Sguardi e punti di vista


Spesso all’interno di un film assistiamo all’azione sia da spettatori che da protagonisti; a volte, infatti, il nostro sguardo coincide con quello di un personaggio, osservando a nostra volta ciò che lui osserva (inquadratura soggettiva), mentre altrove il nostro punto di vista rimane quello di un testimone esterno (inquadratura oggettiva).
L’inquadratura soggettiva è spesso associata all’inquadratura oggettiva che la precede o la segue.

Ma non è sempre vero: ci sono soggettive che esistono in sé e non sono precedute o seguite da oggettive su un personaggio che guarda.

Prendendo spunto dalla descrizione dei principali punti di vista che possono partecipare alla costruzione del racconto filmico fatta da F. Casetti (nel suo testo Dentro lo sguardo. Il film e il suo spettatore, Milano, Bompiani, 1986), l'enunciazione filmica è articolabile in quattro grandi tipi, o categorie, di punti di vista:

1. l'inquadratura Oggettiva (in inglese Nobody's shot) che corrisponde al punto di vista di nessuno, o anche punto di vista del narratore stesso, impersonale ed esterno all’azione. Lo spettatore, posto di fronte alla scena, dimentica la presenza della macchina da presa. Esempi ricorrenti di oggettive al cinema sono gli establishing shot ("totali" che servono a inquadrare complessivamente una situazione, inserendola in un contesto individuato), i primi piani che si focalizzano sull'espressione degli attori, le inquadrature frontali, i campi/controcampi.

2. l’inquadratura Soggettiva, o punto di vista del personaggio, in cui il narratore entra nello sguardo del personaggio (o anche di un oggetto, di un animale, etc.) e s'identifica con esso, producendo una pari identificazione anche nello spettatore (il punto di vista dell’istanza narrante, quello del personaggio e quello dello spettatore coincidono in un unico sguardo).

3. l'inquadratura Oggettiva irreale, un'inquadratura che rivela un punto di vista molto particolare non riconducibile a una visione oggettiva comune (un’angolazione a piombo, un movimento di macchina particolarmente lungo e manifesto) tale da mettere in evidenza un autore con il suo stile, con una posizione affettiva o ideologica nei confronti della storia.

4. lo Sguardo in macchina, in cui il personaggio guarda direttamente dentro la macchina da presa; in quest'ultimo caso si sviluppa un corto circuito nella rappresentazione e lo spettatore si sente osservato direttamente dallo schermo. Questa figura è generalmente evitata nel cinema narrativo classico, oppure viene utilizzata solo in momenti particolarmente drammatici o comici, poiché provoca una rottura della finzione e un effetto di straniamento: lo sguardo in macchina è un effetto-specchio in cui lo spettatore non è più soltanto soggetto dello sguardo, ma diventa anche oggetto e viene richiamato alla coscienza di essere al cinema.

Associati al termine soggettiva troviamo spesso quelli di Semisoggettiva e di Falsa soggettiva.
Per Semisoggettiva si intende quell’inquadratura soggettiva in cui però compare una parte del corpo del personaggio che guarda (le spalle, la nuca, le braccia).

Per Falsa soggettiva si intende quell’inquadratura che comincia come soggettiva, ma nel corso della sua durata si trasforma in Oggettiva. Per esempio quando un piano in movimento simula l’avanzare di un personaggio che poi entra in campo oggettivando il piano in questione.


Download
Sguardi e punti di vista
Versione stampabile della pagina.
Sguardi_e_punti_di_vista.docx
Documento Microsoft Word 140.0 KB