genere WESTERN


Il genere Western è definito esclusivamente dalla sua ambientazione geografica e temporale: per "western" si intendono tutte le narrazioni scritte e visive che si svolgono durante il XIX secolo, e soprattutto nella sua seconda metà, nell'Ovest degli Stati Uniti, cioé oltre il Mississipi. Questa ambientazione è chiamata anche "Old West", oppure "Wild West", in Italia era comune il termine "Far West". 

In quei paesaggi selvaggi avanza lentamente la civilizzazione: paesi provvisori e polverosi, allevatori e contadini alle prese con l’ostilità della natura e degli abitanti originari, eroi semplici ma nobili (il cowboy, lo sceriffo…). Il territorio che il Western immagina è sostanzialmente privo dell’autorità dello Stato e dove dunque conta il coraggio, la determinazione, la forza. I conflitti più tipici che vengono messi in scena sono quelli tra colonizzatori e indiani, con questi ultimi privati fino agli anni Sessanta di una dimensione umana, e quelli tra coloro che vogliono affermare ordine, legge e giustizia da un lato e i banditi e coloro che li assoldano dall’altro. La mitologia del "West" è nata in realtà nell'"East". Tra gli anni '40 e gli anni '90 del XIX secolo sono coesistite negli Stati Uniti due società radicalmente differenti. Una era quella dei territori ad Est del Mississipi: città evolute, intellettuali, dibattiti politici, costumi europei, fabbriche, commerci, uno Stato forte e l'assenza di conflitti con gli indiani, dato che erano stati in gran parte cacciati o sterminati. Non si trattava di un'area omogenea, dato che si divideva tra un Nord industriale e un Sud agricolo e schiavista che poi si scontrarono nella Guerra di Secessione. Quella guerra però quasi non toccò il West. Il West: un territorio dove la Legge stentava ad affermarsi, con continui conflitti con i nativi, un'economia basata prima sull'allevamento e poi sull'agricoltura nell'assenza di industrie. Tra East e West vi era anche una forte differenza di popolamento: la grandissima parte dei bianchi risiedeva nell'East. Il mito del West si fonda sui racconti e il fascino, ma anche la paura, e a volte la speranza, che la popolazione dell'East nutriva nei confronti di un territorio che non conosceva. Gli eventi si formavano nel West e poi, migrando, si ingrandivano, si distorcevano, si abbruttivano o si abbellivano, dando lentamente forma ad una mitologia moderna. Questa mitologia ebbe un lungo periodo di formazione (gli ultimi decenni del XIX secolo) e acquisirà i suoi caratteri definitivi solo all'inizio del '900, quando l'Old West non ci sarà più, perché sarà stato completamente colonizzato e omogenizzato al resto degli Stati Uniti. Si trattò di una mitologia che in parte nasceva dal basso, ma che era comunque funzionale ai disegni espansionistici degli USA: il mito della Frontiera serviva ad incoraggiare il rapido popolamento di quell'area, a scapito di nativi e messicani.

Il genere western ha confini più ampi di quelli cinematografici: ha abbracciato prima di tutto la pittura, la grafica, poi lo spettacolo circense e la letteratura, quindi il cinema, il fumetto e la tv. In ognuna di queste forme di comunicazione, il western è stato un genere di successo in periodi diversi, ma complessivamente si può dire che la sua genealogia comincia nella seconda metà del XIX secolo ed arriva al massimo del suo successo negli anni Cinquanta, dopodiché comincia un lento ed inesorabile declino. 


LE DIME NOVEL

Il primo ambito di incubazione della mitologia western furono le riviste di racconti brevi che a partire dal 1860 (il primo racconto fu un "western": "The Indian Wife of the White Hunter") fino alla fine del secolo circolavano nell'East e che si chiamavano Dime Novel (cui corrispondevano in Gran Bretagna i "penny dreadful"). Queste riviste contenevano racconti sensazionalistici, a volte violenti, con una forte contrapposizione bene/male. Ospitavano molti racconti ambientati nel West. Erano riviste a basso costo (10c = 1 dime), il pubblico era costituito soprattutto da giovani e settori non molto istruiti, in gran parte maschi. Le Dime Novel erano anche illustrate e ciò contribuì al lento formarsi di una certa iconografia riguardante il West. Fra i più famosi di questi illustratori si ricorda Felix Octavius Carr Darley (1822-1888) che illustrò tra l'altro alcuni racconti di James Fenimore Cooper.

