IL GANGSTER MOVIE


Il Gangster Movie racconta la storia dell'ascesa di un gangster dalle umili origini sino alla massima estensione del suo potere, cui segue, di solito, una rovinosa caduta. La sua azione si dà nel contesto di una organizzazione di tipo mafioso, gerarchica, impiantata in un determinato territorio e dalla forte connotazione etnica. La codificazione del genere si ebbe all'inizio degli anni '30, negli USA, quando una serie di film riscossero un enorme successo di pubblico, ispirandosi alle cronache d'attualità sul crimine organizzato cresciuto durante il Proibizionismo (1920-1933).

Il primo film importante imperniato su un gangster fu Underworld (Le notti di Chicago, r. di Joseph Von Sternber, 1927), muto. La storia narra di un gangster che, evaso dal carcere, sospetta che la sua donna e il suo braccio destro l'abbiano tradito. L'atmosfera del film influenzò il genere che si codificò successivamente con tre film: Little Caesar (Piccolo Cesare, r. di Mervyn LeRoy, 1930; negli anni '20 un piccolo gangster italoamericano fa carriera divenendo il re criminale di Chicago insieme al suo amico Joe, che si lascerà poi convincere dalla sua ragazza a denunciarlo), The Public Enemy (Nemico pubblico, r. di William Wellman, 1931; nel 1909, alla vigilia del proibizionismo, un ragazzo di un quartiere povero di New York, si fa strada nelle attività criminali insieme al suo amico Matt, quest'ultimo viene ucciso e Tom cade nell'intento di vendicarlo), Scarface (r. di Howard Hawks, 1932; narra l'ascesa di un gangster italoamericano, nella Chicago degli anni Venti; ucciderà il suo migliore amico dopo aver scoperto che questi aveva segretamente sposato la sorella).

Questi film erano centrati sull'ascesa al potere di criminali senza scrupoli, una progressione scandita da vestiti sempre più costosi, automobili potenti e delitti sempre più efferrati. L'atmosfera era cupa, l'ambientazione notturna, la fotografia di tipo espressionista. I gangster venivano mostrati nelle loro debolezze, avevano sempre rapporti problematici con le donne, e apparivano irrazionalmente megalomani. Questi film vennero accusati di esaltare le gesta dei criminali, così le major adottarono la soluzione narrativa di affiancare al protagonista gangster un amico o un fratello più "umano" che fungesse da voce critica. Tutti i protagonisti di questi film inoltre venivano fatti morire nel finale, per mostrare che il delitto non paga. In Angels with Dirty Faces (Angeli con la faccia sporca, r. di Michael Curtiz, 1938) due amici crescono diventando l'uno gangster e l'altro prete: nel finale, poiché alcuni ragazzi idolatrano il gangster, il prete convince l'amico a fingersi terrorizzato prima di essere giustiziato, in modo che essi, rimanendo delusi, non lo eleggano a modello di vita.

Il genere decadde dopo gli anni '30 anche se qualche Gangster Movie continuò ad uscire nel corso dei decenni. La vera ripresa del genere si ebbe nel 1972 con The Godfather (Il padrino, r. di Francis Ford Coppola). Il film, che narra l'affermarsi della famiglia Corlone, è un'opera con un certo intento sociologico: si proponeva di spiegare i meccanismi che permettevano il radicamento sociale della mafia negli USA. Seguirono due sequel nel 1974 e nel 1990. Il successo del film rilanciò il genere su nuove basi, che raggiunse il massimo successo tra la fine degli anni '80 e gli anni '90. In questi film, a differenza di quelli degli anni '30, i gangster non erano più mostrati come figure fortemente disturbate sul piano psicologico e isolate nella loro ascesa individuale; nei nuovi gangster movie si sottolinea, spesso in maniera compiaciuta, la potenza dell'organizzazione criminale e le sue dinamiche interne di potere, a volte servendosi dei racconti "dall'interno" di pentiti e infiltrati. I gangster non sono più rappresentati come psicopatici, ma come accorti manager e non ci si fa più alcuno scrupolo nel rappresentare visivamente la violenza di cui sono capaci.

Martin Scorsese è l'altro autore che insieme a Coppola ha esplorato questi temi non in chiave commerciale, ma con un taglio realistico e soffermandosi sulle dinamiche psicologiche e sociali sottese al fenomeno mafioso. I film: Mean Streets (1973) ambientato nella Little Italy di New York, GoodFellas (Quei bravi ragazzi, 1990) e Casino (1995). 

Altri film del genere: Scarface (r. di Brian De Palma, 1983), The Untouchables (Gli intoccabili, r. di Brian De Palma, 1987, su una squadra di incorruttibili cacciatori di mafisi), Hoffa (r. di Denny De Vito, 1992), Carlito's Way (r. di Brian De Palma, 1993), A Bronx Tale (Bronx, r. di Robert De Niro, 1993), Donnie Brasco (r. di Mike Newell, 1997), Road to Perdition (Era mio padre, 2002, di Sam Mandes, sulla mafia irlandese). Non a caso si tratta comunque di film nella gran parte dei casi ambientati nel passato, e il genere appare oggi in esaurimento. 

Il successo di questo genere sia negli anni '30 che nei '90 è dovuto al processo di identificazione nella figura del gangster da parte di spettatori in gran parte giovani, maschi e proletari. Per il tempo della durata del film questo tipo di pubblico può vivere in prima persona le avventure di un personaggio che prima non era "nessuno" e poi si guadagna il "rispetto" di tutti, diventa ricco sulla base esclusiva della sua forza e della sua aggressività e spende i suoi soldi sfoggiando auto e belle donne. Il film si chiude con la sua sconfitta: il finale non può che essere moralistico, ma non per questo scoraggia dal riconoscersi in un sogno di facile rivincita sociale.


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