LA DURATA DELL'INQUADRATURA


La specificità dell'inquadratura cinetelevisiva rispetto a quella fotografica, grafica e pittorica risiede in una sua dimensione esclusiva: quella temporale. Una inquadratura cinetelevisiva dura un numero variabile di fotogrammi/frames nel corso dei quali si susseguono diverse immagini. Nel caso delle altre forme di comunicazione visiva inquadratura e immagine coincidono. 

La durata dell'inquadratura è una proprietà intrinseca, fisica, quanto quella della sua cornice o della velocità di scorrimento. E' misurabile in secondi o in numero di fotogrammi/frames. Questo genere di durata va sotto il nome di durata assoluta (shot lenght).

La durata dell'inquadratura dipende dalla relazione di senso e di ritmo che mantiene con le altre inquadrature, problematiche affrontate sia in fase di ripresa che di montaggio, ma vi è anche una durata che l'inquadratura per così dire impone anche al montaggio. Una inquadratura che in fase di ripresa ha una certa durata assoluta, in fase di montaggio potrebbe essere spezzata in due o comunque essere ridotta. Ma ciò non può avvenire senza che il montatore consideri un tipo di durata che appartiene indissolubilmente all'inquadratura  e che fa riferimento al tempo necessario allo spettatore per leggere l'inquadratura. Questo tipo di durata viene chiamata relativa. Un PP che non abbia altri elementi compositivi potenzialmente distraenti è di facile lettura e dunque la necessità interna di durata è breve. Se si decide di aumentarne la durata assoluta è per ragioni estranee alla necessità di lettura. Per una inquadratura complessa, con più piani di profondità, il tempo di lettura invece aumenta. Un CL che mostri qualcosa di complesso e poco omogeneo richiede un tempo di lettura consistente. Sono inquadrature che chiedono una durata assoluta più lunga. Se la si nega è perché si considera secondaria la comprensione di quel che viene mostrato. 

Vi possono essere dunque i seguenti casi:

a. la durata relativa dell'inquadratura è inferiore a quella assoluta. Significa che il pubblico impiega un certo tempo per leggere l'inquadratura, dopodiché gli si riserva del tempo aggiuntivo di osservazione. Lo spettatore può impiegare questo tempo per "ripassare" l'immagine alla ricerca di particolari che gli sono magari sfuggiti, per riflettere su ciò che sta vedendo, per "allungare" l'emozione che sta provando, per sondare diverse interpretazioni,  per "staccarsi" emotivamente dal film, o semplicemente, se non trova alcun senso a quella durata, per annoiarsi. 

b. la durata relativa dell'inquadratura è pari a quella assoluta. Nella gran parte dei casi è così e in fase di produzione si riprende l'inquadratura abbondando solo un po', quel tanto che poi il montatore taglierà.

c. la durata relativa dell'inquadratura è superiore a quella assoluta. Significa che il pubblico non ha il tempo di leggere il contenuto dell'inquadratura. Può accadere per varie ragioni: per non dare volutamente allo spettatore delle informazioni in modo da aumentare la sua ansia; per aumentare la sensazione di velocità e ritmo del montaggio con una successione di inquadrature brevissime, non comprensibili singolarmente, ma che nel loro insieme comunicano concitazione, movimento; per riprodurre la sensazione soggettiva di un "flash" di memoria o una associazione mentale. Può anche accadere che il pubblico consideri semplicemente con fastidio la troppo breve durata assoluta. Nel caso più estremo le inquadrature di un solo fotogramma/frame sono considerate immagini subliminari, dato che durano uno o due frame/fotogrammi e vengono percepite solo in maniera semicosciente. 

Alcuni studiosi hanno introdotto l’average shot length (ASL) che confronta il numero totale di inquadrature di un film con la sua durata ricavando la durata media delle inquadrature. 


Long Take e Piano Sequenza

Esiste poi una tipologia di inquadrature dalla durata assoluta molto lunga, ma che coincide con una pari durata relativa. Si tratta del long take e del piano sequenza.

Il long take è una inquadratura di lunga durata che però non conclude una azione. Ne è un esempio il film Il Padrino (The Godfather, USA, 1972), aperto da una lunga inquadratura in cui un personaggio racconta al capo mafioso le disavventure della figlia. Un altro esempio è l'inquadratura di apertura de A History of Violence (id., USA, 2005).

Il film A History of Violence (id., USA e Germania, 2005, r. di David Cronenberg, scen. di Josh Olson, dalla graphic novel di John Wagner e Vince Locke) comincia con un long take dove due criminali escono stancamente dalla loro stanza in motel e uno dei due si dirige a pagare il conto. L’inizio ha lo scopo di mostrare come si tratti di assassini psicotici assolutamente privi di scrupoli, informazione che sarà utile quando i due si scontreranno con il protagonista e il pubblico dovrà conoscere la dimensione del pericolo cui sta andando incontro. Il long take serve a creare una atmosfera di tesa aspettativa, non di ansia, esso contribuisce ad “allungare” la percezione soggettiva del tempo, dato che apparentemente non accade assolutamente nulla di significativo. Non vi sono segnali che i due siano dei gelidi criminali. Quando si “rompe” il piano sequenza, l’inquadratura successiva è quella che ci fa scoprire la verità, mostrandoci la natura dei due personaggi. A quel punto la mente del pubblico torna alla precedente percezione del “tranquillo” piano sequenza e si rende conto ex post facto che mentre esso scorreva veniva compiuto un omicidio.


Il piano sequenza invece è una inquadratura (quindi senza stacchi) che visualizza un segmento narrativo che copre una o più azioni.  

Sia il long take che il piano sequenza sono rari, per varie ragioni. La prima è di carattere produttivo: è più semplice sul piano realizzativo girare una scena spezzettandola in diverse inquadrature (decoupage classico) invece che girarne una sola, lunga, dove ogni dettaglio deve "incastrarsi" perfettamente, pena continui rifacimenti. La seconda attiene alla natura dell'opera cinetelevisiva che è "sintetica": il tempo cinematografico non è mai il tempo reale, altrimenti i film dovrebbero durare giorni o anni. Long take e piani sequenza invece obbligano a far coincidere i due tempi e se ciò non è giustificato sul piano narrativo e adeguatamente "movimentato" al suo interno, il pubblico di massa tende a spazientirsi.

Uno dei vantaggi delle inquadrature lunghe, però, è che esse offrono un "di più" di realismo, nell'azione o nella descrizione ambientale, che a volte le rendono molto efficaci. Altre volte gli autori le utilizzano per dilatare il tempo o mostrare la complessità di uno spostamento o per mettere in relazione fisica diverse linee narrative, all'interno di film che adottano per il resto un montaggio tradizionale. Qui di seguito offriamo una discreta casistica per quel che riguarda il piano sequenza.


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La durata dell'inquadratura
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Esercitazione su: Le proprietà del quadro
Da somministrare dopo aver terminato tutte le unità riguardanti le proprietà del quadro (Formato, Velocità, Combinazione, Qualità, Durata)
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In questa pagina una esercitazione di laboratorio per le terze sul piano sequenza.


In questa pagina un approfondimento, con esempi, sul piano sequenza.


Il video didattico realizzato da alcuni studenti della 3E (as 2015-16) dell'Itsos Albe Steiner di Milano su cos'è il piano sequenza.