IL LINGUAGGIO AUDIOVISIVO


Il linguaggio audiovisivo è in realtà un macrolinguaggio, risultante della fusione di più linguaggi costitutivi.  Le opere realizzate con il linguaggio audiovisivo hanno bisogno dell'apporto separato e convergente delle specifiche varianti di altri linguaggi. Ognuno di essi è a sua volta una versione particolare di linguaggi più generali, preesistenti a quello audiovisivo. Si tratta di linguaggi con proprie autonome tradizioni, evoluzioni e regole e che, integrati nel più complesso linguaggio audiovisivo, si adattano e si trasformano dando vita a varianti linguistiche.


IL LINGUAGGIO FOTOGRAFICO

La ripresa audiovisiva è in parte debitrice del linguaggio della fotografia fissa. Si distingue da quella, però, grazie al continuo movimento (della camera, dei personaggi, degli oggetti…) ed altre caratteristiche. Nelle opere audiovisive è un compito del regista definire l'inquadratura, e sono l’operatore e i suoi assistenti a tradurla in pratica. Una serie di altre figure intervengono in postproduzione per altri aspetti della resa figurativa, ad esempio relativamente agli effetti speciali. Le caratteristiche di questo linguaggio sono affrontate nella sezione dedicata all'inquadratura


In questa sequenza di "Viale del tramonto" ("Sunset Boulevard", r. di Billy Wilder, 1950, USA) Norma Desmond, una ex diva del muto, si illude di poter di nuovo entrare nel mondo del cinema, grazie al regista DeMille. Assiste così alle riprese con sonoro in un tipico ALLESTIMENTO interno a un teatro di posa. Si mostrano anche gli uffici degli Studios in cui gli sceneggiatori lavoravano.


In questa scena di "Effetto notte" ("La nuit américaine", r. di François Truffaut, 1973, FR, IT) viene visualizzata la pratica dei giornalieri, quando parte della troupe si ritrovava il giorno dopo le riprese, una volta che erano state consegnate le copie stampate delle scene girate, per commentarle.


In questa scena di "RKO 281 - La vera storia di Quarto potere" ("RKO 281", r. di Benjamin Ross, 1999, USA, UK) viene ricostruita, anche se in modo un po' fantasioso, la realizzazione di un passaggio fondamentale di Quarto potere (1941), in cui il regista Welles e il direttore della fotografia Greg Toland effettuarono angolazioni estremamente dal basso. 



IL LINGUAGGIO DELL'ILLUMINAZIONE

Il linguaggio dell'illuminazione gestisce non solo la quantità di luce, ma anche la sua collocazione e le sue caratteristiche. L’arte di illuminare, cioé di collocare fonti di luce artificale sul soggetto, era una competenza di qualche corrente pittorica, poi si è allargata al teatro, quindi è divenuta patrimonio di quei fotografi che lavorano negli interni e dei light designer che illuminano interni e spazi urbani. In campo audiovisivo sono il direttore della fotografia e i tecnici che lui coordina che si occupano di questo ambito. La resa luministica è modificata anche da specifici tecnici in postproduzione.  Le caratteristiche di questo linguaggio sono affrontate nella sezione dedicata alla resa luministica


In questa scena di "Cantando sotto la pioggia" ("Singin' in the Rain", r. di Stanley Donen e Gene Kelly, 1952, USA) i due protagonisti entrano in un tearo di posa  azionando l'abbondante parco di illuminatori tipico della vecchia Hollywood.


"L'ombra del vampiro" ("Shadow of the Vampire", r. di Elias Merhige, 2000, USA, UK, LU) descrive in maniera fantasiosa il making di Nosferatu il vampiro del 1922. Nella sequenza di inizio viene ricostruita le modalità di ripresa e illuminazione tipiche degli anni Venti.



