I TG


L'informazione non è mai neutrale

Dobbiamo partire da un presupposto. Ogni fonte di informazione non è neutrale. Naturalmente ogni mezzo di informazione aspira a dare di sé l'immagine di giornale o tg obiettivo e "al di sopra delle parti". La fama di obiettività rafforza la notizia, la rende più credibile. Ma il fatto che ogni mezzo di informazione, più o meno, cerchi di accreditare questa immagine di sé, li compromette tutti. I mezzi di informazione che si collocano "in mezzo" a due schieramenti politici, non sono più neutrali degli altri: anche il "centro" è una posizione politica al pari delle altre. Il nostro sforzo di analisti dell'informazione deve essere quello di prendere atto dell'impossibilità di essere neutrali e a partire da lì utilizzare una serie di meccanismi di analisi che ci permettano di "scoprire" la visione del mondo che ci offre quel determinato mezzo di comunicazione. Solo a partire da questa analisi possiamo poi dire che quel mezzo di informazione risponde più o meno alla nostra visione del mondo. Le nostre posizioni politiche quindi non devono influenzare l'analisi che compiamo per scoprire la collocazione politica di un certo mezzo di informazione. Dopo aver analizzato possiamo anche utilmente usufruire di mezzi di informazione che la pensano politicamente in maniera diversa da noi, perché abbiamo imparato a distaccarcene, a decodificarli. I mezzi di informazione hanno la possibilità di influenzare l'opinione pubblica solo se l'opinione pubblica non ha mezzi di analisi sufficienti per criticarli. Come possiamo analizzarli in maniera critica? Di seguito si suggerisce un metodo.

L'unità minima di un film è l'inquadratura. L'unità minima di un telegiornale è la notizia. Studiando come è selezionata e trattata una notizia, possiamo comprendere la visione del mondo di un telegiornale.

La formazione della notizia

Nelle società preindustriali la circolazione delle notizie era in qualche modo autogestita dalle comunità: circolavano grazie a viaggiatori, racconti, ecc. Nella nostra società invece, dove domina la famiglia mononucleare socialmente isolata, la formazione di notizie è demandata ai mezzi di informazione. Vi sono molti eventi che un mezzo di informazione non considera notizie. Un evento è conosciuto solo se si trasforma in notizia. Nelle società preindustriali invece la decisione se un evento fosse da considerarsi notizia o meno lo decideva un processo spontaneo di selezione comunitaria: se un evento passava di bocca in bocca diveniva notizia, se decadeva subito nell'interesse comune rimaneva un evento. Naturalmente vi erano anche allora dei potenti erogatori di notizie: le religioni e le autorità politiche. Ma i mezzi tecnici dell'epoca non permettevano certo la massiccia produzione che vi è oggi. In goni caso, la gran parte degli eventi non si trasforma in notizia. E la decisione se trasformare un evento in notizia spetta al mezzo di informazione, e in questa operazione esso non è neutrale. La selezione dipende dalla sua ideologia, dagli interessi che difende, dalla sua visione del mondo.

 

Una notizia dunque è un evento che un mezzo di informazione ha decisio di raccontare. I criteri attraverso i quali un evento si trasforma in notizia viene chiamato notiziabilità. Se un nostro parente stretto ha avuto un figlio è certamente un evento importante per noi, ma non si trasforma in notizia. Ma se ad essere nato è il figlio di un attore famoso o forse di un politico, il mezzo di informazione può decidere di trasformarlo in notizia. Se un amico muore in un incidente è una tragedia per noi, ma può anche non essere una notizia, se il mezzo di informazione non lo ritiene importante. I criteri di trasformazione di un evento in notizia, dunque, non sono affatto obiettivi. Un incidente può diventare notizia se ve ne sono stati molti altri quel giorno, oppure se il mezzo di informazione ha interesse a dimostrare che vi è un aumento preoccupante di incidenti il sabato sera di ritorno dalle discoteche. Vi sono una serie di eventi che vengono sistematicamente trasformati in notizia, altri che vengono sistematicamente ignorati dalla gran parte dei mezzi di informazione. Tra i primi ci sono ad esempio le rapine nelle ville. Tra i secondi gli incidenti sul lavoro. Una grossa manifestazione di protesta può valere meno della dichiatarazione di un politico. Difficilmente possono trovare spazio in un mezzo di informazione che dipende dalla pubblicità notizie che possano infastidire i committenti.

I mezzi di informazione tendono a far credere che il processo di trasformazione di un evento in notizia sia qualcosa di spontaneo e che in ultima analisi dipenderebbe dai gusti del pubblico. In qualche modo i gusti del pubblico c'entrano senz'altro, ma una morte sul lavoro avrebbe tutti i criteri di notiziabilità di un incidente stradale o di una morte durante una rapina: in tutti e tre i casi abbiamo un evento violento, morte, parenti che soffrono... Eppure per la gran parte dei mezzi di informazione l'incidente sul lavoro non si trasforma in notizia.

La scelta della notizia

I telegiornali raramente sono "produttori" di notizie, spesso approfondiscono eventi che sono già stati trasformati in notizie da agenzie, giornali, radio, internet, ecc. Quindi i telegiornali a causa del ridotto numero di notizie che forniscono (una decina, mentre un quotidiano può fornirne anche 200) sono molto spesso dei "selettori" di notizie già elaborate da altri, anche se poi magari cercano di illustrare con mezzi propri. Ovviamente in questa drastica scelta, non vi è nulla di obiettivo. Una prima selezione delle notizie che potrebbero essere trasmesse da un tg è fatta dalla redazione in base alla linea editoriale del telegiornale. L'ultima definitiva selezione è compiuta dal direttore. Una rapina a un barista della periferia e quella a un gioielliere del centro sono ambedue notizie, ma una è utilizzata da mezzi di informazione locale e l'altra potrebbe anche finire in un telegionale. Se e quando questo accade, ciò contribuisce a creare nel pubblico una scala di valori: per esempio che quel che succede a un gioielliere è più importante di quel che succede a un barista, o quel che accade in una villa è più importante di quel che accade in un condominio.

