MELIES

brani tratti dal sito di Marta Fioni, da Wikipedia e da altre fonti


Georges Méliès (1865-1938) nasce a Parigi da una ricca famiglia di fabbricanti di scarpe, fin da bambino è attratto dal mondo dello spettacolo. Terminati gli studi vorrebbe iscriversi a scuole d'arte e teatro, ma viene ostacolato dal padre. Nel 1884 parte per Londra, dove lavora come commesso in un negozio di busti e comincia a frequentare i teatri di magia. Conosce David Devant, prestigiatore dell' Egiptian Hall, e sotto la sua guida compie il proprio apprendistato da illusionista. Nel 1885 torna a Parigi e inizia a esibirsi nei teatri di magia con numeri di prestidigitazione. Negli stessi anni lavora anche come attore e come caricaturista sul giornale satirico La Griffe, pubblicando vignette e articoli sotto lo pseudonimo di Geo Smile. Nel 1888 acquista il teatro Robert-Houdin e ne assume la direzione: ne amplia il repertorio creando nuove "fantasmagorie" e adatta scenografie e macchine di scena introducendo proiezioni con la lanterna magica, nuovi effetti luministici e cartoni per ombre cinesi. La piccola sala in pochi anni diviene una delle maggiori attrazioni parigine e si trova a pochi passi da altri due luoghi storici della nascita del cinema: il Musée Grévin, dove si proiettavano pantomime luminose, e il Grand Cafè dei fratelli Lumière.

Nel 1895 viene invitato da Lumière padre alla presentazione del cinematographe: entusiasta, subito si offre di acquistarne un esemplare. Di fronte al rifiuto degli inventori si procura un proiettore inglese, su modello di Edison, e alcuni film per Kinetoscope. Con qualche difficoltà riesce a migliorare i propri strumenti e a sostituire nel teatro i numeri di magia con la "magica" proiezione di film di cui si improvvisa produttore, scenarista, scenografo, regista e attore.

 Nel 1897 crea a Parigi un laboratorio di sviluppo e costruisce nella proprietà di famiglia a Montreuil-sous-Bois il suo studio, che fungerà da teatro di posa: una specie di grosso capannone metallico ricoperto di vetri smerigliati e trasparenti, che sarà poi ampliato secondo le esigenze scenografiche piu' diverse.

Le prime opere del 1896 sono simili a quelle dei fratelli Lumière, nell'impostazione e nei soggetti: si trattta di esperimenti preliminari che lo portano alla scoperta, spesso casuale, di nuovi espedienti tecnici, poi adattati alla creazione di trucchi per film di magia, basati sulla sparizione di oggetti o persone, ottenuta bloccando le riprese e riprendendole a sostituzione avvenuta (come "L'Escamotage d'une Dame"), sulla levitazione di oggetti tramite la ripresa a passo uno, sulll'accelerazione e la retromarcia del movimento dei personaggi ("Le Dèshabillage Impossible"), il primo piano e la carrellata di particolari resi irreali ("L'Homme à la tete de Caoutchouc"), l'esposizione multipla.


Nei primi anni del Novecento, alla produzione di scene comiche o illusionistiche si aggiunsero film dei tipi piu diversi, dalla commedia romantica al dramma sociale, fino al tema politico de "L'Affaire Dreyfus", della straordinaria durata di 15 minuti. Nel 1900 fu anche il primo ideatore di film pubblicitari, concepiti come una serie di trucchi e proiettati su uno schermo all'esterno del teatro: ne produsse circa quindici per pubblicizzare prodotti di aziende parigine.

Fu però il successo di "Voyage dans la Lune" che lo portò a trovare il proprio genere piu' congeniale: la "fantasmagoria", in cui freschezza inventiva, surrealismo scenografico, personaggi improbabili e strampalati, momenti lirici e naif si susseguono senza sosta in film come "A la conquete du Pole", in cui un aerobus si lancia nel cielo, sfiora le montagne e gli astri e lascia i viaggiatori al Polo, dove regna un gigante delle nevi che fuma la pipa; oppure "Voyage attraverse l'Impossible", in cui la meta ultima di uno straordinario treno volante è il fondo del mare, popolato da esseri marini.

In alcuni di questi film Méliès sperimenta anche l'uso del colore, fa dipingere ogni immagine a mano in un laboratorio di 200 ragazze, ottenendo effetti originali, come nella scena di due uomini di colore che si schiaffeggiano a vicenda e cambiano colore ad ogni colpo.

