L'ESPOSIZIONE


L'esposizione, in sede di analisi della resa figurativa, indica la quantità di luce e la sua modulazione all'interno dell'inquadratura. Non si discuterà qui di "illuminazione", il particolare linguaggio della messinscena che "parla" schiarendo o scurendo cose e personaggi ed ogni loro parte, ma della generica scelta comune all'inquadratura o addirittura a tutto il film, di dare un certo "tono" fotografico, che contribuisca a creare una determinata atmosfera luministica.

Essa è determinata dall'apertura del diaframma dell'obiettivo in relazione alla quantità di luce presente nell'ambiente, dalla sensibilità del supporto, da interventi in postproduzione, e dalla "durezza" delle fonti di luce.

L'esposizione ha due parametri: la luminosità e il contrasto.

La luminosità

Le fonti di luce hanno diverse intensità e ciò ovviamente influisce sulla luminosità degli oggetti che investono. La luce del sole varia da 32.000 a 100.000 lux, quella della luna piena 1 lux. Un tipico studio tv circa 1.000 lux. Gli umani "livellano" automaticamente la quantità di luce che entra nei loro occhi e dunque l'impressione soggettiva è che non vi siano così grandi differenze di intensità luminosa. I mezzi di ripresa invece le registrano e per questo gli autori delle opere cinetelevisive devono scegliere se e quanto schermare o potenziare le fonti di luce e quanto chiudere o aprire il diaframma. 

Ogni supporto, sia esso pellicola o CCD, ha un soglia di accesso che si deve superare perché sia registrabile il primo apporto di luce. A mano a mano che la quantità di luce entra dall'obiettivo l'inquadratura diventa sempre più chiara. Vi è inoltre una quantità di luce oltre la quale non è più possibile percepire differenze, anche se si aggiungono fonti luminose. I film realizzati con la pellicola hanno una soglia di accesso molto alta rispetto ad esempio a certi dispositivi video oggi a disposizione. Di questo si deve tener conto esaminando film girati nel passato in cui vi erano rappresentate notti un po' troppo "illuminate". 

Le inquadrature hanno zone più illuminate e meno illuminate. Normalmente però si cerca di non sovraesporre nessuna zona, a meno di voler ottenere certi effetti di controluce. Le zone di sovraesposzione e sottoesposizione eliminano i dettagli o li rendono scarsamente visibili.

Una luminosità molto intensa e diffusa è una caratteristica della gran parte dei programmi tipicamente televisivi. In queste opere è ritenuto importante che tutto sia chiaro e ben visibile, e senza ombre. 

Nelle fiction si possono compiere scelte differenti. Per esempio inquadrature sovraesposte possono aiutare a far percepire un ambiente come alieno, ultraumano, oppure freddo, ostile e geometrico. O possono richiamare esperienze soggettive legate al sogno o al ricordo. 

Le inquadrature sottoesposte possono servire per dare l'idea che un ambiente è più buio e oscuro di quanto fosse al momento delle riprese.

Il contrasto

Il contrasto è la differenza tra l'area più scura e l'area più chiara dell'inquadratura. Quando questa differenza è forte, anche i toni intermedi (grigi per il bianco e nero o sfumature di colore) tendono a ridursi di numero. La gamma tonale, cioè, si restringe. Le inquadrature fortemente contrastate tendono ad aumentare la drammaticità delle situazioni messe in scena. Un viso contrastato non viene associato ad emozioni legate alla leggerezza ed alla allegria. 

Inquadrature con bassi contrasti aumentano i toni intermedi. Possono essere adatte per descrivere paesaggi, architetture, la dolcezza dei volti o delle forme.


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L'esposizione
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Scheda di lavoro sulla resa figurativa.
Scheda di lavoro da somministrare alla fine delle unità sulla resa figurativa (esposizione, colore, filtraggi)
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