IL GENERE EPICO


La crisi degli anni '50 spinse Hollywood a potenziare la spettacolarità per vincere la concorrenza della TV, utilizzando le star più famose, scenografie e costumi sfarzosi. Gran parte di questi film attraevano il pubblico, ma richiedevano enormi investimenti. Il genere biblico si prestava particolarmente: aveva avuto successo nelle mani di Cecil DeMille negli anni Venti e Trenta. Lo stesso regista lo ripropose venti anni dopo con Sansone e Dalila (Samson and Delilah) che si rivelò il maggiore incasso del 1949. Altri successi diedero il via ad un vero e proprio genere particolarmente adatto a differenziarsi dall'offerta televisiva. I nuovi schermi panoramici erano adatti alle caratteristiche del genere: masse di comparse, grandi battaglie e set giganteschi. Ben presto il genere esplorò praticamente ogni periodo storico anche fuori dai confini biblici. I maggiori successi: Quo Vadis? (r. di Mervyn LeRoy, 1951), Davide e Betsabea (r. di Henry King, 1951), Ivanhoe (r. di Richard Thorpe, 1952), La regina delle piramidi (Land of the Pharaohs, r. di Hawks, 1955), I dieci comandamenti (The Ten Commandments, r. di Cecil B. DeMille, 1956), Ben-Hur (r. di William Wyler, 1959), Spartacus (r. di Stanley Kubrick, 1960), El Cid (r. di Anthony Mann, 1961), Lawrence d'Arabia (r. di David Lean, 1962), Cleopatra (r. di Joseph Mankiewicz, 1963), La caduta dell'impero romano (The Fall of the Roman Empire, r. di Anthony Mann, 1964), Il dottor Zivago (Doctor Zhivago, r. di David Lean, 1965). 

La mania del monumentale contaminò anche altri generi come il western: Duello al sole (Duel in the Sun , r. di King Vidor, 1946), Il grande paese (The Big Country, di William Wyler, 1958) e il musical come Cantando sotto la pioggia (Singin' in the Rain, r. di Kelly e Donen, 1952).