Le pagine

Gran parte dei telegiornali, come i quotidiani, raggruppano le notizie per tipologia: politica interna, cronaca, sindacale, politica estera, cultura, spettacoli, cronaca rosa, sport, scienza/tecnologia, ecc. Ogni mezzo di informazione, e dunque anche i telegiornali, danno a queste pagine una importanza differente. E la scelta non è mai neutrale. L'importanza data a una pagina oppure a un'altra tradisce sempre la volontà da parte di un mezzo di informazione di indurre una certa domanda nel pubblico.

Se il mezzo dà molte notizie di cronaca nera si suscita nel pubblico una domanda di sicurezza e di ordine. Un gran numero di notizie di cronaca rosa distrae il pubblico dai temi sociali e politici. Molte notizie di politica interna accrescono un senso di rispetto nei confronti delle istituzioni e di delega nei loro confronti. Notizie di carattere sociale (sanità, scuola, lavoro, ecc.) suscitano una domanda di giustizia sociale. Dunque, mettere in primo piano una tipologia di notizie e non un'altra serve sempre a comunicare in maniera non esplicita ma fortissima che alcune problematiche sono sono più importanti di altre. Per capire cosa significa "indurre una certa domanda nel pubblico", qui di seguito due gruppi di notizie che inducono l'uno una domanda di ordine e sicurezza e l'altro una domanda di giustizia sociale. E' chiaro che l'effetto "induzione" c'è solo se una certa tipologia di notizia è valorizzata (ripetuta varie volte, accompagnata da notizie simili, ecc.).

L'ordine delle notizie

Le notizie date per prime, corripondono alla disposizione migliore del titolo nella prima pagina di un quotidiano: in alto a tre colonne. Il fatto che una notizia venga prima di altre, trasmette al pubblico l'impressione che venga raccontato l'evento più importante della giornata. Un telegiornale che apre con notizie riguardanti dichiarazioni dei nostri politici invece che su una guerre lontane, propone una scala di valori: una dichiarazione è più importante di una guerra. Il pubblico dunque è indotto a pensare che tutti i problemi hanno una dimensione nazionale e che solo i politici possono risolverli. Se il telegiornale apre costantemente su una notizia internazionale, accredita l'ipotesi che i nostri problemi nazionali siano parte dei più generali destini del mondo. Si tratta di due visioni del mondo diverse e l'ordine con cui le notizie sono date, può svelarle. Anche all'interno di una stessa pagina (politica interna, cronaca, ecc.) l'ordine non è casuale: una rapina in banca o un episodio di malasanità? Si veda qui di seguito come l'ordine delle notizie (mantenendo invariate le altre condizioni) può suggerire diversi tipi di telegiornale:

La ripetizione della notizia

Vi sono notizie che vengono "prolungate" anche se in effetti non "producono" più novità. I telegiornali "scelgono" le notizie da trasformare in una sorta di "soap opera" a puntate. Come le soap opera le puntate di queste notizie non possono mai interrompersi ma devono sempre fornire delle illusioni di movimento. Le notizie-soap si prolungano indefinitivamente, anche nell'assenza di nuovi elementi: si trova pur sempre qualcuno da intervistare per sapere cosa ne pensa dell'accaduto. Le notizie-soap spesso riguardano la croncaca nera con particoare riferimento a notizie di stragi in famiglia, dove vi è un "mostro". In altri casi si alimentano artificialmente delle polemiche a scopi ideologici, per mettere in imbarazzo una certa parte politica.

Lo spazio della notizia

Se una notizia dura poco, il suo impatto ovviamente è minore. Prima che il distratto spettatore tv si "registri" una notizia ha bisogno di tempo. Una notizia letta in pochi secondi dallo speaker, prima di passare ad altro, è priva di qualsiasi impatto, e ciò significa per certo che la redazione di quel telegiornale si è sentita in obbligo di trasmetterla per una qualche ragione, ma non vuole che il pubblico le dia importanza.

Il punto di vista della notizia

La notizia in un telegiornale a seconda del punto di vista offerto può avere minore o maggiore impatto. Poniamo che la notizia voglia riferire le dichiarazioni di un certo personaggio. La forma di minore impatto è quella letta dallo speaker. Soluzioni di crescente maggior impatto: immagini del personaggio, parlato del personaggio (intervista telefonica, ecc.), intervista diretta al personaggio. In poche parole la notizia è tanto più favorevole a una parte, quanto più questa parte ha la possibilità di apparire integralmente in prima persona con il suo punto di vista. In una guerra che vede contrapposta due fazioni, possiamo facilmente dedurre da che parte sta il telegiornale dal numero di interviste che realizza a una parte o all'altra.

La tecnica di racconto della notizia

Dal punto di vista della parola, lo speaker, l'intervistatore, l'inviato, offrono ovviamente infinite possiblità di manipolazione della notizia. Ma anche le immagini non sono neutrali. Se intervistiamo un personaggio, apparentemente gli diamo un grosso vantaggio (vedi il punto sopra), ma se lo si riprende in maniera sfavorevole (profilo e/o dall'alto e/o con una illuminazione inquietante) il vantaggio può trasformarsi in boomerang. Inoltre il fase di montaggio si possono tagliare tutte le frasi efficaci che ha pronunciato, mandando in onda solo quelle dove si comprende meno il suo pensiero: formalmente gli abbiamo dato spazio, nei fatti abbiamo offerto al pubblico l'idea di un personaggio che vale poco.