GLI SCHEMI DI MONTAGGIO


Il montaggio è strettamente associato al lavoro di regia che sovrintende la ripresa delle inquadrature. Sia la regia che il montaggio sono solitamente attenti a far sì che la tipologia di inquadrature riprese e il loro montaggio rispondano a precise ed elementari esigenze di comunicazione. Nella vita reale, ad esempio, tutti sono abituati quando si incontra qualcuno a far precedere il "succo" della conversazione da una serie di frasi e atti stereotipati, come saluti e domande convenzionali sulla salute, ecc.; allo stesso modo una conversazione in un film è rappresentata da un montaggio che inizialmente parte da piani allargati che poi si avvicinano sempre più quando il dialogo entra nel vivo. Del resto, così come nella vita reale puó accadere di cominciare una conversazione senza convenevoli, così nei film si possono trovare dialoghi ripresi da subito con piani ravvicinati oppure mantenuti distanti tutto il tempo; proprio come nella vita reale si tratta di violazioni della normale etichetta comunicativa risalteranno particolarmente. Le figure di montaggio costituiscono le normali convenzioni con cui si restituiscono certi passaggi drammaturgici, li si puó violare ma per ragioni che agli occhi del pubblico devono apparire giustificate.


Inizio di sequenza

Solitamente una sequenza comincia con una inquadratura "larga". Con un campo (CLL, CL, CM) si può far comprendere dove si trovano i personaggi per poi coinvolgere gradatamente il pubblico nell'azione. Le inquadrature distanti sono "fredde", ma anche per questo, sono in grado di informare: al cinema informazione ed emozione sono spesso in alternativa. Una volta che il pubblico sa dove ci si trova è meglio disposto ad entrare nell'azione. Altrimenti il coinvolgimento emozionale negli eventi potrebbe essere disturbato dalla domanda razionale "dove si trovano?", "dove sta accadendo?". Se il luogo è ben conosciuto perché illustrato in scene precedenti, la sequenza solitamente evita le inquadrature iniziali larghe, dato che bastano alcuni dettagli o scorci per ricordare dove ci si trova. Vi sono sequenze però che intendono lasciare in sospeso la conoscenza del luogo. Per esempio se un personaggio si sveglia guardandosi attorno per capire dove è finito, è probabile che venga prima inquadrato il piano ravvicinato del suo viso stupito e dopo, con una inquadratura più allargata, l'ambiente nel quale si trova.


Progressione di sequenza (Lean-In/Lean-Out)

La progressione delle sequenze verso un climax è solitamente sottolineato dal progressivo avvicinamento della camera ai personaggi. La classica successione è: inquadrature larghe, poi sempre più vicine sino ad arrivare al climax in PP o PPP. La conclusione è di solito un piano più allargato. Questi passaggi corrispondono ad una meccanica dell'attenzione che è piuttosto familiare nella vita reale. Ad esempio quando si conversa con qualcuno il nostro interesse durante i saluti iniziali può essere leggero, ma appena la conversazione si fa intrigante perché magari ci viene raccontato un gustoso aneddoto, il mondo intorno sparisce, ascoltiamo parola per parola il nostro interlocutore e non gli stacchiamo gli occhi di dosso; quando il racconto è terminato ci rilassiamo, cominciamo a guardarci intorno e poi, alla fine, salutiamo e ce ne andiamo. Un dialogo, come una normale conversazione, ha degli alti e bassi di interesse. La fiction cinetelevisiva punta a "guidare" questo interesse, perché costringe a fare attenzione ad alcune battute e meno ad altre. Normalmente il dialogo di una scena comincia con frasi di circostanza, che non vanno subito al sodo, e servono a introdurre situazioni e personaggi; quando si arriva alle battute di dialogo che contano, si passa ad inquadrature più ravvicinate. Si può agire anche in senso contrario, ad esempio: cominciando la scena con una battuta importante, forte, ad effetto in PP o PPP, per poi allargare successivamente e mostrare l'effetto sugli altri personaggi. Questa procedura dà la possibilità di far concentrare da subito lo spettatore sul dialogo, evitando le prime frasi di circostanza.


