LA TV VERITA'

di Serena Checcucci


Premessa semiotica: è con il termine generico di “Tv verità” che si è definito quell’insieme dei fenomeni televisivi, emersi in Italia a partire dalla fine degli anni ’80, che cercano di istituire un rapporto diretto fra rappresentazione televisiva e realtà: “spettacoli veri” nei quali non ci sono attori ma gente ordinaria, il cui problema privato diviene pubblico. 

La TV verità segna l’emergere di un mutamento nel modo di fare TV, nelle scelte stilistiche e nei contenuti. Dal 1989 si assiste negli USA a un boom delle TV verità, in Europa nel Giugno de 1991 si potevano contare più di venti trasmissioni di questo tipo. In Italia è Rai 3 che rilancia il proprio ruolo produttivo attraverso i primi Reality Show. (Telefono giallo, 1987; Chi l’ha visto, 1988; Un giorno in pretura, 1987).

In generale si può individuare una tipologia ricorrente: 

· I programmi di ricerca di persone scomparse (Chi l’ha visto)

· I processi giudiziari teleripresi (Forum)

· Quelli che prevedono la collaborazione tra televisione e polizia

· Quelli dedicati alle vicende private (Stranamore, Amici, C’è posta per te)

Se ammettiamo che la televisione sia un filtro e non una finestra sul mondo, e che essa sia il risultato di una processo di costruzione artificiale, ciò significa che le tv-verità costruiscono la loro realtà al pari di qualsiasi altra messa in scena spettacolare. Qual è allora il criterio per definire la specificità dei programmi-verità?

Le trasmissioni verità utilizzano strategie veridittive (che rendono la trasmissione verosimile, credibile), atte a non rendere credibile tanto quello che vediamo, quanto il come viene messo in onda. L’uso della diretta, l’arrivo di telefonate e messaggi in tempo reale.

Quali sono dunque i dispositivi tramite i quali questi programmi costruiscono i propri effetti di realtà-verità?

Analizziamo come esempio emblematico di tv-verità il programma “Chi l’ha visto”. 

Analisi di "Chi l'ha visto?"

Premessa: il programma, dedicato alla ricerca di persone scomparse, è presente, con formule diverse, sulle televisioni italiane, francese, tedesca, inglese, spagnola. 

Ha tutti i caratteri di un programma giornalistico: nell’allestimento del set, nella gestione “frontale” del conduttore. Nella presenza di immagini fatte dagli inviati e voce FC.

Descrizione del programma

Chi l’ha visto è il prototipo del genere verità, un emblema perché mescola informazione e intrattenimento, per il successo di ascolti e perché continua a suscitare dibattiti e critiche. 

Il programma nasce nel 1988 da un’idea di Lio Beghin, chiamato a Rai3 per inaugurare una linea sperimentale di televisione in diretta “che avesse come obiettivo non l’ampliamento quantitativo del pubblico, quanto la trasformazione qualitativa del suo atteggiamento da passivo ad attivo”. 

La prima conduttrice e madrina è stata Donatella Raffai, giornalista “impegnata” e vicina ai problemi sociali”. Seguiranno altre conduttrici ma lo stile del programma resta uguale alla prima: affabilità materna e protettiva in equilibrio con efficienza e autorità. 

Il programma è collocato in prima serata ed è lungo: sceglierlo significa trascorrere l’intera serata insieme. Dall’88 il programma continua senza interruzioni con cadenza settimanale o bisettimanale. 

Il nucleo tematico è quello della ricerca di persone scomparse. La TV non è il mezzo, è lo scopo. 

L’organizzazione di base

Ci sono elementi di base che rimangono inalterati. Le immagini della sigla cambiano di anno in anno, ma il motivo musicale resta sempre lo stesso, che rimanda al genere “giallo” ed è una marca di riconoscibilità per il programma. 

Perno della trasmissione è la conduttrice donna, caratterizzata da uno specifico stile: tutte e tre le conduttrici hanno le stesse caratteristiche. Vestono lo stesso tailleur tipico della donna professionista di mezza età, hanno gli stessi capelli corti, la voce decisa, un’estrema serietà dei modi (lo scherzo e l’ironia sono bandite). La loro immagine personale articola tratti stereotipicamente maschili (competenza, autorità, determinazione) con tratti femminili (protezione materna, empatia, comprensione) ed è coerente allo stile di interazione: efficiente ed autoritario verso le istituzioni, protettivo e solidale con gli invitati. 

