STORIA DEL CINEMA TEDESCO

di Andrea Brio


La Repubblica Federale di Germania, comunemente detta Germania si trova nell'Europa centro-occidentale. E' bagnata a nord dal mare del nord e dal mar Baltico, confina a nord con la Danimarca a est con la Polonia e la Repubblica Ceca a sud con Austria e Svizzera e a ovest con Francia, Lussemburgo, Belgio e Paesi Bassi. E' inoltre il Paese più popoloso dell'Unione Europea e quello con la più grande economia in Europa. Di notevole spessore è anche la tradizione filosofica che comprende importanti pensatori; da Immanuel Kant a Georg Wilhelm Friedrich Hegel, fino a Arthur Shopenhauer e Friedrich Nietzsche. La lingua ufficiale è il tedesco. 



Dall'unificazione alla Prima guerra mondiale. La storia.

Nel 1871 venne proclamata l'Unione federale (Secondo Reich) che unificava in una sola entità tutti i piccoli staterelli tedeschi. Nel periodo immediatamente successivo la Germania divenne la prima superpotenza economica del continente. Il regime era di tipo monarchico costituzionale. La forte industria aveva favorito la nascita del movimento operaio più forte del mondo con un potente sindacato e un grande Partito Socialdemocratico (SPD). Grazie a ciò vennero implementate una serie di riforme sociali all'avanguardia in Europa. L'imperatore Guglielmo II avviò dall'inizio del secolo una politica sempre più internamente  autoritaria ed esternamente aggressiva. La Germania era rimasta sostanzialmente fuori dalla spartizione coloniale del mondo e non aveva modo di espandersi a spese dei vicini, come la Russia. Aumentarono così sempre di più le tensioni con Francia e Regno Unito fino ad arrivare nel 1914 allo scoppio di una guerra (poi chiamata Prima guerra mondiale) che vide da un lato Germania e Impero Autro-Ungarico e dall'altro Francia, Regno Unito, Russia e in un secondo tempo Italia e USA. 

Dopo enormi perdite umane e materiali il conflitto si concluse nel 1918 grazie all'ammutinamento di esercito e marina. Guglielmo II fu costretto ad abdicare e a fuggire in Belgio. La Germania divenne una Repubblica, ma il governo provvisorio fu costretto a firmare un duro armistizio che prevedeva tra l'altro la consegna dell'armamento pesante e della flotta, il ritiro delle proprie truppe oltre il Reno, la perdita di diversi territori e il pagamento di una enorme cifra a titolo di indennizzo.


Gli anni Dieci. Il cinema.

Fino agli anni Dieci il cinema era una forma di spettacolo che in Germania occupava un posto ancora marginale. I produttori tentarono di riproporre sullo schermo i capolavori della letteratura servendosi di nomi importanti per riscrivere i soggetti e attori teatrali per interpretarli. Nel 1913 nacque il cosiddetto Autorenfilm. Il termine autore faceva riferimento al testo famoso da cui il film era tratto e rappresentava il tentativo (già verificatosi in altri paesi, tra cui l'Italia) di innalzare il cinema a forma d'arte. L'Autorenfilm conferì rispettablilità al cinema, ma lo scarso successo commerciale dei film decretò il suo declino già nel 1914. Lo star system fu un altro fattore importante che contribuì all'espansione dell'industria. La star danese Asta Nielsen arrivò in Germania nel 1911 e divenne subito famosa. Ebbe l'opportunità di interpretare ruoli sempre differenti e, diretta dal marito Urban Gad, affinò uno stile recitativo emulato in molti paesi. Nel periodo immediatamente successivo al conflitto mondiale molti furono i lungometraggi tedeschi che puntarono su un assetto spettacolare. Le migliori società di produzione erano in grado di finanziare film storici di impatto epico capaci di competere sul mercato straniero. Il regista più importante di questo filone fu senz'altro Ernst Lubitsch, il quale iniziò la sua carriera come attore. Verso la metà del decennio successivo il filone storico-spettacolare perse importanza a causa  della relativa diminuzione del budget a disposizione e della partenza di molti suoi componenti (lo stesso Lubitsch emigrò a Hollywood dove diresse importanti commedie sofisticate fino alla sua morte nel 1947). 

Il più celebre degli Autorenfilm fu senz'altro "Lo Studente di Praga'"("Der Student Von Prague", r. di Stellan Rye, 1913) che introdusse al cinema la star Paul Wegener, già famoso in teatro e che dopo questo film rimase una presenza costante nel cinema tedesco. Il film si rifà al racconto popolare di Faust e presenta la vicenda di uno studente, il quale dopo aver venduto la propria immagine riflessa  al diavolo in cambio della ricchezza viene perseguitato dal suo doppio fino al duello finale che gli sarà fatale. Le sequenze in cui il protagonista si confronta con il suo doppio furono realizzate esponendo porzioni separate della stessa inquadratura in modo tale da far coesistere nello stesso fotogramma il personaggio e il suo 'antagonista'. 

Negli anni della grande inflazione il genere storico-spettacolare divenne il più prestigioso in Germania. "Madame Dubary'"(r. di Ernst Lubitsch, 1919) fu un successo anche grazie ai sontuosi allestimenti e alle riprese in esterni ma fu sopratutto la presenza di star importanti quali Emil Jannings e la polacca Pola Negri a rendere il film noto al grande pubblico. 


Gli anni della Repubblica di Weimar (1918-1933). La storia.

