IL COSTUME


Il costume è uno dei linguaggi del macrolinguaggio cinetelevisivo. Attraverso le scelte di costume si comunicano numerose informazioni e si contribuisce in maniera decisiva alla caratterizzazione di personaggi ed ambienti. A differenza del teatro, la fiction cinetelevisiva ha una sorta di obbligo alla verosimiglianza, e ciò influisce anche nel costume. Non mancano in ambito cinematografico costumi completamente fantasiosi, ma sono confinati in determinati generi, come il fantasy e il fantascientifico e in ogni caso devono contribuire a costruire un mondo visivamente coerente. Verosimiglianza però non significa realismo: le opere cinetelevisive vogliono illudere che ciò che rappresentano sia reale, ma non è affatto detto che sia davvero così, per svariate ragioni. 


Tipologie del costume

Le tipologie del costume nella fiction cinetelevisiva possono essere suddivise in tre categorie:

costume d’epoca: tutti quei costumi che si ispirano ad un’epoca storica precendente a quella in cui il film viene realizzato;

In La recita (O Thiasos, r. di Thodoros Anghelopulos, 1975, Grecia), i costumi, il trucco e l'acconciatura servono a sottolineare il ruolo sociale e politico dei personaggi. Gli antagonisti sono vestiti sempre in maniera artatamente formale per distinguerli dai "buoni", a volte con accento caricaturale: ad esempio i costumi vagamente da "gangster", dei fascisti nel locale da ballo (ambientato subito dopo la fine della guerra in Grecia) a confronto con quelli più "giovanili" degli ex partigiani. 


– costume contemporaneo: i costumi contemporanei alla realizzazione del film;

La scena è tratta da La calda notte dell'ispettore Tibbs (In the Heat of the Night, regia di Norman Jewison, USA, 1967): un poliziotto di colore, Tibbs, si trova casualmente ad imbattersi in un omicidio in un paese razzista, in cui la polizia locale non sa risolvere il caso. Il film, uno dei primi antirazzisti, fa di Tibbs un personaggio colto e distinto, che si confronta con bianchi rozzi e ignoranti. E il suo vestito, sempre impeccabile, ne sottolinea il contrasto.


– costume di fantasia: tutti quei costumi che, pur ispirandosi a periodi storici o ad altri film, contribui- scono alla visualizzazione di un mondo altro.

L'efficacia della figura della morte ne Il settimo sigillo (Det sjunde inseglet, r. di Ingmar Bergman, 1957, Svezia) sta nel costume completamente nero, con un cappuccio spinto un po' indietro, in modo da costituire una sorta di sottolineatura oscura del volto. Quest'ultimo è truccato con un pesante fondotinta che lo schiarisce (aumentando il contrasto col costume) e ne semplifica i tratti. Le sopracciglia quasi spariscono, in modo da rendere il volto simile a una maschera impenetrabile e insensibile. 



Funzioni del costume

Le funzioni che il costume svolge nelle fiction cinetelevisive sono sostanzialmente due:

a. il costume contribuisce in maniera determinante alla caratterizzazione dei personaggi;

“Il bastone da passeggio, in certi momenti dà a Malcolm un’aria edwardiana e poi, subito dopo, si trasforma in un vero e proprio spadino, usato per ferire ed uccidere. La bombetta ed il bastone da passeggio sono due tocchi ironici del costume. E poi, c’erano i famosi skin-heads, i più pericolosi di tutti: la loro immagine incuteva effettivamente terrore ed era fatta di elementi grotteschi". (Milena Canonero, costumista di Arancia Meccanica, A Clockwork Orange, r. di Stanley Kubrick, 1971, USA, UK). 


Questa panoramica circolare in Dies irae (Vredens Dag, di Carl Theodor Dreyer, 1943, Danimarca) che riprende dei piccoli chierici in mezzo busto introduce la solennità imposta per la morte del marito della protagonista, i sospettosi convitati e alla fine lei stessa, unico personaggio innocente e sincero, che spicca per il candore del costume, in contrasto con gli abiti scuri degli altri.