Anche la scenografia subisce delle modificazioni ma conserva sempre i suoi spazi fondamentali: 

· La scrivania della conduttrice

· La redazione visibile con il suo lavoro in diretta

· Lo schermo per i collegamenti

· I telefoni sempre in vista e inquadrati aritmicamente dalle telecamere

· I fogli esibiti, in mano alla conduttrice o sparsi sul tavolo

· Le scritte, alcune fisse, alcune mobili

Tutto richiama il lavoro di un ufficio d’investigazione in tempo reale, la sua efficienza ed efficacia.

La struttura del programma

La trasmissione può essere strutturata:

· Con la presentazione di vari casi inseriti l’uno nell’altro e ripresi durante la stessa puntata o nelle puntate successive. 

· La puntata si struttura intorno al caso centrale ritenuto più importante

· Tutti i casi presentati in una stessa puntata hanno la stessa importanza. 

La scelta del caso più importante può essere legato all’attualità.

Usualmente il programma si struttura su una scaletta di base:

· Presentazione del caso

· Ricostruzione in filmato della vita privata, della scomparsa, della crisi e della ricerca

· La presa di contatto con l’ambiente dello scomparso e con le istituzioni coinvolte, ottenendo indizi e formulando ipotesi

· Il richiamo dei fatti da parte della conduttrice, l’incontro con i parenti con cui si ricostruisce la personalità, la storia dello scomparso.

· La parola a coloro che cercano lo scomparso e che si indirizzano ai telespettatori per aiutarli.

· Inchiesta in diretta tramite le telefonate dei telespettatori. 

Quello che è oggi Chi l’ha visto non è quello che era dieci anni fa. La trasmissione ha infatti subito dei cambiamenti: 

1. stringersi intorno alle questioni di famiglia

2. spostarsi verso situazioni sempre più scandalistiche. Si dirige sempre più verso il genere giallo. 

3. accentua il suo ruolo interventista: il rapporto con le istituzioni diventa sempre più polemico: il programma non è più ausiliario delle istituzioni, ma si permette di sostituirsi ad esse nelle indagini. 

Il programma ha la funzione di, attraverso gli spazi della diretta, produrre effetto di realtà che supporta la legittimità e la serietà dell’inchiesta. 

La trasmissione propone una televisione interlocutoria, basata sul dialogo con chi ne fa richiesta. 

Coralità, partecipazione, solidarietà sono i valori che la trasmissione vuole veicolare. È altissimo il livello di convolgimento:

· i parenti

· gli invitati (che rappresentano la realtà della situazione, attraverso l’espressività prima che attraverso la sua parola. Il corpo dell’invitato si fa territorio di identificazione emotiva)

· i testimoni

· il pubblico

Chi l’ha visto è una delle prime trasmissioni che prevede il coinvolgimento diretto del telespettatore attraverso l’ausilio di tecnologie di comunicazione. 

È noto infatti che raramente le telefonate dei telespettatori non forniscono in realtà nuove informazioni alla redazione. Ciò che importa è fornire un effetto di coinvolgimento. L’immagine della TV che ne deriva è quella di uno strumento accessibile alle persone ordinarie. 

Anche attraverso molti strumenti di coinvolgimento tra cui l’uso del “noi”.

Elementi narrativi

Chi l’ha visto racconta sempre la stessa storia: la rottura del legame sociale, più particolarmente del legame familiare e la possibilità della ri-unione.

Tappe: 

1. l’appello allo scomparso: molte sequenze della trasmissione sembrano mirate ad attrarre lo scomparso. Spesso la sparizione si presenta come conseguenza della mancanza di dialogo con la famiglia (lui sa che gli volete bene?...) 

2. La progressione drammatica dell’appello allo scomparso: suspense nel corso della trasmissione

3. l’appello al testimone

4. la progressione drammatica dell’appello al testimone: ciclicamente la presentatrice fa il bilancio delle chiamate e della situazione del caso. 

5. il ritrovamento

 

6. la progressione drammatica del ritrovamento: in genere tutte le sequenze che riguardano il ritrovamento presentano un registro intensificato (i parenti manifestano uno stato di choc…). L’alto stato emotivo è sottolineato dai numerosi PP dei parenti.

Conclusioni

La TV verità poiché si vuole reale, offre un osservatorio privilegiato dei valori delle rappresentazioni sociale. 

 

La messa in scena televisiva, cioè pubblica, è anche messa in scena dei valori sociali dominanti (la famiglia, la solidarietà, i legami…) e delle problematiche della società e dell’uomo.


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