Il nuovo governo repubblicano si prefiggeva di portare pace e libertà al popolo tedesco attraverso una chiara legittimazione popolare. L'Assemblea costituente eletta svolse i suoi lavori a Weimar, da qui il nome con cui nel tempo si sarebbe definita la Repubblica Tedesca. Il testo costituzionale si dimostrava innovativo su certi aspetti, ma molto ambiguo su altri. Al vertice dello Stato veniva posto il Presidente della Repubblica eletto a suffragio universale, il Cancelliere e i ministri del governo venivano nominati dal Presidente della Repubblica, ma dovevano ricevere la fiducia del Reichstag (la camera elettiva). Il Reichsrat (la camera federale) era invece composta dai rappresentanti dei governi dei singoli Stati. A mettere a rischio la stabilità della nascente Repubblica erano sia le dure condizioni imposte dai Paesi vincitori sia la perdurante agitazione sociale e politica.  Visto che i governi cercarono di rispettare il pagamento delle riparazioni senza gravare la popolazione con imposizioni fiscali, bensì stampando carta moneta, in breve tempo si mise in moto un forte processo inflattivo che deprezzò irrimediabilmente il valore del marco. Il successivo rilancio dell'economia non comportò, tuttavia, un'immediata stabilizzazione sul fronte politico. Si confrontavano nella società un'estrema destra violenta e golpista, che poi costituirà la base dell'ascesa del nazismo, e un'estrema sinistra comunista molto radicata nel movimento operaio, che chiedeva più coraggio nelle riforme sociali, ma senza avere la forza di un'azione rivoluzionaria come era accaduto in Russia. In mezzo si collocavano le forze cattoliche moderate del Zentrum e la sinistra moderata della SPD. La crisi economica mondiale del 1929 colpì la Germania in modo particolare e ciò causò il progressivo tracollo delle istituzioni repubblicane. Crisi economica e radicalizzazione delle proteste rappresentarono la miscela esplosiva delle campagne elettorali dove si affermò progressivamente l'estrema destra nazista che intanto seminava il terrore nei quartieri con centinaia di omicidi politici. Nell'intento di gestire l'aggressività del nazismo, il Presidente della Repubblica nominò Cancelliere Adolf Hitler, a capo di un partito nazista che alle elezioni era arrivato al 33%. I nazisti approfittarono della posizione per promuovere una serie di leggi liberticide. Nel giro di pochi mesi vennero colpiti prima i comunisti e poi anche il resto dei partiti. Era cominciata l'epoca della dittatura nazista.


Gli anni della Repubblica di Weimar (1918-1933). Il cinema.


Nonostante il clima di incertezza politica, gli anni della repubblica furono attraversati da un fermento artistico molto vivace; nacquero nuovi movimenti e si formarono diverse personalità importanti nel campo della letteratura (Georg Trakl, Alfred Doblin), del teatro (Bertolt Brecht, Erwin Piscator), della pittura (Otto Dix, George Grosz, Georg Scholz), del design (la scuola Bauhaus) e ovviamente del cinema. Quasi tutti i movimenti e le correnti artistiche approdarono anche al cinema, ma i più influenti furono senz'altro l'Espressionismo, il Kammerspiel e la Nuova Oggettività. Dal 1918 fino all'ascesa al potere del nazismo la cinematografia tedesca fu seconda solo a quella di Hollywood per dimensioni, innovazioni e influenza sul mercato internazionale. Dato l'alto tasso di inflazione non c'era ragione per continuare a risparmiare il denaro, così i salariati preferivano spenderlo e ovviamente il cinema era il mezzo più accessibile. I film venivano esportati all'estero a prezzi competitivi rispetto a quelli di altri Paesi. 

Dall'inizio del Novecento la Germania sentì crescere ansie, tensioni e nevrosi e l'Espressionismo, nato nei centri culturali tedeschi, si fece rapidamente interprete dello stato d'angoscia e di frustrazione anche del cittadino medio. Una volta approdato al cinema, il movimento si distinse per il rifiuto di qualsiasi canone naturalistico. Una forte deformazione antirealista dominava ogni elemento: dall'assetto plastico/figurativo (scenografie stilizzate e recitazione esasperata) alla costruzione psicologica dei personaggi (spesso malati di mente che ostentano una propria insana visione del mondo). Le strategie utilizzate per riuscire a ottenere un'amalgama tra gli elementi scenografici, gli attori, i costumi e l'illuminazione erano il continuo ricorso a forme distorte o simmetriche che venivano giustapposte ad altre simili. Le vicende si focalizzavano su eventi in cui la magia, l'ipnotismo, e il "maligno" giocavano un ruolo fondamentale e i personaggi principali (spesso dei veri e propri 'antagonisti') erano frequentemente inventori pazzi, stregoni o non morti. L'illuminazione era quindi al servizio della storia; ricca di contrasti essa assegnava grande importanza alle ombre. Mai come in questi casi l'incontro/scontro di luce e buio si rivela carico di simbolismi tra i quali l'eterna lotta tra il bene e il male.

L'espressionismo cinematografico puntava principalmente sulla MESSA IN SCENA. Nel 1926 Hermann Warm, scenografo de "Il Gabinetto del dottor Caligari" ("Das Cabinet des Dr. Caligari", r. di Robert Wiene, 1920) sostenne che l'immagine cinematografica doveva diventare grafica. E' certo che in questi film si dava molto peso alla potenza visiva delle singole inquadrature. In questa scena de '"l Gabinetto del Dottor Caligari" l'effetto compositivo generale è ottenuto dal movimento dell'attore.

"Il Gabinetto del Dottor Caligari"("Das Cabinet des Dr. Caligari", r. di Robert Wiene, 1920) si apre in un giardino in cui un uomo racconta a un conoscente una storia vissuta in prima persona. Il film è quindi un lungo FLASHBACK e il FINALE è volutamente ambiguo. Il protagonista è un pazzo in un manicomio, e nonostante si riveli evidente che la storia raccontata era frutto della sua fantasia,il lento avvicinarsi alla camera del direttore della clinica (che l'uomo ha descritto per tutto il film come un pericoloso criminale)  è sicuramente inquietante. 

