IL RAPPORTO D'ASPETTO


Il rapporto d’aspetto (ing. aspect ratio) indica la proporzione tra base e altezza dell’inquadratura. Il rapporto d’aspetto è di importanza decisiva ai fini dell’organizzazione compositiva degli elementi del quadro: ad esempio, un volto ripreso all’interno di un’inquadratura con un rapporto d’aspetto molto orizzontale contiene elementi dell’ambiente circostante che sarebbero esclusi da un rapporto d’aspetto tendente al quadrato. Formati d’aspetto larghi consentono inoltre spettacolari inquadrature che valorizzano paesaggi e scene movimentate, ma rendono difficoltoso evidenziare le figure umane, che rischiano di "perdersi". 

"La Rotonda dei Bagni Palmieri" di Giovanni Fattori, 1866
"La Rotonda dei Bagni Palmieri" di Giovanni Fattori, 1866

Il rapporto d'aspetto del quadro è molto panoramico (più o meno 3:1). In questo modo si esalta la distesa piatta del mare, comunicando un'atmosfera di estrema calma, rafforzata dalle lunghe linee ondulate rappresentate dal tendone, dai monti e dal profilo della spiaggia. Linee che possono essere apprezzate proprio per l'estrema orizzontalità dell'opera.

"Lo staffato" di Giovanni Fattori, 1880
"Lo staffato" di Giovanni Fattori, 1880

In questo caso il rapporto d'aspetto è molto meno panoramico (più o meno 1,25:1 o 5:4) del precedente dipinto dello stesso pittore. Viene rappresentato un cavaliere disarcionato. Il rapporto d'aspetto aiuta a mettere al centro il soggetto e l'azione che si sviluppa in senso diagonale (dal basso a destra verso l'alto a sinistra. Anche altre linee (la serie di ceppi lungo la strada) contribuiscono a dirigere lo sguardo nella stessa direzione. L'ambiente non è il soggetto, ma il contesto della tragedia.

Nella storia della pittura si sono utilizzati i più diversi rapporti d'aspetto fino alla metà dell'Ottocento. Poi, grazie alla sempre maggiore crescita del mercato dell'arte, si sono diffuse misure standardizzate riassumibili come rapporti di numeri interi. Il rapporto d'aspetto del quadro di Cézanne qui riprodotto è 5:4. Ovvero è costituito da cinque quadrati alla base e quattro in altezza. Era più facile, invece che commissionare l'armatura a un falegname, scegliere "quadri" già fatti in serie, con misure standardizzate, su cui poi inchiodare la tela. Il rapporto d'aspetto più diffuso era il 4:3, che poi verrà adottato dal cinema nei suoi primi tempi di esistenza.

"Due giocatori di carte" di Paul Cézanne (1892-95)
"Due giocatori di carte" di Paul Cézanne (1892-95)

FOTOGRAFIA

Dunque, uno dei metodi per indicare il rapporto d'aspetto delle inquadrature consiste del ridurre la base e l'altezza a numeri interi non divisibili tra loro. A differenza della pittura e del fumetto i rapporti d'aspetto in campo televisivo e cinematografico sono fissi, cioè in un numero limitato e dato.  Prima dell'avvento del digitale anche quelli della fotografia erano fissi. Il rapporto d'aspetto più comune era il 3:2 (alcuni scrivono il rapporto d'aspetto con un "x" e non con un ":", quindi: 3x2) che corrispondeva ai fotogrammi (36x24mm) delle fotocamere 35mm. Ora che con il digitale non c'è più il vincolo delle dimensioni della pellicola, si sono diffusi altri rapporti d'aspetto. In campo fotografico l'orientamento può essere anche verticale. In questo caso il rapporti d'aspetto di cui sopra diventa 2:3. Sotto, i più diffusi rapporti d'aspetto fotografici.


CINEMA

Nella storia del cinema il rapporto d'aspetto è evoluto verso una sempre maggiore orizzontalità. In ogni caso sono sempre convissuti diversi rapporti d'aspetto. Spesso i film in cui sono importanti le relazioni tra gli individui prediligono rapporti d’aspetto con un’altezza più consistente, mentre i film d’azione e d’avventura di solito sono affidati a rapporti d’aspetto con maggiore sviluppo orizzontale.

"Ben Hur" (regia di William Wyler, 1959, USA) fu girato con il sistema Ultra Panavision 70, con un rapporto d’aspetto estremo di 2.76:1. Si noti come questo formato tenda a valorizzare scenografie, masse e scene spettacolari. I volti e in generale le figure risultano invece isolate, con larga parte dell’inquadratura lasciata vuota o riservata all’ambiente. Il sistema fu utilizzato per un numero molto limitato di film, ma tornò in auge negli anni Duemila grazie a Quentin Tarantino ("The Hateful Eight", 2015, USA) e Christopher Nolan ("Dunkirk", 2017, FR-NL-UK-USA).

"Martha" (regia di Rainer Werner Fassbinder, 1974, BRD) racconta la relazione di una donna con un marito dominatore e manipolatore. Il film è stato girato con un rapporto d’aspetto di 1.33:1 che ha contribuito a sottolineare le interazioni di Martha con gli altri personaggi e a comunicare la ristrettezza degli spazi in cui la protagonista si trova a vivere. Nella scena, con una inusuale per l'epoca carrellata circolare, si racconta il primo incontro tra i due.

