IL LINGUAGGIO AUDIOVISIVO


Il linguaggio audiovisivo è una sorta di macrolinguaggio, risultante della fusione di più linguaggi costitutivi.  Ognuno di essi è a sua volta una versione particolare di linguaggi più generali, preesistenti a quello cinetelevisivo. Si tratta di linguaggi con proprie autonome tradizioni, evoluzioni e "regole" e che, integrati nel più complesso linguaggio cinetelevisivo, si adattano e si trasformano dando vita a “varianti linguistiche”.

Le opere realizzate con il linguaggio cinetelevisivo hanno bisogno dell'apporto separato e convergente delle specifiche varianti di altri linguaggi. Per scattare una fotografia basta un fotografo, per scrivere un romanzo è sufficiente uno scrittore o al massimo l'intervento di un consulente o di un editor, ma per realizzare un film o un programma tv occorrono molte e diverse professionalità, spesso corrispondenti a diversi particolari linguaggi. 

Una volta fusi nella scena, i vari linguaggi perdono la propria autonomia. Il linguaggio cinetelevisivo si presenta come unitario solo nella sua forma condensata e concreta: l'opera cinetelevisiva. Per giungervi ha bisogno però dell'intervento simultaneo e concertato di vari linguaggi. Con un'attenta analisi è possibile, a partire dall'opera, risalire ai diversi contributi linguistici ed anche a come essi hanno influito nell'equilibrio generale. Per riuscirci però, occorre conoscere le caratteristiche peculiari di ogni linguaggio costitutivo. 


Il linguaggio della ripresa

Le immagini animate del cinema e della tv sono costituite dalla rapida successione di una serie di immagini fisse, cioé di fotografie (o disegni). La fotografia è una tecnologia nata nella prima metà del sec.XIX e che ha dato vita ad un vero e proprio linguaggio quando, alla fine dello stesso secolo, ha acquisito una totale mobilità. Ha assorbito molte delle prerogative del linguaggio pittorico ma, grazie alla sua innata capacità di rappresentare il reale, ha messo in crisi le modalità figurative della pittura, contribuendo in modo decisivo al suo rinnovamento. Le inquadrature che vediamo in un film, però, non sono semplicemente l'insieme di un numero straordinariamente alto di fotografie e dunque una replica “moltiplicata” del suo linguaggio: nell’opera cinetelevisiva il continuo movimento (della camera, dei personaggi, degli oggetti…) dà vita ad una impostazione compositiva completamente differente da quella dell’immagine fissa. Il fatto che il mondo della fotografia e quello della ripresa cinetelevisiva abbiano linguaggi diversi è testimoniato dal fatto che sono rarissimi i casi di professionisti che abbiano svolto entrambe le attività. Nelle opere cinetelevisive è un compito del regista definire l'inquadratura, e sono l’operatore e i suoi assistenti a tradurla in pratica, una serie di altre figure intervengono in altri aspetti decisivi per la resa figurativa. Inoltre, in ambito cinetelevisivo, negli ultimi venti anni concorrono al linguaggio fotografico degli interventi che vanno sotto la generica denominazione di "effetti speciali", e che modificano l'aspetto visivo di molte inquadrature in maniera a volte decisiva. Le caratteristiche di questo linguaggio sono affrontate nelle due sezioni dedicate all'inquadratura: il punto di ripresa e l'immagine