"Il Dottor Mabuse" ("Dr. Mabuse, Der Spieler", r. di Fritz Lang, 1922) può considerarsi un esempio di cinema espressionista ambientato in un presente ben definito (cosa alquanto rara per questa tipologia di film). In questo caso gli elementi tipicamente espressionisti sono al servizio di una critica sulla decadenza della moderna società tedesca. Molti degli ambienti del film rivelano un décor espressionista. Proprio perché la gran parte dei film espressionisti erano ambientati in un mondo di fantasia questo film rappresenta un'eccezione. 

Il regista Friedrich Wilhelm Murnau si rivelò in breve tempo un importante innovatore del cinema espressionista. Grazie al suo tocco "realista" diede nuova linfa al movimento che già nella prima metà del decennio sembrava stesse tramontando. Il suo "Nosferatu - il Vampiro" ("Nosferatu eine Simphonie des Grauens", 1922) rinunciò all'utilizzo di SCENOGRAFIE in favore di LOCATION. Molti esterni furono girati a Wismar, come la scena dell'arrivo al porto della nave morta. Per le scene nel castello di Nosferatu venne utilizzato un castello vero e le rovine dei magazzini di sale dove il vampiro si trasferisce si trovano tutt'oggi a Lubecca. Secondo il teorico francese André Bazin, la composizione dell'immagine nel cinema di Murnau non è assolutamente artificiosa (cosa al contrario comune nell'Espressionismo) ma piuttosto capace di trarre dalle strutture profonde della realtà una messinscena più che mai veritiera. Per questo Bazin colloca Murnau tra i registi che "credono nella realtà". 

Nonostante "Metropolis" (r. di Fritz Lang, 1927) sia un film legato al genere fantascientifico, al suo interno contiene scene di gusto fortemente Espressionista, come quella in cui la profetessa Maria è inseguita e rapita dal perfido inventore Rotwang. In questa sequenza i direttori della fotografia Karl Freund e Gunther Rittau simulano con un'ILLUMINAZIONE morbida la luce di una candela e poi mediante un illuminatore la luce diretta e greve di una torcia che lascia avvolto in una inquietante penombra lo spazio circostante. L'AMBIENTAZIONE tetra in cui si svolge l'azione rispecchia pienamente il tema espressionista della sequenza. 


All'inizio degli anni venti, oltre all'Espressionismo, un'altra tendenza andava formandosi nel cinema tedesco: il Kammerspiel, che in tedesco significa teatro da camera, derivava da una tipologia di spettacolo teatrale che raccontava drammi intimisti per un pubblico ristretto. I film Kammerspiel sono relativamente pochi ma l'influenza che esercitarono sui cineasti di tutto il mondo fu notevole. La gran parte di questi film furono sceneggiati da Carl Mayer (il coautore de "Il Gabinetto del Dottor Caligari") e si concentravano sulla crisi personale del soggetto, analizzando minuziosamente gli effetti del suo dramma individuale. L'attenzione particolare riservata alla psicologia dei personaggi e l'ambientazione spesso “domestica” contribuivano a rendere monotona e cupa la vita dei protagonisti che “schiacciati” dalle gerarchie sociali si trovavano costretti a situazioni dolorose ed umilianti. Gli elementi “fiabeschi” o fantastici, abituali nell'Espressionismo, erano qui categoricamente evitati anche se la resa figurativa e la recitazione degli attori ricorreva frequentemente ad effetti  deformanti o comunque molto espressivi. Il contesto sociale era inoltre ben definito e spesso al servizio di una critica molto accesa della precaria condizione in cui allora verteva la Germania. 

In "Sylvester" ("Sylvester – Tragodie einer Nacht", r. di Lupu Pick, scenegg. Carl Mayer, 1924) l'arrivo della madre del protagonista è causa di litigi e gelosie con la nuora, in un crescendo carico di tensione che si conclude con il suicidio dell'uomo. L'ultima inquadratura è riservata alla carrozzina con dentro il bambino ormai orfano di padre. Una lenta e sofferente CARRELLATA AVANTI verso la carrozzina rivela la natura mobile della camera. Nel Kammerspiel, al contrario dell'Espressionismo, i movimenti di camera sono più frequenti e spesso alimentano la tensione drammaturgica.  

Scritto anch'esso da Carl Mayer, l'"Ultima Risata" ("Der Letzte Mann", r. di Friedrich Wilhelm Murnau, 1924) racconta la triste vicenda di un portiere d'albergo retrocesso a custode dei gabinetti. Il film doveva concludersi con l'immagine del protagonista solo e disperato, ma il produttore Erich Pommer insistette affinchè Mayer aggiungesse un finale positivo. L'uomo eredita una fortuna e torna all'albergo in vesti di ricco uomo d'affari che però non rinuncia alla propria umile generosità. 

"L'ultima Risata" ("Der Letzte Mann", r. di Friedrich Wilhelm Murnau, 1924) è probabilmente il più riuscito tra i film Kammerspiel. La pellicola, priva di didascalie, alternava arditi movimenti di camera con sovrimpressioni che restituivano la visione soggettiva del protagonista e che rivelavano l'influenza del cinema impressionista francese. 


