I RACCORDI DI MONTAGGIO


La narrazione cinetelevisiva, quando ancora è descritta a parole nella sceneggiatura, prevede già, più o meno, come passare da una scena/sequenza a un'altra sul piano della storia. Sono tagli effettuati non sulle immagini, che al momento ancora non esistono, ma lungo la catena degli eventi che si intendono raccontare. Per esempio in una scena una coppia ha un dialogo animato, poi uno dei due dice una frase che l'altra apprezza e si riappacificano. Nella scena successiva i due si vedono mano nella mano che passeggiano contenti. E' chiaro che tra le due scene c'è un taglio di tempo e che i due lembi della linea temporale sono stati riuniti in un "raccordo". Questi raccordi "spingono avanti" la storia e nello stesso tempo fanno comprendere che l'azione precedente si è conclusa e ci spostando in un altro luogo. 

Per esempio una scena può concludersi con una battuta di dialogo in cui un personaggio si domanda che fine ha fatto Tizio, e quella successiva ci trasporta proprio al cospetto di Tizio, ripreso con inquadrature ravvicinate. E' una maniera di staccare (luogo, tempo e personaggi) e allo stesso tempo attaccare (unire al resto della narrazione). Si può pensare anche ad un raccordo più tranquillo, in cui si lascia terminare la scena precedente con una inquadratura larga e quella successiva la si comincia pure con inquadrature che descrivino l'ambiente. Il legame causale tra le due scene in questo secondo caso si indebolisce, ma si rafforzano la percezione delle differenze tra i due ambienti e il passaggio di tempo. Nessuna delle due scelte è quella "giusta" dipende da ciò che si vuol comunicare.

I raccordi narrativi vengono esplicitati a livello di montaggio, ma anche rafforzati, o indeboliti. Oppure le immagini offrono inaspettate possibilità espressive non previste in fase di sceneggiatura. 

Si tenga presente che i raccordi di montaggio sono di solito strettamente connessi alla musica, argomento però che si tratterà in altra pagina. Inoltre in alcuni casi è difficile capire quando se il raccordo è opera della sceneggiatura o del montaggio.

Vi possono essere varie tipologie di raccordi, qui di seguito alcuni esempi:

a. per similitudine: una scena/sequenza termina con una inquadratura che per aspetti formali o di contenuto assomiglia a come si apre l'inquadratura successiva. Ad esempio: una scena si chiude con immagini di un personaggio che si tuffa nel mare, quella successiva con uno che si tuffa in un fiume;

b. per cesura: una scena/sequenza si chiude con segnali visivi che indicano che quell'azione si è conclusa e non verrà ripresa, poi se ne apre un'altra che inizia con un'ampia introduzione. Ad esempio: ogni volta che si chiude e poi si apre con inquadrature d'ambiente di larga visuale;

c. per richiamo: una scena/sequenza si apre con inquadrature che in qualche modo appaiono per aspetti formali o di contenuto come risposte alla conclusione di quella precedente. Ad esempio: un personaggio si domanda cosa stia facendo suo figlio e l'inquadratura successiva mostra il figlio mentre gioca a basket.

d. per contrasto: una scena/sequenza si apre con inquadrature che contrastano in maniera plateale con le aspettative suscitate dalla conclusione di quella precedente. Ad esempio: un personaggio grida che non andrà più a lavorare in quel posto, ma nella scena successiva lo troviamo esattamente in quel posto a lavorare a capo chino.

e. per continuità: una scena/sequenza si apre con inquadrature perfettamente in continuità con le premesse rilasciate nelle ultime inquadrature di quella precedente. Esempio: un personaggio afferma che l'indomani partirà, ed effettivamente nella prima inquadratura della scena successiva si vede il personaggio che lascia la casa.

Gli effetti di transizione

Inoltre le scene/sequenze possono anche essere legati da segni di interpunzione. Nel linguaggio cinetelevisivo di prima degli anni '70 il loro utilizzo era quasi un obbligo, poi non tanto. Si tratta di effetti che rendono "morbido", ancorché evidente, il passaggio di tempo e/o di luogo.

La dissolvenza incrociata

L'ultima inquadratura si dissolve mentre allo stesso tempo un'altra appare. Può essere molto breve; in questo caso la si noterà a stento ma contribuirà a rendere il raccordo meno "duro". Può essere anche lunga, nel qual caso l'impressione del tempo che corre aumenta. 

La assolvenza o dissolvenza di chiusura e di apertura

Nella dissolvenza di apertura  l'inquadratura appare gradualmente dal nero, in quella di chiusura (o fondu) sparisce nel nero. Nel caso (raramente) si tratti di bianco viene chiamata assolvenza. Chiudere e aprire su nero o su bianco dà una sensazione di forte cesura tra scene o sequenze.

Mascherini

 Quando una inquadratura si chiude o si apre tramite una figura geometrica come tondi, iridi, ecc. Può essere usata come la dissolvenza incrociata, cioè con una inquadratura che si allarga mentre l'altra si restringe, oppure in chiusura o apertura. Al cinema erano usati al tempo del punto, oggi sono molto popolari nei programmi televisivi.


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I raccordi di montaggio
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