In campo cinematografico si utilizza di solito un'altro metodo di indicazione del rapporto d'aspetto che consiste nel riportare la misura dell’altezza all’unità: ad esempio, 1.33:1 indica che la base è 1,33 volte maggiore dell’altezza; se questo rapporto è elevato (quindi è più grande il primo numero), la superficie visibile è più larga che alta. Correntemente per indicare questi rapporti d’aspetto si nomina solo il primo numero (si legge: uno e trentatré), dando per scontato che il secondo sia 1. In generale i rapporti d'aspetto con un’orizzontalità superiore al formato della Hollywood classica 1.37:1 vengono detti panoramici (ing. widescreen). I più comuni rapporti d’aspetto nella storia del cinema sono: 1.33:1 (pellicola dei film muti 35 mm, ma anche display televisivi 4:3); 1.37:1 (film in 35 mm dei film prodotti tra il 1932 e il 1953, chiamati Academy); 1.78:1 (l’attuale standard TV 16:9); 1.85:1 (il più diffuso formato panoramico cinematografico); 2.39:1 (a volte chiamato anche 21:9 o scope).

Negli anni '50 i film di Hollywood, per contrastare il successo della televisione, lanciarono una serie di formati con rapporto d'aspetto panoramico. Tra questi il Cinemascope che aveva un rapporto d'aspetto di 2.35:1. Il primo film in Cinemascope fu "La tunica" ("The Robe", r. di Henry Koster, 1953, USA). La base così larga portò a forti cambiamenti della composizione cinematografica. Divennero più rare le immagini centrate perché lasciavano le parti laterali troppo vuote. Dunque si diffuse l'abitudine di decentrare le figure oppure di riempire in qualche modo i vuoti oppure di creare cornici nelle cornici.

In "Grand Budapest Hotel" ("The Grand Budapest Hotel", r. di Wes Anderson, 2014, UK e D) di utilizzano tre rapporti d'aspetto: il 1.85 : 1 per le scene ambientate negli anni '80 (quelle iniziali e finali), il 2.35 : 1  utilizzato per le scene degli anni '60 (quando il vecchio Zero Moustafa comincia a raccontare) e il 1.37 : 1 per le scene degli anni '30 (le avventure di Gustave).


TELEVISIONE

In campo televisivo, come in quello cinematografico, l'evoluzione storica è andata nella direzione di privilegiare i rapporti d'aspetto più orizzontali ("panoramici"). I rapporti d’aspetto televisivi sono stati sostanzialmente due: 4:3 (si legge: quattro terzi) e 16:9 (si legge: sedici noni); quest’ultimo, introdotto in Europa a partire dagli anni Novanta, è standard da una quindicina d’anni. 

Il rapporto d’aspetto dei vecchi monitor televisivi era 4:3 e corrispondeva al 1.33:1 del rapporto d’aspetto del fotogramma cinematografico standard fino agli inizi degli anni ’50, e corrisponde pure al rapporto d’aspetto dello standard tv PAL (il vecchio SD) che è 768x576, ed anche a quello dei vecchi display per computer VGA (640x480) e SVGA (800x600).


L'attuale rapporto d'aspetto televisivo è il 16:9, che corrisponde cinematograficamente al 1.78:1. Anche i tre formati televisivi per l’alta definizione, che sono normalmente indicati in pixel (HD ready 1280x720, HD 1920x1080, UHD 3840 x 2160), sono dei 16:9.


Quando le opere cinematografiche devono passare in televisione nascono dei problemi. A volte i film sono ripresi con rapporti d'aspetto adatti alla televisione e poi proiettati al cinema tagliando con dei mascherini le parti inferiori e superiori. Molto più spesso accade che film girati con rapporti d'aspetto più orizzontali di quello televisivo vengano proposti con bande verticali nere ai lati verticali, oppure tagliando sul piano orizzontale. 

2001: Odissea nello spazio (2001: A Space Odissey, r. di Stanley Kubrick, 1968, USA, UK) fu girato con una pellicola da 65 mm e speciali lenti per arrivare ad un rapporto d’aspetto di 2.20:1. In un televisore 16:9 viene sacrificata una parte dell’immagine, oppure appaiono le bande nere per compensare.


FUMETTO

I rapporti d'aspetto delle vignette dei fumetti è molto variabile, ma devono comunque stabilire tra loro un equilibrio complessivo che permetta loro di riempire ogni spazio della tavola.

"Arzach" di Moebius, 1975
"Arzach" di Moebius, 1975

DOMANDE

1. Cos'è il rapporto d'aspetto o aspect ratio?

2. Quali effetti visivi produce una inquadratura più o meno panoramica?

3. Qual era il più diffuso rapporto d'aspetto fotografico?

4. Nel rapporto d'aspetto 4:3 cosa indicano le due cifre?

5. Oggi qual è il rapporto d'aspetto della televisione?

6. In campo cinematografico è più panoramico un rapporto d'aspetto 1,37:1 o 1,85:1?

7. Come si fa a riprodurre un film in televisione che ha un diverso rapporto d'aspetto?

8. Puoi spiegare la ragione per cui Moebius ha scelto quei rapporti d'aspetto per le vignette della tavola qui sopra?

ESERCITAZIONI

1. Qual è il rapporto d'aspetto delle fotografie del tuo cellulare?

2. Qual è il rapporto d'aspetto delle fotografie caricate su Instagram?

3. Trova su youtube un video in 4:3 e un video in 16:9.

4. Fotografa un soggetto e con un programma di fotoritocco fanne diverse versioni con rapporti d'aspetto: 2:3; 4:5; 3:2; 5:4.