L'allontanamento dal canone Espressionista era legato al mutamento del clima sociale tedesco. La Nuova Oggettività, in ambito grafico e letterario, nacque nei primi anni Venti ma maturò solo a metà decennio e in breve tempo esercitò notevole influenza anche sul cinema nazionale. Questa tipologia di film era molto legata alla realtà sociale e poneva al centro dell'attenzione drammi nati nei bassifondi delle grandi città europee. I protagonisti (borghesi agiati, prostitute, criminali) erano spesso personaggi tormentati, contraddittori e complessi. I problemi sociali venivano assiduamente criticati e le tonalità lugubri e scioccanti con cui veniva raffigurata la vita delle strade non regalava alcuna consolazione, anche per questo la Nuova Oggettività non durò: la politica conservatrice che si andava affermando all'inizio degli anni Trenta considerava questo cinema di cattivo gusto e ne decretò ben presto la fine. 

Il regista che rese celebre la Nuova Oggettività a livello internazionale fu Georg Wilhelm Pabst. Nella sua carriera alternò opere melodrammatiche e convenzionali ad altre più audaci. Nei casi migliori riusciva a realizzare film dalla forte connotazione psicologica. In "Lulù – Il Vaso di Pandora" ("Die Buchse der Pandora", 1929) una giovane donna che sogna di diventare una star del varietà sposa il suo superiore. Quando egli scopre un tradimento muore accidentalmente nella disputa che ne segue con la ragazza. Processata e condannata, Lulù scappa con un nuovo amante, finisce in miseria e sceglie di prostituirsi  per mantenere l'uomo e l'amico. Nel FINALE, ambientato a Londra, Lulù cadrà vittima di Jack lo Squartatore. La protagonista, simbolo di una femminilità conturbante, era interpretata da Louise Brooks che poi divenne famosa in ruoli simili in film successivi. 

Nonostante il cineasta austriaco Josef Von Sternberg si sia formato a Hollywood in Germania girò il suo film più importante: "L'Angelo Azzurro" ("Der Blaue Engel", 1930), che rese famosa l'attrice tedesca Marleen Dietrich in tutto il mondo, narra la vicenda di un insegnante bigotto (interpretato da Emil Jannings) che in breve tempo rovina la sua esistenza correndo dietro a una provocante cantante di night club. Il film può considerarsi come uno dei più alti esempi di NUOVA OGGETTIVITA' cinematografica. Il film, tra i primi a usare il sonoro, rinunciò alle riprese con camera multipla (poiché ogni scena agli albori del cinema parlato doveva essere filmata in un unica ripresa). Il grande pregio di quest'opera fu quello di ricorrere a un metodo di lavoro tradizionale e, nonostante questo, riuscire a mantenere il sincrono labiale. 

Prima di emigrare negli USA, il regista Fritz Lang girò in madrepatria il capolavoro "M – Il Mostro di Dusseldorf" ("M – Eine Stadt sucht einen Morder", 1931). Il film narra la vicenda di Hans Beckert un infanticida che a Berlino terrorizza la popolazione. Si tratta del primo film sonoro del cineasta. Questa “particolarità” è sottolineata nell'INCIPIT; la voce di una bambina che canta una filastrocca anticipa le immagini. Successivamente un MOVIMENTO COMPOSITO della camera si allontana dal gruppo di bambini ma il SONORO resta in primo piano. Viene quindi interrotto dalla voce di una donna dal balcone. Effetti di questo tipo (il sonoro che anticipa, “racconta” le immagini o prefigura ciò che accadrà) sono frequenti nel corso del film. Il MONTAGGIO PARALLELO alterna una madre che prepara la tavola con le immagini della figlia che esce da scuola. L'adescamento del Killer è reso con la tipica risorsa della fotografia Espressionista: l'OMBRA. Altra caratteristica di questa sequenza (e di altre nel corso del film) è l'utilizzo del FUORI CAMPO. Il killer e la bambina non sono ripresi, ma la loro presenza è assicurata da elementi altamente simbolici. L'ombra del “mostro e la pallina che rimbalza sull'insegna (l'anima in pericolo della bambina). 


Gli anni del nazismo (1933-1945). La storia.

