ed implicitamente ad ignorarne altri. A causa dei suoi limiti temporali e delle caratteristiche del suo linguaggio un film è costretto ad avanzare per salti, dato che deve raccontare in poco più di un'ora avvenimenti che si svolgono lungo un tempo maggiore. La soppressione di tempo si chiama ellissi. Solo in pochi casi i film allungano il racconto oltre il tempo reale dell'azione, in questo caso si parla di elaborazione.

In questa sequenza tratta da Jackie Brown (r. di Quentin Tarantino, 1997, USA) non vi è alcuna ellissi, ovvero soppressione di tempo: il tempo filmico corrisponde a quello diegetico.


In questa sequenza tratta da Jackie Brown Max accompagna una donna in carcere. Dopo un po' (quindi vi è stata una soppressione di tempo) preleva Jackie. Questa ellissi è stata prevista in sceneggiatura. Vi è un'altra piccola ellissi decisa invece in fase di regia/montaggio: quando dalla strada si passa ai due che sono già in auto senza mostrare quando vi entrano.


L'evento in cui in Jackie Brown vengono scambiati dei soldi in un centro commerciale è mostrato tre volte, da tre diversi punti di vista. Il tempo complessivo dell'azione, dunque, viene dilatato: si tratta di una elaborazione.



Il processo di selezione fa sì che lo sceneggiatore debba anche decidere da quale punto della storia far cominciare il film, oppure terminarlo. L'esordio è l'evento con cui inizia il film (da distinguere dall'incipit che è l'insieme delle prime inquadrature) e il finale, cioè l'evento conclusivo (da distinguere dalla coda, ovvero le ultime inquadrature del film). Se una voce narrante o una scritta o una sintesi visiva riassumono gli eventi precedenti l'esordio si chiama prologo, se gli stessi espedienti servono a riassumere ciò che accadrà dopo il finale si ha un epilogo.

In Guerre stellari (Star Wars, r. di George Lucas, 1977, USA) il racconto è preceduto da un prologo in cui si narrano gli antefatti. Segue la scena d'esordio in cui si mostra una battaglia spaziale, ma l'incipit è costituito da una serie di fotogrammi in cui si visualizza lo spazio coi pianeti e le stelle, ma ancora senza le navicelle.


Dopo il finale de La battaglia di Algeri (r. di Gillo Pontecorvo, 1966, Italia, Algeria) in cui muore il protagonista, viene collocato un epilogo che mostra con stile documentaristico gli eventi storici successivi sino alla vittoria della rivoluzione algerina.


Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello (Lord of the Rings: The Fellowship of the Ring, r. di Peter Jackson, 2001, USA e Nuova Zelanda) è preceduto da un prologo in cui si raccontano gli eventi accaduti prima dell'inizio della storia.


La scena d'esordio mostra l'incontro tra Gandalf e Frodo. L'incipit è costituito da Frodo che sta leggendo.


La scena finale vede Sam e Frodo rassicurarsi vicendevolmente. La coda del finale mostra i due mentre si allontanano sullo sfondo di un cupo  paesaggio 



I segmenti temporali selezionati per formare il racconto filmico si chiamano nel loro insieme durata e la durata è scandita dal tempo filmico. Il film dura di solito circa 90 minuti, ma racconta normalmente vicende che si svolgono in un lasso di tempo maggiore, che si chiama arco narrativo e che è scandito dal tempo diegetico. Nella gran parte delle opere il tempo diegetico è solo una minima parte del tempo filmico.

Boyhood (r. di Richard Linklater, 2014, USA) segue la vita del protagonista dai 6 ai 19 anni (13 anni: arco narrativo) e la sua durata è di 165 minuti.


In Mezzogiorno di fuoco (High Noon, r. di Fred Zinnemann, 1952, USA) l'arco narrativo (100 minuti in cui il protagonista attende l'arrivo del suo nemico senza riuscire a trovare chi lo aiuti) coincide quasi interamente con la durata del film (80 minuti).



Presentazione

Oltre agli eventi visualizzati vi è anche un’altra categoria di dati, le informazioni, cioè gli eventi riferiti attraverso i dialoghi, i cartelli, le voci narranti, le scene accessorie (ovvero che non servono a fare andare avanti la storia), i montage (immagini di diverse scene che si susseguono rapidamente, accompagnate da musica). La presentazione determina il modo di esporre gli eventi (mostrandoli o riferendoli).