Il costume non veste però solo i protagonisti, ma anche i personaggi secondari e la massa delle comparse: per questo concorre a rendere credibile il mondo creato dal film. 

Il selvaggio (The Wild One, r. di László Benedek, 1954, USA) si inseriva in un filone di film che descriveva il nuovo (allora) fenomeno delle bande giovanili. Esse adottavano costumi ed abitudini proprie e fuori dal controllo sociale. Il look di Marlon Brando (occhiali neri, giacca di pelle nera, cappello con la visiera) e dei suoi compagni divenne molto popolare tra i giovani dell'epoca.



Parti del costume

Il costume può essere suddiviso in alcune sue parti costitutive: 

1. indumenti. Le caratteristiche degli indumenti del costume sono: foggia, materiale, colore, taglia; 

Ne Il cappello a cilindro (Top Hat, r. di Mark Sandrich, 1935, USA) i due attori protagonisti Gingers Rogers e Fred Astaire intervennero nella caratterizzazione dei proprii personaggi, sia in fase di scrittura che di costume e make up. Anche la Rogers creò da sola il costume che indossa nella scena,  opponendosi a Fred Astaire che, prima di cedere, dichiarò di trovarne il piumaggio degno di "una gallina appena assalita da un coyote". 


2. copricapi. I copricapi rivestono nel cinema un’importanza superiore a quella che esercitano nella vita reale. Se un personaggio indossa spesso nel film un certo copricapo, questo ha buone possibilità di divenire una sua parte inscindibile; 

L'incipit di Fino all'ultimo respiro (À bout de souffle, r. di Jean-Luc Godard, 1960, Francia) presenta da subito il protagonista Michel, comunicando l'idea, attraverso la mimica, i gesti e il costume (in cui il copricapo gioca un ruolo essenziale) che si tratta di un personaggio al limite della caricatura, che gioca a fare il duro senza davvero esserlo. 


3. calzature. Le calzature tendono a non essere valorizzate dal cinema: la maggior parte dei piani le esclude, e quando sono in campo l’attenzione del pubblico è rubata dalle azioni dei personaggi, che coinvolgono quasi sempre la parte superiore del corpo. Le calzature vengono notate quando il regista vuole che ciò avvenga, inquadrandole con dei Particolari;

Nell'introduzione del personaggio di Audrey Horne in Twin Peaks (ideatori: Mark Frost e David Lynch, 1990-91, USA) gli autori sottolineano con dei Particolari le scarpe (non colorate, basse) con cui esce di casa e quelle (rosse, scoperte, coi tacchi) che indossa una volta che è a scuola, fuori dal contesto e dal controllo parentale. Il senso di evasione è sottolineato anche dal suo accendersi una sigaretta nella stessa inquadratura. 


4. accessori. Gli accessori sono tutti quegli elementi, solitamente oggetti, che il personaggio abitualmente porta. Si dividono in accessori funzionali (orologi, borse, ombrelli, bastoni, sciarpe, guanti, cinture, bretelle, occhiali ecc.) e accessori ornamentali (collane, orecchini, anelli ecc.). Anche le armi, se sono portate usualmente dal personaggio (altrimenti sono oggetti di scena), sono considerate accessori. 

In questa scena de Il grande Lebowski (r. dei fratelli Coen, 1998, USA, UK) viene presentato il personaggio di Jesus, un concorrente dei tre amici protagonisti. Il tono è farsesco, reso dalla recitazione sopra le righe, ma anche dagli accessori bizzarri del personaggio (gli anelli, il copridito, la retina). 



Altri brani commentati di film dal punto di vista del costume su questa playlist.



Il tema del costume è affrontato per esteso alle pp.250-258 del Corso di linguaggio audiovisivo e multimediale.