IL COLORE


L’universo che ci circonda è pieno di radiazioni elettromagnetiche che influenzano la nostra vita quotidiana: raggi infrarossi, raggi ultravioletti… Queste radiazioni si propagano come onde di diversa lunghezza e possono essere ordinate secondo quell’ordine costituendo lo spettro elettromagnetico. Gli occhi degli umani riescono a vedere queste onde solo quando hanno certe lunghezze e chiamano luce l’insieme di queste onde e spettro visibile il suo elenco ordinato in ordine di lunghezza. La lunghezza d'onda della luce visibile nell'aria va dai 380 ai 760 nm.

Quando l’occhio umano percepisce solo una parte dello spettro visibile, questo gli appare come colore. Dunque per l’occhio umano lo spettro visibile non è altro che una serie ordinata di colori che vanno in ordine crescente di lunghezza d’onda dal violetto al rosso. Benché lo spettro sia continuo e non vi siano "salti" netti da un colore all'altro, si possono comunque stabilire degli intervalli approssimati per ciascun colore.

Lo spettro visibile non contiene tutte le tinte che l'occhio e il cervello umani possono distinguere: il marrone, il rosa, il magenta, per esempio, sono assenti, in quanto si ottengono dalla sovrapposizione di diverse lunghezze d'onda. La luce del sole a mezzogiorno è considerata neutra, bianca, poiché è la somma equilibrata di tutte le lunghezze d’onda. La gran parte delle luci però non è "neutra": alcune delle lunghezze d'onda che le compongono possono essere più forti. Ad esempio la luce della candela è più rossa di quella del sole a mezzogiorno.

I colori degli oggetti che noi vediamo non dipendono solo dal particolare spettro della luce che li illumina, ma anche dal materiale di cui sono costituiti. Un oggetto investito dalla luce del sole a mezzogiorno, se costituito da certo materiale, assorbe tutte le lunghezze d’onda ma respinge (riflette) quella relativa al verde. In pratica gli umani vedono gli oggetti col colore che questi “respingono”, perché è solo quello che può arrivare agli occhi umani. Nei due casi estremi un oggetto appare bianco quando riflette tutte le lunghezze d'onda, viceversa un oggetto appare nero quando assorbe tutte le frequenze e non ne riflette alcuna.

Il colore dunque non è qualcosa di "reale", ma è il frutto di una percezione visiva generata dai segnali nervosi che gli occhi umani inviano al cervello quando assorbono le radiazioni elettromagnetiche di determinate lunghezze d'onda.

I colori non sono quasi mai percepiti "puri", ma più o meno combinati, più o meno intensi, più o meno scuri. Da questo punto di vista i colori posseggono alcune qualità che ne definiscono le caratteristiche. Quelle importanti per l'analisi della resa figurativa sono quattro: tinta, saturazione, luminosità, temperatura. La luminosità nei fatti coincide con una delle dimensioni dell'esposizione (che riguarda anche il bianco e nero) e che si affronta nella relativa pagina.

LA TINTA

La tinta (chiamata a volte "tonalità") è la qualità che permette di distinguere un colore dall'altro. Quando si dice: questo colore è "verde", si sta definendo la sua tinta. Le tinte pure sono caratterizzate da una singola lunghezza d'onda all'interno dello spettro visibile. Come si è visto esse sono: viola, blu, verde, giallo, arancio, rosso. Mescolando opportunamente queste tinte si può dar vita a tutti i colori possibili.

Le opere cinetelevisive compiono a volte volutamente a volte implicitamente delle scelte di tinta, così come il pittore utilizza un determinato gruppo di pigmenti (la sua "tavolozza") per dipingere un quadro.

Le scelte degli autori riguardo le tinte da utilizzare possono consistere in:

- valorizzare lungo tutta l'opera una certa tinta cui assegnare un valore simbolico, scegliendo opportunamente costumi ed oggetti di scena;

- assegnare certe tinte (attraverso costumi, accessori, ecc.) ad un personaggio oppure ad un ambiente per differenziarli dagli altri; differenziare le tinte che caratterizzano un personaggio per sottolineare vari passaggi della narrazione;

- tinteggiare personaggi o oggetti in maniera difforme dalla percezione comune per sottolinearne l'eccentricità o l'estraneità o il carattere alieno.

Ogni tinta viene inoltre associata a determinati stati d'animo o situazioni e ciò può influenzare la scelta della "tavolozza" da parte degli autori. A questo proposito si parla di toni caldi (rosso, arancione, giallo), che attraggono l'attenzione, "eccitano", e toni freddi (violetto, blu, verde) che distendono e inviterebbero alla distensione. Il generale però il significato simbolico delle tinte varia da cultura a cultura, e dunque la composizione della tavolozza ne è influenzata.

Spesso i generi cinetelevisivi adottano specifiche tavolozze. Ad esempio le fiction dedicate ai bambini presentano grande abbondanza di tinte calde. Nei programmi televisivi, alle donne sono associati solitamente toni caldi (attraverso costumi, make up, acconciature, accessori...) e agli uomini toni freddi.

LA SATURAZIONE

La saturazione è l'intensità di una specifica tinta. Una tinta molto satura ha un colore vivido e squillante; al diminuire della saturazione, il colore diventa più debole. Quando si dice: "questo è proprio rosso vivo", ci si riferisce alla forte saturazione di quella tinta. Se la saturazione viene completamente annullata, il colore si trasforma in una tonalità di grigio. Di conseguenza, per esempio, la desaturazione di un video è una delle tecniche con cui lo si può trasformare in bianco e nero.