In Million Dollar Baby (r. di Clint Eastwood, 2004, USA) il retroterra familiare della protagonista viene mostrato non con un flashback o un dialogo, ma con una scena accessoria collocata a metà narrazione.


In Gli spietati (Unforgiven, r. di Clint Eastwood, 1992, USA) l'informazione che il protagonista in passato ha ucciso donne e bambini viene solo riferita, ma non mostrata.



Intreccio

L'intreccio individua i momenti in cui il pubblico verrà a conoscere gli eventi. Quando si decide di posporre sulla linea temporale un evento già trascorso si parla di flashback, il contrario è il flashforward

In V per Vendetta (V for Vendetta, r. di James McTeigue, 2005, USA, Regno Unito e Germania) la dottoressa Delia Surridge racconta in un flashback gli esperimenti biologici cui era stato sottoposto il futuro V.


In Sherlock Holmes (r. di Guy Ritchie, 2009, Regno Unito, USA e Australia) il protagonista, attraverso un flashforward, spiega come colpirà il suo avversario, come in effetti poi accadrà.


In Memento (r. di Christopher Nolan, 2000, USA) l'intreccio è particolarmente complesso: una linea diacronica si intreccia con una che procede in senso inverso in modo che il finale, in realtà, è la sequenza centrale.


Nell'episodio su Napoli di Roma città aperta (r. di Roberto Rossellini, 1945, Italia) l'informazione che il bambino ha rubato le scarpe per necessità viene  rilasciata solo nel finale.



Riguardo alle informazioni, invece, se vengono fatte conoscere al pubblico ma non al personaggio, possono essere chiamate rivelazioni, che diventano riconoscimenti quando anche il personaggio viene a conoscerle; sono sorprese quando lo vengono a sapere sia pubblico che personaggio allo stesso tempo. Quando la sorpresa è forte si chiama colpo di scena

In Notorius (r. di Alfred Hitchcock, 1946, USA) il marito della protagonista ha scoperto che lei è una spia in una scena che costituisce una rivelazione per il pubblico. Decide così di ucciderla avvelenandola lentamente. La scena in cui lei lo comprende è un riconoscimento.


Nella penultima sequenza di Shutter Island (r. di Martin Scorsese, 2010, USA) sia il pubblico che il protagonista scoprono che quest'ultimo è un pazzo e che molto di ciò che lui e gli spettatori hanno visto è frutto della sua immaginazione: si tratta di una sorpresa.



Un altro meccanismo che governa il rilascio delle informazioni è quello dell'anticipo in cui qualcosa fa presagire allo spettatore che accadrà qualcosa. Quando l'anticipo coinvolge sia lo spettatore che il personaggio, allora è un avvertimento

In L'esorcista (The Exorcist, r. di William Friedkin, 1973, USA) nel prologo iniziale vi sono varie anticipazioni di quanto accadrà (il vento che si leva quando è inquadrata la statua del demonio, ad esempio). Sono avvertimenti, invece, i rumori sinistra che la madre sente provenire dalla soffitta alcune sequenze dopo.



Un'informazione può essere collocata in un punto della narrazione (set-up o semina) attraverso un oggetto, un dettaglio, una battuta, un evento, per essere poi utilizzata più tardi (payoff o raccolta o rimonta). 

All'inizio di Sussurri e grida (Viskningar och rop, r. di Ingmar Bergman, 1972, Svezia) si mostra una delle protagoniste che scrive un diario (set-up). Lo stesso oggetto apparirà nel finale per testimoniare il buon cuore della domestica (payoff).



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Esercizio sull'esposizione n.1
Esercizio di selezione sul film Romeo e Giulietta.
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Esercizio sull'esposizione n.2
Esercizio di selezione sul film Sweet Sixteen.
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Esercizio sull'esposizione n.3
Esercizio sull'individuazione di esordio, finale, incipit, coda, prologo, epilogo a partire dalla visione individuale di un film.
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Esercizio sull'esposizione n.4
Esercizio sulla presentazione degli eventi a partire dalla visione individuale di un film.
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Esercizio sull'esposizione n.5
Esercizio sull'intreccio (flashback) sulla base della scaletta del film Sweet Sixteen.
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Esercizio sull'esposizione n.6
Esercizio sull'intreccio (rivelazione, riconoscimento, sorpresa) sulla base della visione individuale di un film.
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I contenuti di questa pagina sono più estesamente trattati nel Corso di linguaggio audiovisivo e multimediale da p.106 a p.117.