Conclusione di sequenza

Le sequenze terminano spesso con una inquadratura allargata. E' un segnale per dire al pubblico: bene, la scena è finita, rilassati, passiamo ad altro. Le sequenze hanno quasi sempre un inizio lento, poi un crescendo di interesse (tensione o suspense o ironia o comicità) fino ad arrivare al culmine (climax); raggiunto questo punto di massimo coinvolgimento, la sequenza termina poco dopo, di solito, con un piano più allargato. Se invece si chiude una sequenza con un piano ristretto, si dà al pubblico la sensazione di qualcosa di incompiuto. E può anche essere una maniera per "agganciarlo" e spingerlo alla scena successiva. E' un trucco che utilizzano abbondantemente telenovela e soapopera: le scene finiscono sovente con un PP o un PPP del personaggio che guarda silenziosamente da qualche parte, in attesa.


La descrizione ambientale

Una serie prolungata di campi (CL, CLL) assume una funzione descrittiva e distende il pubblico. Essa corrisponde in letteratura a lunghi passaggi di descrizione ambientale. Se un personaggio è "annegato" dentro queste inquadrature, la loro funzione è quella di fare apparire il paesaggio come una sorta di "personaggio", che non si limita a "contenere" le storie, ma in qualche modo le evoca e le influenza.


L'introduzione del personaggio

Un nuovo personaggio può essere introdotto in maniera aperta o chiusa. Nel primo caso una serie di inquadrature progressivamente sempre più ravvicinate invitano il pubblico a familiarizzare con personaggio. Nel secondo caso le prime inquadrature celano con un qualche stratagemma il volto del personaggio, per esempio concentrandosi su particolari del suo corpo o abbigliamento oppure riprendendolo di spalle, con lo scopo di accendere un po' di curiosità sul suo volto o identità.


La soggettiva

Quando si vuol trasmettere l'idea che un qualcosa è visto da un certo personaggio, si riprende lo stesso con un piano ravvicinato e un'angolazione frontale o di tre quarti mentre guarda fisso fuori dal quadro. L'inquadratura successivamente apparirà al pubblico come la sua soggettiva, cioè quel che il personaggio sta guardando. Più raramente la soggettiva è costruita al contrario: si inquadra quel che il personaggio sta osservando, quindi il suo volto in piano ravvicinato mentre guarda fisso e poi si distoglie; la soggettiva può essere più insistita e dunque mantenere la fissità dello sguardo del personaggio e riproporre di nuovo che che suppostamente sta guardando.


La soggettiva articolata

La soggettiva può essere più complessa di quanto sopra descritto. Per esempio quando si deve comunicare che il personaggio vede qualcosa che all'inizio non lo interessa, ma che poi per una qualche ragione conquista la sua attenzione. In questo caso la soggettiva è aperta come al solito dal piano ravvicinato del personaggio che guarda fisso fuori dal quadro; l'inquadratura successiva è un piano allargato; si torna al personaggio, eventualmente con un piano ancor più ravvicinato; l'inquadratura successiva mostra ciò che lo interessa con una inquadratura più vicina. Senza che venga pronunciata una parola, il pubblico sa che cosa o chi ha attratto la sua attenzione.


Simpatici e antipatici  

I personaggi possono essere inquadrati in maniera diversa anche per orientare le simpatie dello spettatore. E' più facile che siano i "buoni" ad essere ripresi con piani ravvicinati, mentre ai "cattivi" sono riservate inquadrature più distanti. I primi piani umanizzano, le inquadrature più larghe tengono a distanza diminuendo la possibilità di identificazione.


Anticipazione

Vi sono personaggi o oggetti o intere situazioni che vengono introdotti prima che essi entrino con un qualche ruolo nella storia raccontata. E' come dire allo spettatore: "occhio, fa' attenzione, questo personaggio, o oggetto, lo ritroverai più in là". Di solito la focalizzazione su qualcosa o qualcuno che avrà importanza solo in un secondo tempo, si realizza con inquadrature ravvicinate.


Flash

Quando si vuol tradurre l'equivalente cinetelevisivo di un subitaneo ricordo o di una associazione mentale viene inserita una inquadratura rapida e totalmente incongruente con quella precedente e successiva e che viene chiamata flash.


Montaggio alternato

Si riprendono due sequenze che si vuole dare ad intendere che si svolgono allo stesso tempo. In montaggio le si alternano con passaggi sempre più rapidi fino a che le due azioni che descrivono non si incontrano concludendo la figura. Si utilizza solitamente per le sequenze d'azione dove ad esempio un personaggio deve soccorrerne un altro, e fa di tutto per raggiungerlo mentre i pericoli che incombono sull'altro si fanno sempre più pressanti, fino a che non arriva il salvatore a risolvere la situazione. In questa figura il climax coincide con la unificazione delle due linee d'azione. 


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Figure di montaggio
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