Nel 1933 Adolf Hitler fu nominato Cancelliere. Durante la campagna elettorale i nazisti scatenarono un'ondata di violenze che colpì gli oppositori legati alle formazioni di sinistra. Sul partito comunista venne fatta cadere la responsabilità dell'incendio che divampò nell'edificio del Reichstag il 27 febbraio, tale pretesto servì a Hitler per accusare i comunisti di aver compiuto un'azione eversiva. La maggioranza ottenuta dai nazisti alle elezioni non raggiunse, tuttavia, i due  terzi necessari per attuare  riforme costituzionali, e Hitler chiese al parlamento che gli venisse accordato maggior potere. Una volta raggiunti pieni poteri Hitler procedette a una sistematica epurazione di tutti gli apparati dello Stato. Nello stesso anno una nuova norma gettò le basi per una sempre maggiore compenetrazione tra Stato e partito nazista. A differenza del fascismo italiano, a Hitler bastarono pochi mesi per portare a termine la costruzione dello Stato nazista. Durante la notte del 30 giugno del 1934, nota come la "notte dei lunghi coltelli" i vertici delle SA, considerate da Hitler troppo inaffidabili, furono eliminati da un'altra milizia nazista destinata a crescere, ossia le squadre di sicurezza SS. A fine luglio Hitler poté raggiungere la carica di capo dello Stato oltre che capo supremo dell'esercito, autoproclamandosi 'Fuhrer del Reich e del popolo tedesco'. Secondo i giuristi del regime, questo sistema di potere trovava la propria legittimazione su tre elementi principali: il popolo (entità a base razziale definita dal sangue e dal territorio), lo Stato, e il "movimento" che comprendeva al suo interno la cosiddetta "Gioventù hitleriana" e il "Fronte del lavoro". Attraverso il terrore di massa, la violenza indiscriminata e un apparato propagandistico gestito dal ministro della Propaganda, il nazismo procedette alla costruzione di una liturgia di regime e all'eliminazione di oppositori (il primo campo di concentramento, quello di Dachau, raccolse soprattutto comunisti, socialisti e sindacalisti) e “diversi” (come omosessuali, zingari, testimoni di Geova, slavi, immigrati, vagabondi, e sopratutto ebrei) giustificata in nome della difesa della razza ariana dalle "razze parassite". Tutti costoro venivano deportati in campi di concentramento, inizialmente finalizzati alla detenzione e allo sfruttamento. Oltre alla propaganda l'altro elemento fondamentale che agevolò la costruzione del consenso al regime fu la ripresa economica dovuta sostanzialmente ad un forte aumento della spesa pubblica dovuta alle politiche di riarmo. Grazie alla forza propagandistica e alla durezza della repressione, il regime riuscì a garantirsi un certo consenso presso il popolo tedesco. Le mire espansionistiche della Germania nazista portarono Hitler a invadere il territorio polacco nel 1939 e due giorni dopo Regno Unito e Francia dichiararono guerra alla Germania. Ciò decretò l'inizio di un conflitto che durò sei anni e che divenne "mondiale" con la successiva entrata in guerra degli Stati Uniti e del Giappone. Grazie alla massiccia superiorità aerea degli alleati l'avanzata tedesca venne respinta e, a partire dal 1945, i tedeschi furono costretti ad abbandonare tutti i territori in loro possesso. Tra aprile e maggio, dopo che Italia e Austria furono liberate, l'Armata Rossa assediò Berlino, il crollo del Reich giunse a compimento  e Hitler si tolse la vita. Il 7 maggio la resa incondizionata della Germania venne firmata. Nonostante la vittoria degli alleati gli anni del conflitto furono comunque attraversati da un processo di 'arianizzazione' e dalle conseguenti violenze ai danni della popolazione ebraica. Le conquiste territoriali dei primi anni di guerra fecero cadere nelle mani del regime hitleriano un numero elevato di ebrei, che dopo l'invasione dell'URSS arrivarono a essere circa 8,5 milioni. I campi di concentramento divennero ben presto centri di sterminio della popolazione ebraica. Questi campi attivarono a partire dal 1941-1942, le camere a gas per consentire lo sterminio in massa dei detenuti. Il maggiore tra i campi di concentramento fu quello costruito ad Auschwitz che poteva contenere tra i 100.000 prigionieri. La Shoa fu quindi un vero e proprio genocidio. La Germania pagò un caro prezzo la sconfitta. Oltre ai danni umani e materiali, perse numerosi territori e fu divisa in due.


Gli Anni del Nazismo (1933 – 1945). Il Cinema.

Il Nazismo esercitò un enorme influenza sul cinema: sia Hitler che il ministro della propaganda Joseph Goebbels erano molto affascinati dal mezzo, quest'ultimo nel 1934 prese la guida dell'ufficio di censura e sino alla fine della guerra esaminò personalmente ogni film in distribuzione. A causa del forte antisemitismo del partito, nel 1933 si tentò di rimuovere tutte le personalità ebree dall'industria; ciò scatenò la fuga di molti talenti ebrei (Billy Wilder, Max Ophuls, Robert Siodomak) ma anche quella di cineasti con idee di sinistra o liberali. Il ferreo controllo dell'industria avvenne tramite la nazionalizzazione del settore; nel 1933 venne creata una banca di credito onde offrire sostegni alla produzione e consentire ai nazisti di controllare il mercato, poiché per ottenere prestiti i film dovevano soddisfare determinati requisiti ideologici. Nel 1935 la campagna antisemita mise al bando tutti i film nazionali realizzati prima dell'avvento del nazismo alla cui produzione avessero preso parte ebrei. Visto che la produzione tedesca dipendeva dalle esportazioni ma sentiva la necessità di importare film anch'essa, Goebbels non voleva alienarsi le simpatie degli altri Paesi. Tuttavia già a metà degli anni Trenta le importazioni e esportazioni subirono un drastico calo. Comunque, la maggioranza delle pellicole del periodo era d'intrattenimento e il loro contenuto politico (fatta eccezione per i film esplicitamente propagandistici) era ridotto. 

I primi film esplicitamente propagandistici apparvero nel 1933 con l'intento di incentivare l'adesione al partito glorificando eroi del nazismo con vicende ambientate in un'epoca che precede la nascita del regime, descritta come scenario di lotta tra “crudeli” comunisti e “coraggiosi” sostenitori di Hitler. "Hans Westmar" (r. di Franz Westmer, 1933) narra la storia di Horst Wessel, un "martire" del partito, autore dell'inno del partito. 

Leni Riefenstahl è stata la più celebre regista dell'era nazista. Iniziò la sua carriera come attrice, ma ben presto diresse un lungometraggio intitolato "La Bella Maledetta". "Il Trionfo della Volontà" ("Der Triumph des Willens", 1935) è un documentario realizzato in occasione del congresso del partito a Norimberga nel 1934. La regista ebbe a disposizione ben sedici troupe munite di macchine da presa per dimostrare la compattezza del regime, e intere strutture monumentali furono appositamente costruite in riferimento alla loro resa cinematografica. 

Sempre diretto da Leni Riefensthal, "Olympia" (1938) è un resoconto dei giochi olimpici tenutisi a Berlino nel 1936. Anche questo film venne finanziato dal governo e l'intento politico era quello di dimostrare l'affidabilità della Germania agli occhi degli altri Paesi onde soffocare il timore di aggressioni naziste. Per riprendere gli eventi nonché le reazioni della folla la regista dispose di un numero ancora maggiore di unità di ripresa tanto che il materiale girato richiese due anni di lavoro al montaggio. Ciò che risalta nel film è la statuarietà dei corpi degli atleti e il valore astratto di alcune scelte espressive, come avviene nella sequenza dei tuffi, in cui l'allineamento di numerose inquadrature riprese talvolta dal basso fa sembrare i tuffatori delle aquile che volteggiano verso il cielo. 