Voyage dans la lune è il film piu famoso di Méliès, ispirato ai romanzi di Verne e Wells, viene considerato uno delle prime creazioni nel campo della fantascienza. Il tema lunare era già presente in una delle sue prime opere ("La Lune à un mètre") e sarà un motivo ricorrente in molta della sua successiva produzione.

Méliès rielabora in modo originale i due racconti da cui trae ispirazione, stemperandone la solennità e aggiungendovi una vena grottesca e ironica: gli astronauti che intraprendono il viaggio verso la Luna sono borghesucci che dispongono alacremente i preparativi del gigantesco razzo, concludono il loro viaggio schiantandosi sul volto lunare, sognano durante il loro riposo attrici di varietà, e infieriscono stizziti sui Seleniti, gli abitanti della luna.

 E' in scene come queste che si dispiegano l'umorismo grottesco e il gusto per l'esagerazione scenografiaca, elementi esseziali del barocchismo di Méliès, per cui il cinema è un balletto di stampo teatrale, intriso di sarcasmo e di un' inesauribile vena fantastica.

 Da un intervista a Méliès:
 "Le persone che hanno recitato erano tutti acrobati, ballerine e cantanti di sale da ballo, gli attori di teatro non avevano ancora accettato di recitare nei film perché consideravano il cinema molto inferiore rispetto al teatro. Arrivarono piu tardi, quando scoprirono che i cantanti delle sale da ballo guadagnavano con un solo film il doppio dello stipendio di un mese. Quando lo vennero a sapere, il mio studio si riempì ogni sera di attori in cerca di lavoro."
"Ricordo che la Luna ( la donna nel crescente lunare ) era Bleinette Bernon, una cantante di una music hall, le stellle ballerine dello Chatelet e tra gli uomini c' erano cantanti d'operetta e io stesso. I Seleniti erano acrobati del circo Folies-Bergère."

Nel suo studio vengono girati fino al 1913 migliaia di film, che avranno immediato e sorprendente successo in tuttto il mondo, tanto da non riuscire a coprire l'intera domanda di mercato. I film di Méliès iniziano così ad essere copiati da altri produttori, specialmente negli USA. Per ostacolare la diffusione all'estero di film contraffatti illegalmente Méliès introduce su ogni fotogramma il marchio della propria casa di produzione.

L'industria di Méliès rimane però artigianale e lontana dai sistemi di produzione dei colossi multinazionali Gaumont e Pathé, che desiderano la standardizzazione dei prezzi. Dal 1912 l'attività commerciale di Méliès subisce il definitivo tracollo, i suoi film sono considerati anacronistici e inadatti al gusto del pubblico. Nel 1914 Méliès abbandona il cinema e nel 1923 è costretto a vendere i suoi beni. Non sapendo più dove immagazzinarli, distrugge molti dei propri film. Nel 1925 ottiene in gestione un chiosco di dolciumi e giocattoli alla stazione di Montparnasse. Nel 1932, dopo essere stato riscoperto, i sindacati del cinema gli conferiscono una pensione, e lo ospitano in una casa di riposo per artisti. Nel 1935 muore e viene sepolto nel cimitero di Père- Lachaise.

L'intera produzione cinematografica di Méliès si aggira, secondo una sua stessa stima, intorno ai 3.800 film prodotti dal 1895 al 1913, di cui solo un centinaio è tuttora visionabile. Si tratta di film brevi, della durata di pochi minuti e in rarissimi casi con sottotitoli.

L'opera di Méliès è di per sè sterminata e multiforme: durante la sua attività non smise di sperimentare nuove soluzioni tecniche ed espressive, e di misurare la propria fantasia con nuove tematiche. Nonostante questa eterogeneità il cinema di Méliès conserva due caratterisiche costanti: l'impostazione teatrale delle riprese, statiche e prive dii alternanza di piani, per cui le cui le scene si susseguono come quadri giustapposti e un sorprendenete senso del favoloso, una costante ricerca di visualizzazione dell'impossibile e concretizzazione dell'irreale. Méliès insomma sfruttò le potenzialità del nuovo mezzo cinematografico per la creazione di quel mondo barocco e ingenuo, sorprendente e irreale che già aveva ricreato nei propri spettacoli, usando il cinema, come lui stesso dichiarò, per "rendere possibile ciò che era impossibile in teatro."