Cow-boys si riposano, Colorado. Disegnato nel 1882 da W. A. Rogers dalla Dime Novel Harper's Weekly. Si noti come l'iconografia del cowboy e del saloon debba ancora perfezionarsi.

Le guerre franco-indiane, disegnato nel 1875 da Felix Octavius Carr Darley.



MITO E REALTA'

Naturalmente la mitologia che si andava costruendo non corrispondeva affatto alla realtà, assai più rude, poco romantica, violenta e povera. Ma i personaggi del West che venivano glorificati nell'East seppero in molti casi trarre ottimo profitto da questa insperata notorietà. I famosi banditi Jesse James e Billy The Kid rilasciarono decine di interviste ai giornalisti in cui decantavano le proprie gesta, naturalmente dipingendosi come innocenti difensori della povera gente. I quotidiani furono un altro potente veicolo di costruzione del mito. La fotografia era tecnologicamente ancora poco sviluppata, e non si prestava a rendere l'azione, componente essenziale delle avventure western. Era inoltre un po' troppo realistica per contribuire alla edificazione di iconografie in gran parte fantasiose. Ciononostante Buffalo Bill e Calamity Jane, tra i tanti, ne approfittarono per offrirsi nelle pose che il pubblico più si aspettava da loro. Ma chi contribuì maggiormente alla mitologia fu senz'altro Buffalo Bill, le cui imprese eroiche furono molto dubbie, mentre invece fu certissimo il suo acuto senso per gli affari. Buffalo Bill dette vita ad uno spettacolo circense, il "Wild West and Congress of Rough Riders of the World" ("il Selvaggio West ed il convegno dei cavalieri più duri al mondo"), che coi suoi numeri contribuì grandemente a consolidare miti ed iconografia del West. Questo spettacolo, a partire dal 1883, portò per tutto l'East degli Stati Uniti e in Europa scene con attacchi indiani, pistoleri, cowboys e ingaggiò tra gli altri Calamity Jane e Wild Bill Hickok e persino Toro Seduto. Dette vita ad un genere di show che si diffuse poi tra '800 e '900: l'"American Wild West Show".



LA PITTURA WESTERN

Alla iconografia western contibuì anche la pittura vera e propria e non solo l'illustrazione. In alcuni casi il committente dei pittori era lo stesso governo che chiedeva quadri celebrativi, come accadde per James Otto Lewis (1799-1858), o di documentazione come per Charles Bird King (1785-1862) i cui ritratti di capi indiani in visita a Washington erano molto realistici. Con l'avanzare della conquista del West però, i quadri cambiarono contenuti, sottolineando le caratteristiche più selvagge ed esotiche di quei territori. Se ne occuparono artisti-avventurieri (chiamati anche "expeditionary painters") che corsero anche molti pericoli e che non mancarono di spirito di iniziativa. Alcuni ad esempio vissero con gli indiani per rappresentarne meglio i costumi. All'inizio ritrassero i paesaggi dell'Ovest sottolineandone la bellezza incontaminata, la vastità, la varietà della flora e della fauna, in una visione spesso romantica e non realistica. Poi l'interesse si spostò sulle scene di indiani, cowboy, pistoleri e caccia al bisonte. E qui si ebbe il maggior contributo alla costruzione di una iconografia western. Verso la fine del secolo questo genere di pittura tramontò, superato da altre forme di rappresentazione della stessa mitologia, più adatte alla drammatizzazione.

"Young Omahaw War Eagle", di Charles Bird King (1785-1862).

"A Sharp Encounter", di Charles Schreyvogel (1861-1912).