La maggioranza delle pellicole realizzate durante il nazismo, dopotutto, non erano di propaganda. Il ministro della propaganda sosteneva infatti, l'importanza dell'intrattenimento. In "La Prigioniera di Sydney – Verso Nuovi Orizzonti" ("Zu neuen Ufern", r. di Detlef Sierck, 1937) una famosa cantante di music hall si assume la colpa per un assegno falsificato dal suo amante e, dopo innumerevoli disavventure, conclude un matrimonio felice. Il regista del film sarebbe poi emigrato negli USA diventando uno dei più importanti esponenti del melodramma statunitense e conosciuto  col nome di Douglas Sirk. 


La Germania divisa (1945-1989). La storia.

In seguito alla sconfitta tedesca nella seconda guerra mondiale, si tenne la cosiddetta conferenza di Postdam nel 1945, nella quale si dettarono alcune linee guida sul modo in cui le forze occupanti avrebbero dovuto rapportarsi al popolo tedesco. La parte occidentale della Germania era occupata da Paesi occidentali (Regno Unito, Francia, USA) e quella orientale dall'URSS. Gli alleati applicarono politiche sempre autonome all'interno delle proprie zone a mano a mano che si appesantiva il clima di guerra fredda tra USA e URSS. Gli USA promossero il cambio di moneta nella parte occidentale del Paese. La reazione sovietica fu immediata e qualche giorno dopo venne annunciato il cambio di moneta anche nella zona orientale. Ciò che col tempo apparve sempre più evidente era l'impossibilità di arrivare a un intesa circa la sistemazione della Germania. La situazione preludeva alla formazione di due Stati separati sul territorio tedesco. Nel 1949 Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna cedettero la sovranità delle rispettive zone di occupazione alla nascente Repubblica Federale tedesca (conosciuta anche come Germania Ovest). Immediata fu la reazione nella parte sovietica dove, dopo pochi giorni, venne formalizzata la costituzione della Repubblica democratica tedesca (conosciuta anche come Germania Est). Nell'ottobre dello stesso anno, inoltre, la Germania Est fu riconosciuta da tutti i Paesi comunisti che, al contrario, non riconobbero la Germania Ovest. Analogamente fecero i Paesi dell'area occidentale. Il divario economico-sociale fra le due parti della Germania fu subito evidente e risultò essere una delle cause principali del flusso incessante di tedeschi dell'Est che fuggivano nella Germania dell'Ovest attratti dalla libertà e dal benessere diffuso. Anche Berlino era divisa in due, ma si trovava per intero dentro la Germania Est. Nell'agosto del 1961 i tedeschi dell'Est costruirono un muro di divisione fra le due parti di Berlino. Il nuovo corso avviato durante gli anni Ottanta da Gorbacev in Unione Sovietica favorì il crollo dei regimi comunisti nel resto dell'Europa. Nel 1989 una serie di imponenti manifestazioni popolari imposero la caduta del regime in Germania Est e la distruzione del muro che divideva Berlino.


Gli anni 1945-1961. Il Cinema della Germania Occidentale.

La Repubblica federale tedesca nell'immediato dopoguerra era fortemente soggetta all'influenza del cinema americano, nonostante la produzione nazionale cominciò a farsi sentire. Il produttore Erich Pommer, che durante il nazismo finì in miseria ed emigrò negli USA, tornò in Germania come cittadino statunitense e divenne il principale responsabile della riorganizzazione dell'industria cinematografica tedesca. Pommer sosteneva che la produzione di film “divertenti” fosse necessaria per la ricostruzione di una società democratica e scelse di lavorare con coloro che fecero il cinema del Terzo Reich, sottomettendoli a un sommario processo di denazificazione. Non tutti però poterono essere reinseriti nell'industria. Ciò nonostante il genere più popolare in quel periodo fu il cosiddetto Heimar Film (film della piccola patria) incentrato su storie d'amore ambientate in provincia. Un altro genere che si affermò in quel periodo fu il Trummerfilm (film di rovine), che affrontava il problema della difficile ricostruzione della Germania. 

Alcuni film tedeschi dei primi anni Cinquanta, si impegnarono a descrivere il conflitto bellico e i suoi effetti sulla popolazione. "L'Uomo Perduto" ("Der Verlorene", r. di Peter Lorre, 1951) per esempio narra la storia di un dottore ossessionato dai delitti commessi in guerra. L'attore protagonista è lo stesso Peter Lorre che, memore della sua esperienza in "M" di Fritz Lang, arricchisce la pellicola con ambigui giochi di ombre e di specchi, presentando una vicenda ricca di riferimenti al cinema prenazista. 


Il  Giovane cinema tedesco  (1962 – 1980).

Nel febbraio 1962 al Festival di Oberhausen ventisei giovani autori della Germania occidentale firmarono un manifesto che dichiarava guerra al vecchio cinema (il cosiddetto "cinema di papà"). All'inizio del 1965 il governo centrale fondò il Kuratorium Junger Deutscher Film (Commissione per il giovane cinema tedesco), un ente che sulla base di sceneggiature presentategli, offriva mutui ai registi che si erano distinti con cortometraggi interessanti. Durante la sua breve vita il Kuratorium finanziò quasi due dozzine di film a budget ridotto, spesso girati in ambienti reali e con attori disposti a guadagnare poco. Queste produzioni, classificate come "Rucksackfilme" ("film zaino"), descrivevano la Germania contemporanea come una terra di matrimoni falliti, sesso promiscuo e contestazione giovanile, attraverso una narrazione di marcata qualità letteraria. Nonostante molti membri del gruppo di Oberhausen dichiararono che il manifesto era sostanzialmente una montatura, alcuni di essi – come Volker Schlondorff e Edgar Reitz – riuscirono a proseguire le proprie carriere diventando punti di riferimento nel decennio successivo.

