IL VARIETA'

di Serena Checcucci


IL FORMAT DEL VARIETA' ITALIANO

Il varietà è il tipo di programma televisivo “pensato” e strutturato per l’intrattenimento delle più ampie fasce di età del pubblico. 

Fin dai primi anni delle trasmissioni televisive (1954) venne considerato “lo spettacolo” per tutta la famiglia. Il più famoso: Un, due, tre, in onda dal 1954 al 1959 per settantasette puntate che venne concepito per riunire tutti davanti al televisore. 

Un, due, tre: il titolo, autoreferenziale, rimanda alle tre telecamere presenti in studio e ai tre numeri che compongono il varietà, pone immediatamente al centro dell’attenzione il vero protagonista dello spettacolo: la TV, nuovo strumento di intrattenimento. Questo programma segna il passaggio dal teatro di rivista alla rivista televisiva (genere di spettacolo leggero, di ascendenza teatrale, misto di prosa, musica, danza e scenette umoristiche ispirate all’attualità spicciola o ai tradizionali clichè erotico-sentimentali uniti da un tenue filo conduttore e dalla presenza di personaggi fissi come la soubrette): lo spettacolo si sposta dal disordinato palcoscenico teatrale agli ordinati studi televisivi, con la garanzia di un canovaccio precostituito. La forma di questo passaggio si chiama sketch, un impianto comico che consente di saccheggiare battute di personaggi famosi, di alludere a eventi importanti, di fare satira in modo fulmineo e di bilanciarla con numeri di attrazione. La coppia comica degli sketch non è un modello importato dagli USA ma un prestito del teatro di rivista; da Totò e Macario discendono i televisivi Tognazzi e Vianello: la comicità sanguigna, espressiva e irriverente del primo trova il suo naturale contrappunto nella signorilità anglosassone del secondo. Entrambi interpretano il ruolo dei ragazzacci, di provocatori della quiete televisiva; ciò che affascina il pubblico provocandone l’ilarità e l’applauso sono la parodia impertinente, la satira dei programmi e delle personalità del piccolo schermo, la battuta spesso a doppio senso, le allusioni non troppo velate a uomini politici, l’umorismo trascinante e polemico che ha in sè la forza della spontaneità: tutti questi ingredienti hanno fatto di Un, due, tre il varietà più fortunato degli anni Cinquanta. 

Nel 1957 ebbe inizio Canzonissima che, insieme a Fantastico, è il programma più longevo abbinato alla Lotteria di Capodanno. Dodici edizioni ne hanno fatto il varietà più significativo della TV italiana prima della riforma della RAI a metà degli anni Settanta. La peculiarità di utilizzare le canzonette per costruire trasmissioni capaci di coinvolgere il grande pubblico ha trovato in Canzonissima la sua espressione più compiuta. La struttura è semplice: una gara canora inframezzata da sketch e balletti con comici e soubrette; la dinamica, i regolamenti della gara così come l’abbinamento dei cantanti con i biglietti della lotteria, è spesso complicata, ma ciò non affievolisce l’appassionata partecipazione del pubblico che si divide e sostiene i vari concorrenti. Tra le edizioni più significative è quella del 1959 condotta da Delia Scala, capace di imprimere alla trasmissione ritmo e leggerezza: non è semplicemente una soubrette, ma recita, presenta, canta e balla. L’inizio del decadimento della trasmissione avviene quando nel 1962 passa alla conduzione di Dario Fo e Franca Rame censurati per la satira considerata eccessiva.

Il varietà, con o senza vincoli della competizione, si articola intorno alla figura di un conduttore o di una conduttrice i quali, da perfetti intrattenitori e personaggi carismatici, fanno sembrare di saper attrarre intorno a loro tutto il meglio che può interessare e far divertire il pubblico, il tutto abbellito da numerose e varie performance (canzoni, balletti, imitazioni, interviste) con loro stessi protagonisti. 

Nelle stagioni televisive italiane (da settembre a giugno) tre lunghi periodi differenziano lo spettacolo del sabato sera e tutto il genere varietà:

1. Forte (da Ottobre ai primi di Gennaio) 

2. Medio (Gennaio-Marzo)

3. Debole (Aprile-Giugno)

LE STAR

Il presentatore/trice, il conduttore/trice, lo show man/woman sono solo alcuni degli appellativi con cui si identifica la sola vera star del varietà. 

L’idea, il soggetto, i contenuti sono tagliati addosso al personaggio: a maglie larghe se si tratta di uno spettacolo molto complesso e articolato (Canzonissima) o a maglie strette se lo spettacolo riguarda figure come Celentano, Fo, o un tempo la coppia Tognazzi-Vianello. 

