genere MUSICAL


La convenzione di base del Musical è che i personaggi a un certo punto, al posto della recitazione, cantano e/o ballano. Un film che  ad esempio narra le vicende di un cantante e lo mostra quando si esibisce in un concerto non è un Musical, perché l’intervento canoro è verosimile. Non è verosimile invece che due personaggi smettano improvvisamente di conversare per esibirsi in una danza in mezzo alla strada coinvolgendo tutti i passanti: il Musical è pieno di situazioni di questo tipo. 


Il musical prese avvio con l'introduzione del sonoro. Le trame erano del tipo Commedia sentimentale. L'orgine teatrale era evidente nella maniera in cui venivano proposti i numeri danzanti dove gli attori agivano rivolti ad un immaginario pubblico in platea.

Il primo Musical in senso stretto è probabilmente La canzone di Broadway (The Broadway Melody, r. di Harry Beaumont, 1929) girato in parte in Technicolor. Anche i musical seguenti furono girati a colori e il pubblico associò il genere a questa tecnica e il declino dell'uso di uno comportò il declino anche dell'altro. 



Le prime star di questo genere genere furono Fred Astaire e Ginger Rogers che interpretarono una serie di classici quali: "Il cappello a cilindro" ("Top Hat", r. di Mark Sandrich, 1935) e "Voglio danzar con te" ("Shall we dance?" r. di Mark Sandrich, 1937).


La MGM incaricò il produttore Arthur Freed di rinnovare il genere e questi promosse una serie di film che ebbero molto successo, tra i quali "Un americano a Parigi" ("An American in Paris", r. di Vincente Minnelli, con Gene Kelly, la nuova star del musical, 1951) e "Cantando sotto la pioggia" ("Singin' in the Rain", r. di Gene Kelly e Stanley Donen, 1952).


A partire dalla fine degli anni Cinquanta il Musical ha veicolato anche storie diverse dalle Commedie sentimentali. "West Side Story" (r. di Robert Wise, 1957, USA) e "The Rocky Horror Picture Show" (r. di Jim Sharman, 1975).