GLI ANNI '50


Il Maccartismo

Verso la fine degli anni Quaranta le tensioni tra USA e URSS crebbero: era l'inizio della Guerra Fredda, un confronto continuo sotto la minaccia nucleare. Il timore del comunismo portò precipitò gli USA in un clima di sospetto politico isterico: chi aveva idee progressiste poteva essere accusato di intelligenza col nemico. Questo fenomeno è chiamato "maccartismo", dal nome del senatore, Joseph McCarthy, a capo della commissione d'indagine del Congresso (HUAC) che dal '53 interrogò, perseguitò e in diversi casi  fece imprigionare, centinaia di persone senza prove. L'ambiente di Hollywood, dove lavoravano molti europei di sinistra costretti a emigrare dopo l'avvento del nazismo, fu particolarmente colpito. Venne compilata una lista nera e chi vi finiva dentro non poteva più lavorare nel cinema: coinvolse circa 300 tra attori, registi e sceneggiatori. A Charlie Chaplin fu cancellato il visto di rientro, quando quest’ultimo lasciò gli USA per un viaggio in Europa nel 1952; i registi Jules Dassin e Joseph Losey furono costretti all'esilio. Alcuni registi e attori (tra questi Walt Disney, Edward Dmytryk, Elia Kazan, Gary Cooper, Ronald Reagan) denunciarono i colleghi pur di farla franca. Altri invece reagirono coraggiosamente. Dieci persone, gli Hollywood Ten, quasi tutti sceneggiatori, si rifiutarono di collaborare con la Commissione appellandosi alla Costituzione USA che tutela la libertà di opinione e per questo furono imprigionati. Il senatore McCarthy fu destituito nel '54 per aver cercato di perseguire persino i vertici dell'esercito, da lui sospettati di comunismo, e morì per alcolismo nel '57. Ma la black list fu cancellata nei fatti  solo nel 1960 quando Kirk Douglas, attore e produttore di Spartacus (r. di S. Kubrick), riconobbe Dalton Trumbo (uno degli Hollywood Ten che sino a quel momento era stato costretto a firmare le proprie sceneggiature sotto pseudonimo -vincendo anche un oscar in incognito) come autore della sceneggiatura. Un re a New York (A King in New York, 1957), Il prestanome (The Front, r. di M. Ritt, con Woody Allen, 1976), Indiziato di reato (Guilty by Suspicion, r. di Irwin Winkler, 1991) e Good Night and Good Luck (r. di George Clooney, 2006) raccontano di quel periodo.


La crisi degli anni '50

Gli Stati Uniti uscirono dalla seconda guerra mondiale in condizioni di prosperità mentre i Paesi europei dovevano affrontare la ricostruzione. Gli Studios ne approfittarono unendo le loro divisioni estere nella MPEAA per presentarsi sui mercati internazionali come un fronte unico e invadere gli schermi europei e mondiali coi loro film. Il governo USA assisteva l'esportazione anche con pressioni diplomatiche verso gli altri Paesi, e le leggi protezionistiche che alcuni di questi vararono vennero attaccate o aggirate. Dopo il 1946, però, le fortune di Hollywood sul mercato interno subirono una battuta d'arresto: i 98 milioni di spettatori settimanali del 1946 calarono ai 47 milioni del 1957, costringendo alla chiusura circa quattromila sale. La RKO cessò l'attività nel 1957. Gli Studios furono indeboliti anche dalle sentenze del 1948 che li obbligarono a rompere le concentrazioni verticali e a disfarsi delle catene di sale. Due furono i problemi: la comparsa della tv e la costituzione dei teen-agers come pubblico dominante. Nel tentativo di riportare gli spettatori al cinema i produttori puntarono sull'aspetto dei film per differenziarli dall'immagine piccola, poco definita e in bianco e nero della tv. Nei primi anni Cinquanta la quantità di film a colori a Hollywood balzò dal 20% al 50%. All'inizio molti utilizzavano il Technicolor, un sistema costoso e complesso a tripla pellicola, e che per questo fu abbandonato a vantaggio della pellicola a colori monostriscia (monopack): l'Eastman Color che poteva essere utilizzata con qualsiasi cinepresa ed era facile da sviluppare, anche se era di peggior qualità e facilmente deperibile. La diffusione del colore fu totale a metà degli anni Sessanta.  Tra il 1952 e il 1955 inoltre apparvero numerosi formati panoramici. Quello che ebbe più successo fu il Cinemascope, usato per la prima volta in La tunica (The Robe, di Henry Koster, 1953). Dopo il 1954 praticamente tutti i film hollywoodiani vennero concepiti per essere proiettati in un formato superiore a quello classico academy (4:3). Altre innovazioni del periodo furono mode passeggere, come i film in 3-D. Sorsero i drive-in che portarono al cinema il pubblico giovanile delle periferie: il proprietario non aveva bisogno di un costoso edificio ma soltanto di uno schermo, di un altoparlante da due soldi per ogni posto macchina, di un banchetto per le bevande e della biglietteria. Nel 1945 ne esistevano appena due dozzine, nel 1956 ne funzionavano più di 4000.


Il nuovo pubblico

Gli Studios trovarono conveniente rapportarsi con piccole case di produzione indipendenti: riducendo il numero di attori e di registi tenuti sotto contratto era possibile contenere le spese. Gli "indipendenti" assumevano il personale necessario alla realizzazione di un film volta per volta, lo Studio finanziava e poi distribuiva. In questo modo declinò anche lo Star System e l'attore sempre meno venne tenuto "sotto contratto", ma valutato sul libero mercato secondo gli incassi che la sua partecipazione ai film induceva. Nel 1959 circa il 70% della produzione era costituita da film "indipendenti", mentre gli Studios si dedicavano in maniera diretta soprattutto a serie televisive. un nuovo pubblico, quello dei teen-ager, che aveva denaro per acquistare automobili, dischi, vestiti e biglietti del cinema. Prima degli anni Cinquanta, la maggioranza delle produzioni degli Studios erano pensate per un pubblico familiare: ora cominciavano ad apparire con sempre maggiore frequenza film destinati ai giovani, piuttosto numerosi, grazie al baby boom. Così nacquero: i musical rock, le storie di delinquenza giovanile, la fantascienza e l'horror. Vennero lanciate nuove stars, più vicine per età al nuovo pubblico e con l'aria sempre un po' ribelle e fuori dalle regole e il cui successo perdurò sino agli anni '60 e oltre. Come la generazione delle star degli anni Venti, non esitavano a mettere in mostra la propria fisicità. Gli "scandali" legati agli attori non ne determinavano la fine della carriera, ma a volte la rilanciavano. Primi tra tutti Marlon Brando e James Dean, poi Burt Lancaster, Montgomery Clift, Marylin Monroe, Paul Newman, Robert Redford, Elizabeth Taylor, Natalie Wood, Kim Novak, Richard Burton, Jack Lemmon, Shirley MacLaine, Steve McQueen, Sidney Poitier (prima star di colore). Molti di questi si formarono all'Actors Studio di New York, seguendo il "metodo" di Stanislavskij. Le commedie si fecero sempre più ardite e critiche, come quelle di Billy Wilder (A qualcuno piace caldo, Some Like It Hot, 1959) e Blake Edwards (Colazione da Tiffany, Breakfast at Tiffany's, 1961). 


I generi degli anni '50

Alcuni generi nacquero o crebbero nel corso degli anni '50. Si rimanda alle pagine che se ne occupano: Spy story, Epico, Thriller, Horror, Fantastico.


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Il cinema USA degli anni Cinquanta
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