Uno dei principali esponenti del nuovo cinema tedesco fu Alexander Kluge. Egli era uno dei firmatari del manifsto di Oerhausen e contribuì alla fondazione del Kuratorium. "La ragazza senza storia'"("Abschied von Gestern", r. di Alxander Kluge, 1966) narra la storia di Anita G., la quale vaga per le città cercando di mantenere un lavoro di rappresentante. Alla fine si innamora, rimane incinta e finisce in carcere. Il suo stile ellittico e frammentario lo rese una delle produzioni tipiche del nuovo cinema degli anni Sessanta. 

Gli anni che seguono il manifesto di Oberhausen furono attraversati dal desiderio e dalla speranza di veder realizzato un nuovo percorso nel futuro della cultura tedesca. In questo clima Edgar Reitz vince  il Leone d'argento al Festival di Venezia 1967 per la migliore opera prima con "Mahlzeiten" (1967). Il film narra la vicenda di una studentessa di fotografia che incontra uno studente di medicina. I due si innamorano e coltivano insieme interessi artistici. Alla fine l'uomo si toglie la vita e la donna fugge negli USA con uno statunitense più giovane. 

Altra figura importante di questo periodo, è quella del francese (che però produsse in Germania) Jean Marie Straub. Insieme alla moglie, anche lei francese, Danièle Huillet realizzò film rigorosi sul piano formale e spiazzanti a livello narrativo. In "Cronaca  di Anna Magdalena Bach" ("Chronik der Anna Magdalena Bach", 1968) si narrano i ricordi della seconda moglie del celebre compositore tedesco Johann Sebastian Bach, attraverso riprese di tipo documentario e lunghe performance musicali realizzate tramite solenni e statici PIANI SEQUENZA. Anche per questo l'opera è riconosciuta come un pregevole esempio di minimalismo espressivo. 

Un caso a parte nella cinematografia tedesca di quegli anni è rappresentato da Werner Herzog. Il suo cinema si allontana drasticamente dai temi politici coltivati dai registi tedeschi a lui contemporanei concentrandosi sul rapporto conflittuale ma romantico tra uomo e natura. I personaggi di Herzog sono spesso dei disadattati o dei folli con una missione da compiere destinata inesorabilmente al fallimento. Il suo amore nei confronti del cinema muto lo convinse che immagini di ermetica bellezza potessero esprimere verità mistiche e il suo istinto poetico unito a una certa bizzarria creativa lo portarono ad essere uno dei più influenti cineasti europei degli ultimi decenni. "Aguirre – furore di dio" ("Aguirre Der Zorn Gottes", 1972) narra la vicenda di un condottiero spagnolo che con alcuni uomini a seguito cerca di annettersi l'Amazzonia convinto di trovare il fantomatico Eldorado. Il film venne girato con pochi mezzi ma divenne ben presto un'opera di culto destinata a influenzare un'intera generazione di registi. 

Rainer Werner Fassbinder fu il regista più celebre del nuovo cinema tedesco. La sua complessa personalità e il suo stile di vita autodistruttivo si riflettevano prepotentemente nei suoi drammi teatrali e nei suoi film. Nonostante il forte realismo e la violenza espressiva siano una costante del suo cinema, ciò che si può riscontrare  nella sua opera è un forte debito nei confronti del cinema hollywoodiano e in particolare del melodramma. Il gusto tragico e patetico dei suoi film si fa notare in "Le lacrime amare di Petra Von Kant" ("Die Bitteren Tranen der Petra Von Kant", 1972) dramma da camera al femminile realizzato a inizio carriera. In questa scena la protagonista attende disperata la chiamata della donna che ama senza essere ricambiata. L'ALTEZZA RIBASSATA della camera suggerisce il suo stato di sottomissione e manifesta la sua solitudine emotiva. 

Wim Wenders è il rappresentante di un cinema che pone al centro dell'attenzione personaggi maschili che devono spesso affrontare un percorso di vita o un viaggio. Nei suoi primi film egli ricorre a una narrazione antidrammatica e apparentemente asettica. In "Alice nelle Città" ("Alice in den stadten", 1974) il vagare del protagonista è descritto attraverso CAMPI LUNGHI, panorami e immagini di natura contemplativa che invitano lo spettatore alla riflessione. Queste scelte comportano la creazione di  composizioni suggestive che confermano la ricerca, da parte dell'autore, di una rivelazione visiva quasi astratta. 

Nel 1975 il "nuovo cinema tedesco" era ormai noto e film come "Il Caso di Katharina Blum" ("Die Verlorene Ehre der Katharina Blum", r. di Volker Schlondorff e Margarethe Von Trotta, 1975) ottennero un successo internazionale. La pellicola, che narra la vicenda di una governante incarcerata per aver trascorso una notte con un celebre rapinatore e che per questo viene perseguitata dai media, si rivelò un feroce attacco alla società mediatica nonché al capitalismo sfrenato dei paesi dell'Ovest. 


Dalla caduta del Muro ad oggi. La Storia.