Il linguaggio dell'illuminazione

I set e le location dei film, così come gli studi nei programmi televisivi, devono essere illuminati in modo tale da rendere sempre chiaro quel che accade, ma anche per creare un'atmosfera, sottolineare la presenza di un personaggio, ecc. Con questo linguaggio si gestisce non solo la quantità di luce, ma anche la sua distribuzione e il suo colore. Una persona, un oggetto o un ambiente può comunicare significati anche opposti al pubblico a seconda di come è investito dalla luce. L’arte di illuminare, cioé di collocare fonti di luce artificale sul soggetto, era una competenza di qualche corrente pittorica, poi si è allargata agli uomini di teatro, quindi è divenuta patrimonio di quei fotografi che lavorano negli interni. Oggi il linguaggio delle luci si è evoluto grandemente e professionalità in questo campo dicono la loro spesso in modo decisivo nell'illuminazione delle città, dei monumenti storici, o più semplicemente delle vetrine. La specificità della variante cinetelevisiva di questo linguaggio sta nel rendere chiara, suggestiva, espressiva o verosimile l'immagine, nascondendo però quasi sempre le fonti dell'illuminazione. In campo cinetelevisivo sono il direttore della fotografia e i tecnici che lui coordina che si occupano di questo ambito. Gli interventi in postproduzione, da una ventina d'anni a questa parte, modificano in modo consistente l'illuminazione delle opere cinetelevisive, a volte fuori dal controllo del direttore della fotografia. Le caratteristiche di questo linguaggio sono affrontate nella sezione dedicata alla resa figurativa


Il linguaggio dell'ambientazione

Questo linguaggio è quello che consente, attraverso la costruzione di ambienti (allestimento) o la scelta di ambienti già esistenti (location) e la costruzione o scelta di oggetti (arredamento), di far interagire i personaggi con la realtà vera o fittizia che li circonda. Il linguaggio dell'ambientazione è una variante di quelli più generali dell'architettura, dell'arredamento e del design. In qualche modo è imparentato con il linguaggio scenografico teatrale ma, a differenza di questo, nelle opere cinetelevisive il linguaggio dell'ambientazione è meno astratto, più complesso e spesso con una maggiore propensione alla verosimiglianza. I professionisti che lavorano in questo ambito costituiscono probabilmente il comparto più numeroso della realizzazione di un'opera cinetelevisiva: dallo scenografo al decoratore, dall'arredatore al location manager. Negli ultimi anni questo linguaggio si è fortemente intrecciato con quello dei videogiochi, nella cui realizzazione l’ambientazione gioca un ruolo decisivo. La costruzione di ambienti virtuali, d’altro canto, è sempre più presente nei film e nei programmi tv, dato che permette maggiore flessibilità e abbattimento dei costi. Le caratteristiche di questo linguaggio sono affrontate nella sezione dedicata alla scenografia


Il linguaggio della caratterizzazione

 Si tratta del linguaggio che si occupa dell'immagine esterna dei personaggi, siano essi i presentatori di un varietà oppure i protagonisti di una fiction: essi devono essere vestiti, truccati e acconciati in maniera coerente rispetto all'opera. Il linguaggio della caratterizzazione deriva, per quanto riguarda la fiction, dal mondo del teatro, e per quanto riguarda le opere tv dal mondo di spettacoli quali il circo, il varietà, il vaudeville, la rivista... A loro volta questi linguaggi sono parte di tradizioni linguistiche più ampie, dalle quali solitamente provengono i quadri e i tecnici delle realizzazioni cinetelevisive: le arti e le industrie della moda, del make-up e dell’acconciaturaLe caratteristiche di questo linguaggio sono affrontate nella sezione dedicata al costume, al make-up e all'acconciatura.


Il linguaggio del corpo

 I narratori dei programmi tv e gli attori della fiction gestiscono il linguaggio parlato e quello del corpo, fatto di movimenti, gesti, mimica e voce. La derivazione è teatrale per quanto riguarda la fiction e legata alla rivista e all'avanspettacolo per quanto riguarda i programmi tv. Ma, sia in un caso che nell'altro, nella variante linguistica utilizzata nelle opere cinetelevisive, gli attori e i presentatori sono chiamati ad un maggior risparmio di gesti e ad un più attento utilizzo della mimica rispetto ai linguaggi “madre”, dato che la vicinanza della camera amplifica la percezione dei movimenti. Nel cinema e nella tv la recitazione è sotto la responsabilità del regista, mentre i dialoghi e i movimenti più importanti sono decisi prima, in fase di sceneggiatura o di preparazione. Le caratteristiche di questo linguaggio sono affrontate nella sezione dedicata alla recitazione