La tipologia delle star “all’americana” stabilisce che il personaggio abbia vaste possibilità spettacolari (saper ballare, cantare, suonare…) e una verve comica adattabile a molte situazioni.

L'ATTRAZIONE: L'OSPITE ATTIVO

La struttura del varietà televisivo ha canonizzato un momento clou dello spettacolo che corrisponde all’entrata in scena dell’ospite, l’attrazione della puntata (che chiaramente deve essere di fama internazionale). 

Normalmente può essere: un attore cinematografico che sta curando il lancio di un film, un cantante per il suo album appena uscito…

LO STAFF

Usualmente vengono adoperati altri esperti che affiancano il regista nella preparazione della puntata: 

- per le musiche: arrangiatore e direttore d’orchestra;

- per i balletti: un coreografo;

- per le canzoni: un esperto di musica leggera e un paroliere;

- per i testi comici: se è presente un attore comico viene coinvolto l’autore con cui collabora abitualmente; per altre situazioni viene richiesta la collaborazione ad autori esperti in testi comico-brillanti;

- per i testi dell’intero programma comprese le presenze e le apparizioni del presentatore: vengono scritti e coordinati dagli autori capiprogetto insieme al conduttore e d’accordo con gli ospiti.

L'ORCHESTRA

Una delle componenti fondamentali del varietà televisivo è l’orchestra di musica leggera, una formazione molto articolata la cui consistenza è determinata dall’importanza dello spettacolo e dalle disponibilità del budget. 

L’orchestra svolge un importante lavoro per ogni puntata: dalla registrazione delle musiche per i balletti alle prove delle canzoni che vengono cantate in diretta, dagli stacchetti agli intermezzi che verranno eseguiti durante la trasmissione, alle necessarie prove del brano musicale che eseguirà come protagonista. 

LE CANZONI

C’è molta differenza nelle modalità di ripresa dei registi di varietà: c’è chi ha una particolare sensibilità per la musicalità e ne esalta la valentia con immagini statiche (PP e PPP e part.) che scavano nell’intimo dell’interprete, chi invece ne fa una lettura coreografica, cioè imprime a sua volta ritmo, movimento, dinamicità alle immagini che si sommano al ritmo della canzone stessa. 

Il montaggio di una canzone viene fatto dal regista per:

- fissare la posizione del cantante e, se c’è il gruppo, le posizioni di ogni componente;

- organizzare il tipo di apparecchiature che si vuole usare: telecamere, microfoni, luci. 

- stabilire le riprese sullo spartito che per l’evento sostituisce il copione della trasmissione. Durante le prove, su questi fogli vengono segnate le scelte del regista dall’aiuto regia o dall’assistente alla regia, con quale camera inizia la ripresa (il numero), con quale inquadratura e movimento e via via tutti gli stacchi delle camere (e il modo di passaggio dall’una all’altra: a taglio, in dissolvenza rapida o più lenta), gli effetti di luce (a quale punto della canzone inserirli e in quale cambiarli), gli effetti elettronici, in quale posizione dello schermo e per quanto tempo tenerli.

Se il brano viene cantato in diretta si possono verificare due possibilità:

1. suona il gruppo del cantante e la voce o le voci sono in diretta;

2. la musica è eseguita dall’orchestra e la voce o le voci sono in diretta;

Se il brano viene cantato in playback, questo può essere: 

1. completo (voce e musica registrati);

2. semi play-back (la voce dal vivo e la musica registrata);

LE COREOGRAFIE

I balletti sono la parte più spettacolare del varietà: il connubio musica/danza è l’emblema della festa. Coreografia è la scrittura della danza: l’insieme dei movimenti e degli schemi che compongono un ballo.

Importante è l’incontro tra coreografo e regista per decidere i movimenti.

SIT-COM, SKETCH, SIPARIETTI, TORMENTONI

Walter Chiari, Gino Bramieri, Cochi e Renato, Paolo Villaggio, Enrico Montesano, Gigi Proietti e molti altri sono stati i simboli del varietà televisivo. A ognuno di loro sono legate trasmissioni storiche, personaggi, macchiette, caricature. Gli sketch del varietà sono scenette comiche della durata variabile dai 3’ ai 5’ con uno o più temi svolti dal personaggio creato dall’autore pubblico.

Fondamentali sono i “tormentoni” che inventano dei gesti, dei modi di dire, che entrano nel linguaggio comune.

LE IMITAZIONI, I CARATTERISTI

L’impegno del regista televisivo verso un imitatore è quello di assoluto rispetto del lavoro di costruzione del personaggio, facendo svolgere alla telecamera la stessa funzione dello specchio: inquadratura fissa, immobile, senza stacchi con altre telecamere, in modo che lo spettatore possa cogliere ogni minimo particolare della sua interpretazione. 