La caduta del Muro di Berlino portò immediatamente al crollo del regime tedesco-orientale. Anche se per l'Unione Sovietica consentire la riunificazione della Germania significava ammettere che un paese del Patto di Varsavia potesse cessare di esistere, non vi si oppose. Da parte loro, le potenze occidentali, temevano il potenziale economico, politico e demografico di una Germania riunificata che rischiava di compromettere il processo di unificazione europea. Grazie alla determinazione del cancelliere federale Kohl, si riuscì tuttavia nel giro di pochi mesi, a portare a termine l'unificazione istituzionale, politica ed economica. Il trattato venne firmato nel 1990 e successivamente ratificato dai parlamenti delle due Germanie. Il 3 ottobre dello stesso anno la DDR assorbita dalla repubblica federale cessò di esistere. Dopo quarantacinque anni di attesa i tedeschi raggiunsero l'unità. La popolazione dell'Est pagò però a caro prezzo questa conquista. L'unificazione fu in realtà una annessione dell'Est all'Ovest. Fu l'Ovest ad imporre le proprie leggi, senza alcun compromesso possibile. Gran parte dell'apparato industriale dell'Est venne dismesso. Le conseguenze sociali si fanno sentire tuttora con un tasso di disoccupazione e di povertà più alto ad Est che a Ovest. Il cancellierato di Kohl durò fino al 1998, anno in cui diventò cancelliere il socialdemocratico Gerhard Schroeder. Nel 2005 divenne cancelliere la cristiano-democratica Angela Merkel, tuttora in carica.


Dalla Caduta del Muro ad Oggi. Il Cinema.

Alla riunificazione del paese, i primi film sulla caduta del Muro vengono realizzati dai cineasti dell'Ovest. Gli anni seguenti vedono la quasi totale scomparsa dei film tedeschi dai festival internazionali. Nel 1991 il peso del cinema tedesco sul mercato interno è del 13,6% rispetto all'80,2% del cinema statunitense e nel 1998 cade al 9,5%. Ciò nonostante nei primi anni Duemila nuovi talenti emergono e il cinema tedesco torna alla luce. Questi giovani registi, spesso autori anche delle sceneggiature, hanno rinnovato notevolmente il settore con opere che si propongono di rivedere in chiave spesso critica o comunque inedita, una serie di episodi della storia tedesca del Novecento. I loro film sono stati premiati nei più importanti festival europei rendendo il cinema tedesco contemporaneo un'industria in crescita. 

"Lola Corre" ("Lola Rennt", r. di Tom Tykwer, 1998) narra la vicenda di una ragazza che cerca di trarre in salvo il fidanzato, finito nei guai con la criminalità organizzata. Nel film i PUNTI DI VISTA inaspettati uniti a un MONTAGGIO rapido, richiamano la cultura popolare e l'estetica del videogioco. Il regista offre inoltre alla protagonista tre destini alternativi all'interno di universi paralleli in uno stile postmoderno che rimanda all'arte del videoclip. 

"Good Bye, Lenin!" (r. di Wolfgang Becker, 2003) narra la vicenda di Christiane, ferrea sostenitrice del DDR, che cade in coma poco prima della caduta del muro. Al suo risveglio i figli fanno di tutto per non farle intuire che il Paese è finito nelle mani dei capitalisti. Nonostante il TONO leggero, il film propone uno spaccato della società tedesco-orientale negli anni immediatamente successivi alla caduta del Muro, ironizzando sul futuro della nuova Germania capitalista. Il successo inaspettato del film fu enorme, tanto da diventare uno dei più grandi incassi nella storia del cinema tedesco. 

"I Ragazzi del Reich'"("Napola – Elite fur den Fuhrer", r. di Dennis Gansel, 2004) è ambientato durante il nazismo e narra la vicenda di Friedrich Weimer, un giovane di estrazione proletaria che grazie al suo talento nella boxe viene reclutato da una scuola militare che si occupa di formare nuove reclute per il Terzo Reich. Ma col passare del tempo il ragazzo inizia a rendersi conto delle brutalità che la scuola esercita sui giovani. Il film si presenta come una rivisitazione in chiave critica delle violenze fisiche e psicologiche esercitate dal regime nazista su coloro che si prefiggevano di trovare un impiego nel partito. Il film, molto interessante anche sul piano espressivo, aprì la strada a una serie di pellicole che rivisitarono l'era nazista in modo assai personale e alternativo. 

Tra i registi più interessanti degli ultimi decenni si deve menzionare senz'altro la figura atipica di Fatih Akin. Nato ad Amburgo da genitori turchi, il suo cinema presenta spesso vicende dense di sottile umorismo e drammi carichi di romanticismo. I suoi personaggi, spesso immigrati turchi, si muovono in una Germania poco clemente ma variegata, in cui le relazioni interpersonali sono spesso frutto di gioie, delusioni e ripensamenti. "La Sposa Turca" ("Gegen Die Wand", 2004) narra la vicenda di due persone che si conoscono in un ospedale psichiatrico e decidono di sposarsi per convenienza. Alla fine i due si innamorano ma il destino e le barriere sociali li dividono. Il film premiato con l'Orso d'oro al festival internazionale del cinema di Berlino può essere considerato come uno degli esempi più riusciti della cinematografia tedesca contemporanea. 

"Le Vite degli Altri'"("Der Leben der Anderen", r. di Florian Henkel Von Donnersmarck, 2006) è ambientato nel 1984 e narra la vicenda di un drammaturgo tedesco che a Berlino Est viene spiato dalla polizia statale (la temuta Stasi). Il capitano Gerd Wiesler, inizialmente un ferreo sostenitore della DDR, ascoltando i dialoghi tra lo scrittore e la sua compagna, prende a cuore la coppia e alla fine tenterà di salvarla. Il film, premiato con l'Oscar, si palesa come un feroce attacco al rigido sistema della Germania orientale denunciando le pressioni e la prepotenza con cui venivano trattati gli artisti che operavano nel settore comunista della Germania dell'est. L'INTRECCIO, tipico del Thriller, sfodera meccanismi classici del genere quali McGuffin e focalizzazione narrativa esterna.  


luglio 2021

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