LA NARRAZIONE CINETELEVISIVA


Gli elementi fondanti della drammaturgia cinematografica sono: i materiali narrativi, la configurazione e la composizione. Questi elementi sono tra loro strettamente interdipendenti: gli sceneggiatori nel loro lavoro non li trattano in maniera separata, ma li gestiscono con lo stesso spirito con cui un compositore scrive le parti degli strumenti che daranno vita ad un'unica sinfonia. Separarli ha solo un fine analitico: è utile per scoprire a ritroso i meccanismi della costruzione del racconto.

I materiali narrativi

I materiali narrativi sono gli elementi di base che sostengono un racconto. Questi sono configurati e miscelati all’interno della narrazione, come i mattoni, le piastrelle, i vetri si ritrovano variamente assemblati negli edifici urbani. Così come è difficile individuare i mattoni come elemento costitutivo di un muro se sono coperti da intonaco, allo stesso modo non è agevole riconoscere i materiali narrativi originari sepolti in un film, poiché le manipolazioni e gli innesti cui sono stati sottoposti li celano ai rapidi sguardi del pubblico cinetelevisivo. Dal punto di vista creativo, invece, ovvero dalla postazione di chi la storia la deve inventare e sviluppare, sono proprio i materiali narrativi gli elementi da cui partire, così come i mattoni lo sono per il manovale.

I materiali narrativi sono costituiti da: eventipersonaggi e ambientazione. Gli eventi, che nel loro insieme costituiscono la storia, sono i fatti che accadono lungo l’arco della narrazione. I personaggi sono coloro che provocano o subiscono quegli eventi. L’ambientazione è il luogo e il tempo dove gli eventi si svolgono. Al fondo però di questi elementi vi è, sul piano narrativo, un nucleo intimo del film che sintetizza le scelte fondamentali riguardo agli eventi ed ai personaggi: lo story concept. Lo story concept comprende la dinamica essenziale degli eventi e la funzione svolta dai personaggi principali. Se tutti i racconti fossero riportati a questo nucleo primordiale, ci si accorgerebbe che la gran parte delle narrazioni possono essere ricondotte ad un numero relativamente ristretto di story concept.

La configurazione

La configurazione costituisce l’insieme delle operazioni di modellazione che il materiale narrativo ancora grezzo (storia, personaggi e ambientazione) subisce per renderlo unitario e coerente prima della sua articolazione in sequenze. 

Il materiale narrativo costituito da storia e personaggi è come un gruppo di ospiti che interagiscono tra loro all’interno di una casa (l’ambientazione): la configurazione stabilisce da che punto di vista si osserva ciò che accade nella casa (è quello esterno di chi guarda dalle finestre? Oppure coincide con lo sguardo di un personaggio?), se tra le persone presenti c’è un’atmosfera allegra o triste (il tono) e se quel che vi accade è molto o poco (densità narrativa). 

La configurazione contribuisce in maniera determinante al successo di pubblico: lo stesso materiale, presentato sotto diverse fogge, può dare risultati opposti, così come un software, a seconda della configurazione, può rendere eccellente o impervia l’esperienza di utilizzo da parte dell’utente. 

Le operazioni di configurazione non corrispondono ad un vero e proprio lavoro creativo: si tratta piuttosto di decisioni nette che vengono prese prima di passare alla fase della definizione delle sequenze, delle scene e dei dialoghi. Il film è allegro o tragico? (tono) Il protagonista è anche il narratore delle vicende? (punto di vista) La trama è complessa o è in gran parte costituita da esplosioni e inseguimenti? (densità).

La composizione

La composizione consiste nella dislocazione del materiale narrativo (storia, personaggi e ambientazione), conformemente alle scelte di configurazione (punto di vista, tono e densità narrativa), lungo tutto l’arco del film. L'insieme degli elementi e dei procedimenti che abbiamo illustrato precedentemente, dunque, trovano posto all’interno dell’opera secondo uno sviluppo, un ordine e combinazioni che nel loro insieme costituiscono la composizione

A che punto appare un personaggio? Quanto si insiste sulla descrizione di un ambiente? Come, quando e quanto si viene informati sul passato del protagonista? In quale momento viene svelato un retroscena? Sono alcune delle innumerevoli domande cui la composizione deve rispondere. La storia ci dice cosa accade, ma non i tempi e i modi in cui raccontarla al pubblico; il profilo dei personaggi ci dice delle loro caratteristiche, ma non quando e come queste si manifestano; l'ambientazione stabilisce dove e quando si svolge il racconto, ma non i luoghi fisici e il momento esatto in cui gli eventi accadono e i personaggi vi intervengono. Quel che sul piano narrativo fa sì che un film non sia uguale a un altro pur partendo dallo stesso materiale narrativo, è la maniera particolare con cui quel materiale viene amalgamato.

Nella pratica di sceneggiatura la composizione è un’operazione pressoché unitaria, ma sul piano dell’analisi conviene separare i suoi diversi aspetti: sarà come vedere lo stesso oggetto da diversi punti di vista. Lungo questa strada a ritroso possiamo distinguere i quattro procedimenti che sovrintendono alla composizione: l'esposizione, la tessitura, la progressione, la strutturazione

La storia è sottoposta ad uno sviluppo che precisa ed articola gli eventi, ne sopprime o riduce altri, e infine li propone in un determinato ordine: è l’esposizione. I personaggi nel loro incontro/scontro con la storia producono una serie di reazioni, di interazioni, di dialoghi... il che dà vita a varie linee narrative che si intrecciano continuamente tra loro: è la tessitura. Il tono, la densità e il punto di vista influiscono direttamente sulla capacità del racconto di interessare il pubblico, guidarlo verso il finale e dargli la sensazione di un tutto unitario: è la progressione. Il racconto cinetelevisivo (storia e personaggi) viene distillato in scene e sequenze, che si svolgono in precisi luoghi e tempi, secondo un certo ordine e raggruppandosi secondo determinati criteri; solo così si può assicurare l'intima unitarietà del racconto, in modo che il pubblico lo fruisca con una impressione di continuità: è la strutturazione.

Questi aspetti possono sembrare astrusi ed astratti, nella realtà sono parte dell’esperienza critica di ogni spettatore. Se ci si chiede guardando un film: "come faceva a sapere quel personaggio cos'era successo all'altro?", significa che forse nella narrazione c'è un problema di esposizione. Se ci si domanda: ”quel personaggio che si vedeva all'inizio: che fine ha fatto?", forse la tessitura non è ben costruita. Quando si commenta: "la prima parte interessante, ma la seconda: che noia!", significa che forse c’è un problema di progressione. Se ci si lamenta: "non si è capisce dove accadono le cose e quando: che confusione!”, è possibile che la strutturazione non sia efficace.


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