LE INTERVISTE

In molti varietà si usa intervistare dei personaggi. Se non si ha la possibilità di poter avere una star internazionale o nazionale allora si ripiega su personaggi di altri settori che hanno acquistato un po’ di notorietà.

Nella struttura del varietà il momento dell’intervista è l’anello di congiunzione di due grandi aspetti dello spettacolo: quello di evasione, intrattenimento e divertimento e quello dell’informazione. L’ospite in questo caso è attivo, dà il suo apporto alla trasmissione, crea interesse nello spettatore.

A questo tipo di ospite si aggiunge un’altra tipologia: il finto passivo, la presenza costante, chiesta insistentemente. Può essere il politico di rango invitato allo show con il ruolo di soggetto che diventava il protagonista delle satire, delle imitazioni, delle parodie. Nella maggior parte dei casi non veniva intervistato se non per un rapido commento sulla sua controfigura ma tenuto molto presente con continui stacchi durante l’intera puntata. 

LA SCENA

L’impianto scenico del varietà televisivo ha mantenuto la natura tattica di questa forma di spettacolo e proprio per questo la maggior parte di essi viene allestita e ripresa in teatri piuttosto che in studi televisivi. 

Gli allestimenti hanno privilegiato sempre forme astratte anziché di tipo decorativo non ricorrendo mai a quelle di tipo reale: ambienti fantastici, luccicanti, pieni di luce hanno caratterizzato da sempre le scenografie del varietà.

Nel tempo sono cambiati i materiali: da impianti scenografici costruiti in massima parte in legno e tela si è passati al largo impiego di polistirolo espanso, al OVC stampato in tutte le possibili forme. 

Sostanzialmente la scena del varietà è composta da pochi, essenziali, elementi che si possono sintetizzare in tre gruppi: 

1. scale, pareti semoventi, tende, sipari;

2. praticabili, piattaforme, tribune;

3. pavimenti speciali (decorati, illuminati, semoventi);

Le forme, le scelte scenografiche sono cambiate nel corso degli anni a seconda delle mode del momento. 

LE LUCI

Nello studio televisivo non esiste un’illuminazione naturale, le finestre o altre aperture verso l’esterno sono normalmente coperte dalla scenografia. 

C’è un impianto luce di base per illuminare l’ambiente che viene chiamato luci di servizio, fatto solitamente con lampade al neon che però non può avere nessuna funzione come corpo illuminante per la scena. 

Uno studio televisivo ben attrezzato ha già, in alto, un sistema di ancoraggio dei corpi illuminanti, fisso, a volte con un ponteggio praticabile sul quale vengono montati evitando di ingombrare il pavimento con cavi, prese…

I sistemi predisposti in cui sono montati i riflettori sono chiamati i piazzati delle luci. Se il piazzato ha una dotazione insufficiente o può supportare soltanto un numero limitato di corpi illuminanti, allora si integra con una parte di riflettori posti su piedistalli o attaccati a morsetti da fissare ai telai della scena. 

Per ogni tipo di produzione televisiva si imposta una specifica tecnica di illuminazione.

LA CLAQUE E L'ANIMATORE

Per organizzare un varietà si effettuano giorni e giorni di prove. 

Vi sono animatori che riscaldano il pubblico.

Nelle grandi produzioni spesso si è fatto ricorso alla claque: folta serie di figuranti scritturati e messi fra il pubblico con il solo scopo di ridere, per incitare ad applaudire.

LE SOLUZIONI REGISTICHE

Il regista del varietà televisivo deve affrontare la regia dei diversi generi di spettacolo che lo costituiscono e poi dirigere le riprese dell’intero show

Ecco le parti che lo compongono: 

- canto;

- ballo;

- musica;

- comicità;

- interviste;

- tutte le connessioni del conduttore (lanci, presentazioni, interventi).

Il varietà, visto nell’insieme, è un complesso meccanismo di entrate, uscite, stacchi, interventi, balletti, e cambi di situazioni che non possono succedersi in un’alternanza di alte e basse tensioni. 

Lo show, dal momento della sigla di testa fino ai saluti finali, deve mantenere il diagramma di attenzione sempre più in alto: il regista scrive il programma come una partitura musicale (ricordiamoci che dalle prove si tagliano gli interventi per evitare eccessi dialettici, comici, coreografici…). 

L’opera dello scenografo e del direttore della fotografia prima e il lavoro del regista poi sono concentrati sulla dilatazione dello spazio scenico in scenari con immense profondità; il risultato deve portare oltre ogni confine l’immaginazione dello spettatore televisivo. 

Il regista interviene dunque con grandi campi (CL e CLL) fatte da varie angolazioni del set. Tutto questo per portare lo spettatore a percepire spazi vastissimi. 


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