LA LETTERATURA WESTERN

A partire dal 1900, il genere in campo letterario fu alimentato dalla diffusione dei pulp magazine. Erano gli eredi dei Dime Novel, ma avevano un numero di pagine decisamente superiore (più di cento contro le circa trenta) ed erano più audaci (in termini di violenza e riferimenti sessuali) nei temi trattati. Il massimo successo lo ebbero tra gli anni Venti e Trenta. Venivano detti "pulp" perché la carta con cui erano fabbricati era quella della polpa dell'albero, di qualità scadente. Sui Pulp Magazine non mancarono i racconti western. Il primo scrittore a portare le fiction western dal racconto al romanzo fu il tedesco Karl May (1842-1912) il cui romanzo "Winnetou I" del 1892 ebbe un grande successo popolare. Seguirono altri suoi racconti e romanzi western, tutti scritti prima di visitare effettivamente gli Stati Uniti. Altri romanzi di successo: "Il virginiano" di Owen Wister del 1902 e " La valle delle sorprese" di Zane Grey del 1912. Fino a che durò il successo dei Pulp Magazine, comunque, la forma tipica del western fu il racconto. Dagli anni '40 agli anni '50 invece uscirono una serie di romanzi di successo come "Alba fatale" ("The Ox-Bow Incident", 1940) di Walter van Tilburg Clark, "Il grande cielo" ("The Big Sky", 1947) e "La via del west" ("The Way West", 1949) di A.B. Guthrie Jr., "Il Cavaliere della Valle Solitaria" ("Shane", 1949) di Jack Schaefer, tanto da poter parlare per questo periodo di un "genere western" nel campo del romanzo. Da molti di questi sono stati tratti film. Autori western che si imposero negli anni '50: Luke Short, Ray Hogan e Louis L'Amour. Il genere nella letteratura declinò a partire dagli anni '60.



IL CINEMA WESTERN

La forma di espressione in cui il Western ebbe più successo fu senz'altro il cinema. Il Western è stato il genere di maggior successo nella storia del cinema mondiale. Qui una breve storia del genere western.


"Ombre rosse" ("Stagecoach", r. di John Ford, 1939, USA) riassume le caratteristiche tipiche del Western classico: l'eroe che combatte per una giusta causa, il territorio inospitale e selvaggio, gli indiani come nemici e la storia d'amore che accompagna il filo narrativo principale dedicato all'avventura.



Nei Western classici il climax coincide con la resa dei conti finali tra l'eroe e gli antagonisti. In "Il cavaliere della valle solitaria" ("Shane", r. di George Stevens, 1953) Shane uccide l'allevatore e i killer che aveva assoldato in modo che la famiglia che lo aveva ospitato possa lavorare in pace.



Nei Western classici la solitudine dell'eroe ne aumenta la grandezza, anche quando mostra la sua paura. In questa scena di "Mezzogiorno di fuoco" ("High Noon", regia di Fred Zinnemann, 1952, USA) lo sceriffo, abbandonato da tutti, aspetta che arrivi col treno il capo della banda che ha giurato di ucciderlo.



Il paesaggio è un elemento essenziale del Western classico: le riprese mettono sempre in evidenza la vastità, il fascino, ma anche l'asprezza del territorio che i coloni intendevano domare. "Sentieri selvaggi" ("The Searchers", r. di John Ford, 1956).



SERIE TV

Il Western non è un genere molto comune nelle serie TV. Quelle che hanno avuto più successo di solito miscelano le componenti di avventura con quelle legate alle vicende e alle dinamiche familiari dei personaggi.

"Bonanza" (431 episodi, 14 stagioni, 1959-1973).

"Alla conquista del West" ("How the West Was Won", 1976-1979, 25 puntate, 3 stagioni). 


"La casa nella prateria" ("Little House on the Prairie", 204 episodi, 9 stagioni, 1974-1983).

"Deadwood" (creata da David Milch, 36 puntate, 3 stagioni, 2004-2006).