Il linguaggio del montaggio

Dopo la fase realizzativa, tutto il materiale ripreso deve essere selezionato ed elaborato durante la fase della postproduzione. Il montaggio costituisce la parte dominante di questo momento: il susseguirsi delle inquadrature deve essere articolato in modo da rendere l'opera coerente ed efficace attraverso tagli e giustapposizioni. Il montaggio è l'unico dei linguaggi costitutivi che non ha alcuna somiglianza o parentela con altri (se non, vagamente, con il fumetto): è nato con il cinema e la tv e non potrebbe esistere in nessun altro luogo. La sua tradizione è dunque tutta interna alle opere cinetelevisive. Nei programmi tv in presa diretta il compito del montaggio spetta al regista e ai suoi collaboratori in sala regia. Negli altri casi spetta al montatore ed ai suoi collaboratori. Si deve tener presente però che il montatore lavora su materiale ripreso sotto la responsabilità del regista: non può montare inquadrature che non sono state girate, quindi meriti e demeriti dei risultati vanno equamente suddivisi. Le caratteristiche di questo linguaggio sono affrontate nella sezione dedicata al montaggio.


Il linguaggio del suono

La ripresa o l'acquisizione dei suoni (voci e rumori) dell'opera cinetelevisiva obbedisce a criteri linguistici concettualmente simili a quelli fotografici. Questo linguaggio consente, lavorando sui suoni ambientali (utilizzandone di preregistrati oppure creandoli ex novo) e sulla ripresa sonora, non solo di rendere chiaramente percepibile lo sviluppo sonoro della narrazione, ma anche di creare un'atmosfera che influisce grandemente sull’impressione che lo spettatore ricava dall'opera. Il linguaggio del suono in ambito cinetelevisivo è una variante specifica del più generale linguaggio sonoro che è utilizzato nei programmi radio. Oggi le radio sono soprattutto trasmettitrici di musica, ma prima dell'avvento della tv erano contenitori delle più svariate tipologie di opere fiction e non fiction. Nelle opere cinetelevisive si occupano di questo linguaggio i tecnici del suono e i loro assistenti e, lavorando anche sulla traccia musicale, gli addetti alla postproduzione audio.  Le caratteristiche di questo linguaggio sono affrontate nella sezione dedicata al sonoro.


Il linguaggio della musica

La musica svolge nei film funzioni diverse, tra le quali quella più frequente è la sottolineatura dei momenti emotivamente più intensi. Nelle fiction seriali e nei programmi tv serve soprattutto ad indicare gli stacchi tra le diverse parti dell'opera. Nei casi più semplici l'autore può far ricorso a librerie musicali, altrimenti deve inventare dei pezzi o, come nei film, delle colonne sonore piuttosto complesse. In quest'ultimo caso il lavoro è simile a quello del classico compositore, negli altri casi è più vicino alla creazione di musica pop o di stacchi musicali per i programmi radio. I compositori, i musicisti e gli addetti alla postproduzione audio sono coloro che utilizzano questo linguaggio in ambito cinetelevisivo. Le caratteristiche di questo linguaggio sono affrontate nella sezione dedicata alla musica per film.


Il linguaggio della grafica

Con il linguaggio della grafica si costruiscono gran parte delle visualizzazioni che colpiscono i nostri occhi lungo le strade: pubblicità, manifesti politici, scritte, segnali, ecc. Nelle opere cinetelevisive viene utilizzato per i titoli e gli interventi grafici, e fuori dalle opere, ma profondamente collegate ad esse, nella cartellonistica e nei siti web che le pubblicizzano. 



Il linguaggio cinetelevisivo, presentazione in formato video

Download
Qui in versione Powerpoint.
linguaggio_cine-tv.pptx
exe File 2.8 MB


L'analisi del film. Tratto da Casetti - Di Chio, L'analisi del film, Bompiani, 1990. Guida all'analisi semiotica del film per le classi quinte dell'Itsos Albe Steiner. A cura di Marilisa Cometti.



I contenuti di questa pagina sono più estesamente trattati nel Corso di linguaggio audiovisivo e multimediale da p.8 a p.21.