IL WAR FILM


Prima dell'entrata in guerra, negli USA erano stati realizzati pochi film di guerra (come il pacifista All'ovest niente di nuovo (All Quiet on the Western Front, r. di Lewis Milestone, 1930). Dopo Pearl Harbour (dicembre 1941) il governo USA favorì la produzione di film patriottici imponendo attraverso l'Office of War Information precise direttive sulle loro caratteristiche. Nacque così un nuovo genere: il war film. Vennero anche realizzati una serie di documentari militari, Why We Fight (Perché combattiamo, 1942-1945, diretti da Frank Capra, John Ford e John Huston. Il genere prese a prestito la struttura narrativa e i luoghi tipici di altri generi, soprattutto del western. Si mettevano in scena gruppi di personaggi (variamente differenziati, anche sul piano etnico, in modo da favorire il senso di unità nazionale) che interagivano spesso confliggendo, e trovando alla fine un comune slancio in un qualche gesto eroico. Gli avversari erano rappresentati come ombre, sempre malvagi e senza sfumature, sino al razzismo. I giapponesi erano invariabilmente definiti "musi gialli"o "scimmie". Gli ufficiali e i superiori erano rappresentati sempre come coraggiosi, competenti e affettuosi con la truppa. Le mogli e le fidanzate aspettavano a casa pazienti e orgogliose. C'erano esplosioni, combattimenti, ecc. ma gli aspetti più crudi della guerra non venivano rappresentati. I film più significativi del genere furono Arcipelago in fiamme (Air Force, di Howard Hawks, 1943), Sahara (r. di Zoltan Korda, 1943), Obiettivo Burma! (Objective Burma, di Raoul Walsh, 1945), I sacrificati di Bataan (The Were Expendable, di John Ford, 1945), Gli eroi del Pacifico (Back to Bataan, r. di Edward Dmytryk, 1945), Salerno, ora X (A Walk in the Sun, r. di Lewis Milestone, 1945), I forzati della gloria (The Story of G.I. Joe , r. di William Wellman, 1945). Altri film pur non potendo essere classificati come war film, risentirono del clima del periodo come il melodramma Casablanca (r. di Michael Curtiz, 1942). Solo a partire dagli anni Cinquanta cominciarono ad affacciarsi film un po' più realistici, dove i soldati non erano sempre perfettamente rasati e con la divisa stirata e gli ufficiali non sempre comprensivi padri di famiglia dall'ottimo umore. Ad esempio Corea in fiamme (The Steel Helmet, r. di Samule Fuller, 1951), ambientato durante la guerra di Corea.



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