La saturazione è associata ad emozioni forti e, se innalzata fortemente, induce un'impressione di "fatato" e di "pittorico".

Le tinte sature attraggono l'attenzione più di quelle desaturate all'interno di una stessa inquadratura. E complessivamente le inquadrature sature colpiscono di più emotivamente di quelle desaturate. Non a caso varie ditte di produzione di cellulari saturano in misura superiore al reale le immagini riprese dai dispositivi, e allo stesso modo nei social network di condivisione fotografica i filtri che aumentano artificiosamente la saturazione sono molto popolari. La ragione per la quale le opere cinetelevisive non approfittano della forte attrattiva esercitata dalle tinte sature per alzarla in postproduzione sta proprio nella sua forza, che andrebbe a compromettere la concentrazione sulla narrazione ed anche altri aspetti della resa figurativa. 

Gli autori possono lavorare sulla saturazione nelle loro opere:

- per rafforzare il significato simbolico o presuntamente fisiologico delle tinte (che risaltano maggiormente se sature);

- per conferire all'inquadratura un'atmosfera irreale; per aumentare il suo portato emotivo; per aumentare l'impressione di allegria o di mestizia.  

LA TEMPERATURA COLORE

La luce considerata "neutra”, cioè non “colorata”, è quella del sole a mezzogiorno,  poiché è l'insieme equilibrato di tutte le tinte (cioé di tutte le frequenze che compongono lo spettro visibile). La gran parte delle luci però non è "neutra": alcune delle tinte che le compongono possono essere più forti (in questo caso si dicono "dominanti"), oppure assenti. Le luci domestiche, o quella delle candele, hanno una dominante rossastra, quelle dei vecchi neon è verdastra. La luce solare, del resto, cambia a seconda delle ore del giorno, della stagione e delle condizioni atmosferiche. Di conseguenza gli stessi oggetti illuminati da luci con dominanti differenti appaiono agli occhi con tinte diverse. Una luce che ha una dominante rossastra, come quella di gran parte delle lampade domestiche, fa sì che anche l’ambiente che illumina sia “velato” da quella tinta. A volte ci si riferisce a questa caratteristica della luce come qualità della luce o qualità del colore della luce. L’occhio umano è in grado di riconoscere queste alterazioni rispetto alla luce "neutra", ma il cervello umano, quando può, le compensa, e considera che una certa tinta vista sotto il sole a mezzogiorno o sotto una luce artificiale è del tutto simile, quando nella realtà riflettono diverse mescolanze di lunghezze d'onda. Un volto, insomma, appare allo sguardo umano con la stessa tinta sia all’aperto sotto il sole che all’interno con una luce artificiale domestica. Teniamo conto comunque che in un ambiente con luci dalla dominante particolarmente accentuata, ad esempio le luci di una discoteca, il bilanciamento naturale non è possibile ed anche l'incarnato appare con tinte diverse dal solito. 

Il cervello umano, dunque, realizza una sorta di riequilibrio, facendo percepire la gran parte dei colori come appropriati, anche se non lo sono nella realtà. Dominanti differenti sono evidenti all’occhio umano solo se si possono comparare nello stesso contesto: ci si accorge della dominante rossastra di un interno domestico solo dall’esterno della casa, di sera, quando la dominante esterna è azzurrognola. Quando si è completamente immersi nella luce di una sola fonte alla volta, non si percepiscono le dominanti di colore, ma la stessa cosa non accade al mezzo di ripresa. Quel che il cervello umano non percepisce, la camera, al contrario, lo registra. In assenza di interventi di bilanciamento che riportino le tinte alla condizione che assumono sotto il sole di mezzogiorno, le immagini riprese con luci con dominanti non restituiranno tinte appropriate.

Nelle opere cinetelevisive si cerca di omogeneizzare la temperatura di colore all'interno di uno stesso ambiente, anche se questo, teoricamente, è illuminato da fonti con diverse temperature di colore. Allo stesso modo si cerca di adeguare sia in ripresa che in postproduzione ogni temperatura colore a quella del sole a mezzogiorno. Se questo è l'orientamento generale, si deve però aggiungere che molti autori preferiscono "lavorare" creativamente sulla temperatura colore. Per esempio:

- dando un'idea di intimità agli ambienti interni, lasciando la dominande rossastra che generalmente li caratterizza;

- alterando volutamente la verosimiglianza della dominante per dare un'idea di irreale o di alieno.

Max si è innamorato subito di Jackie, alla quale ha fatto da tramite per il pagamento della cauzione. Anche Jackie prova simpatia nei confronti di Max. La scena si svolge subito dopo che lei è uscita dalla prigione, lui la sta accompagnando a casa e si sono fermati ad un bar per scambiare qualche parola. La scena che vi si svolge ha una fortissima dominante rossastra, che naturalmente sarebbe stata possibile togliere completamente o attenuare. Dunque si è trattato di una scelta. La dominante rossastra, visto il contesto narrativo, comunica un’idea di forte intimità tra i due. La concomitante bassa luminosità non permette di farsi distrarre dall’ambiente circostante e ciò contribuisce a segnalare al pubblico che si tratta di una scena di svolta, il momento in cui Max e Jackie entrano in confidenza e danno inizio ad una relazione fortemente solidale. (Jackie Brown, USA, 1997)


Approfondimento tecnico sulla temperatura colore.


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Il colore.
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Scheda di lavoro sulla resa figurativa.
Scheda di lavoro da somministrare alla fine delle unità sulla resa figurativa (esposizione, colore, filtraggi)
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