GENERALITA' DEL MONTAGGIO


Il montaggio nella fiction

Ogni film, ogni epoca della storia del cinema, ogni artista, ogni cultura, ha la sua particolare concezione di montaggio. Nei primordi del cinema il montaggio non esisteva: i film erano una sorta di teatro filmato. La camera si limitava a riprendere senza stacchi quel che si trovava davanti. Con l'affinarsi del linguaggio cinetelevisivo si è affermato il découpage, ovvero la scomposizione della scena in tante inquadrature originate da diversi punti di ripresa e la loro successiva ricomposizione. In poche parole nella gran parte delle opere cinetelevisive per descrivere un'azione o un dialogo o altro, si girano segmenti di quella scena da diverse distanze e angolazioni. Questa scomposizione avviene nella fase della realizzazione coordinata dal regista. Nella successiva fase di montaggio avviene la ricomposizione di quei pezzi di scena in modo da ricostruire un racconto fluido, apparentemente senza stacchi. In questo senso il montaggio è strettamente associato alle scelte compiute dal regista durante le riprese.

In Fire! (r. di James Williamson, 1901, UK) è già evidente come, a sei anni dall’invenzione del mezzo, il montaggio cominciava a muovere i primi passi. Si noti come il carro dei pompieri esca di campo in un’inquadratura e venga ripreso nella seguente operando un’ellissi.
 E successivamente come il salvataggio di un uomo da parte del pompiere sia mostrato attraverso un attacco sul movimento: la stessa azione è ripresa da postazioni diverse, poi unificate dal montaggio. 


Gli autori possono anche scegliere altre strade, evitando un forte intervento del montaggio. Ciò accade con il piano sequenza, ma anche con il montaggio interno.

Ne Lo squalo (Jaws, r. di Steven Spielberg, 1975, USA) la scena in cui il sindaco della città cerca di convincere lo sceriffo a non far chiudere le spiagge è realizzata in parte con un montaggio interno. Il dialogo si fa sempre più serrato: normalmente si sarebbe risolto con tagli sempre più ravvicinati. La camera invece non si muove e sono i due attori che progressivamente le si avvicinano.



Il montaggio nelle opere non fiction

Nei programmi tipicamente televisivi il racconto è frammentato attraverso l’azione simultanea di più camere (multicamera) disposte in modo tale da garantire la ripresa da più punti di vista. La ricomposizione avviene in sala regia quando si decide il segnale di quale camera mandare in onda di volta in volta. Vi sono diverse tipologie di opere televisive non fiction che non sono riprese in multicamera, ad esempio spot, videoclip, servizi, reportage...  In tutti i programmi tipicamente televisivi, compresi quelli dedicati all’informazione, la costante preoccupazione in ogni fase della realizzazione, ma soprattutto nel montaggio, riguarda la chiarezza espositiva. Il montaggio è più elementare di quello della fiction, non offre diversi livelli di lettura. Spot, trailer, promo e sigle sono le uniche opere non fiction che godono di un montaggio complesso, spesso dal ritmo elevato, con elementi che possono essere pienamente compresi solo successivamente. Gran parte dei programmi televisivi, inoltre, sono improntati alla serialità. Ciò significa che un certo stile di montaggio, una volta definito, viene applicato in tutte le puntate o episodi.

Si tenga presente comunque sono ripresi senza frammentare l'azione: il piano sequenza (il link riporta ad una pagina di esempi) è una sequenza (quindi azioni che si svolgono in diversi luoghi e/o tempi) con una sola inquadratura. Nella gran parte dei casi questa modalità realizzativa è già decisa in fase di sceneggiatura, altrimenti è una decisione presa a livello di regia.


Montaggio invisibile e montaggio discontinuo

Il montaggio invisibile è uno stile di montaggio che si propone di non far notare al pubblico l’esistenza di tagli all’interno della sequenza, assicurando la totale chiarezza e  unidità dell’opera.  Il montaggio discon- tinuo è uno stile di montaggio che rende evidente il proprio intervento per sottolineare, sintetizzare o commentare un passaggio narrativo. Secondo questa visione gli attacchi devono essere notati dal pubblico, in modo da favorire determinate reazioni ed emozioni, o per far emergere significati inaspettati dall’accostamento di materiali eterogenei, oppure per svelare la  finzione insita nella costruzione  filmica. Il montaggio invisibile è la modalità di gran lunga più diffusa nella storia della  fiction, anche se è stata messa in discussione dalle avanguardie degli anni ’20, dalla Nouvelle Vague degli anni ’60 e dal cinema indipendente degli anni ’90. 

Ne I quattrocento colpi (Les Quatre Cents Coups, r. di François Truffaut, 1959) il protagonista è a colloquio con una psicologa nel riformatorio in cui viene rinchiuso. L'autore rinuncia al classico schema di montaggio tra inquadrature simmetriche, mostrando solo il ragazzo e tagliando i tempi morti con dissolvenze incrociate. Un esempio di montaggio discontinuo.


Il protagonista della serie TV The Affair (stagione 2, ep. 10, ideatrice Sarah Treem, 2014-2017, USA) è costretto ad un colloquio con una psicologa. Lo schema è molto classico: inquadrature simmetriche che si avvicinano ai personaggi nei momenti più tesi del colloquio. Un esempio di montaggio invisibile.


Elliot (protagonista della serie tv Mr. Robot, ideato da Sam Esmail, 2015-2017, USA), a colloquio con la sua psicologa, si immagina di dirle le ragioni per cui odia la società, ragioni che in parte riguardano anche lei. Il montaggio è invisibile nelle parti oggettive della sequenza, mentre diviene discontinuo (con inserti extradiegetici) quando prevale la sua realtà alternativa.