IL LINGUAGGIO DELL'AMBIENTAZIONE

Il linguaggio dell'ambientazione  consente, attraverso la costruzione di ambienti (allestimento) o la scelta di ambienti già esistenti (location) e la costruzione o scelta di oggetti (arredamento), di far interagire i personaggi con la realtà vera o fittizia che li circonda. Il linguaggio dell'ambientazione è una variante di quelli più generali dell'architettura, dell'arredamento e del design, ed è strettamente imparentato col linguaggio scenografico teatrale. I professionisti che vi lavorano sono lo scenografo e i suoi collaboratori. Le caratteristiche di questo linguaggio sono affrontate nella sezione dedicata alla scenografia


In questa sequenza di "Viale del tramonto" ("Sunset Boulevard", r. di Billy Wilder, 1950, USA) Norma Desmond, una ex diva del muto, si illude di poter di nuovo entrare nel mondo del cinema. Assiste così alle riprese con sonoro in un tipico allestimento di un teatro di posa di uno Studios hollywoodiano. 


La scenografia di questa scena di "Cantando sotto la pioggia" ("Singin' in the Rain", r. di Stanley Donen e Gene Kelly, 1952, USA) è costruita con una prospettiva forzata: la pedata e l'alzata dei gradini hanno una dimensione sempre più ridotta verso il fondo per dare l'illusione della prospettiva e assicurare una forte profondità di immagine..


In questa scena di "Effetto notte" ("La nuit américaine", r. di François Truffaut, 1973, FR, IT) è visibile il carattere fittizio dell'allestimento scenografico. 


In questa clip abbiamo montato insieme tre spezzoni tratti da "Mezzogiorno e mezzo di fuoco" ("Blazing Saddles", r. di Mel Brooks, 1974, USA) in cui si vede l'ALLESTIMENTO SCENOGRAFICO tipico di un western. La storia è comico-demenziale: gli abitanti di un villaggio ne allestiscono uno finto per ingannare i banditi e assalirli di sorpresa. La camera però, a un certo punto, si stacca dall'"azione" e panoramica verso... dei teatri di posa cinematografici veri.


In questa scena de "Il giorno della locusta" ("The Day of the Locust", r. di John Schlesinger, 1975, USA), ambientato nella Hollywood degli anni Trenta, crolla l'intero ALLESTIMENTO scenografico di un film in costume all'interno di un teatro di posa.



IL LINGUAGGIO DELLA CARATTERIZZAZIONE

Il linguaggio della caratterizzazione si occupa dell'immagine esterna dei personaggi, siano essi i presentatori di un varietà oppure i protagonisti di una fiction: essi devono essere vestiti, truccati e acconciati in maniera coerente rispetto all'opera. Il linguaggio della caratterizzazione deriva, per quanto riguarda la fiction, dal mondo del teatro, e per quanto riguarda le opere tv dal mondo di spettacoli quali il circo, il varietà, il vaudeville, la rivista... A loro volta questi linguaggi sono parte di tradizioni linguistiche più ampie, dalle quali solitamente provengono i quadri e i tecnici delle realizzazioni cinetelevisive: le arti e le industrie della moda, del make-up e dell’acconciatura. Le caratteristiche di questo linguaggio sono affrontate nella sezione dedicata al costume, e al make-up.


"Mephisto" (r. di István Szabó, 1981, HU) narra di un attore che durante il nazismo "vende la sua anima" ai gerarchi, in cambio di riconoscimenti e successo. A teatro, però, questa sua viltà non si coglie affatto nella forza con cui, protetto dal COSTUME e dal MAKE-UP di scena, interpreta la parte di Mephisto, cioè quella del diavolo tentatore del "Faust". 



IL LINGUAGGIO DEL CORPO

I narratori dei programmi tv e gli attori della fiction gestiscono il linguaggio parlato e quello del corpo, fatto di movimenti, gesti, mimica e voce. La derivazione è teatrale per quanto riguarda la fiction e legata alla rivista e all'avanspettacolo per quanto riguarda i programmi tv. Nel cinema e nella tv la recitazione è sotto la responsabilità del regista, mentre i dialoghi e i movimenti più importanti sono decisi prima, in fase di sceneggiatura o di preparazione. Gli attori ed i presentatori sono i protagonisti di questo linguaggio. Le sue caratteristiche sono affrontate nella sezione dedicata alla interpretazione


In questa scena di "Effetto notte" ("La nuit américaine", r. di François Truffaut, 1973, FR, IT) l'attrice interpretata da Valentina Cortese non riesce a recitare la sua parte e obbliga la troupe a diversi ciak.



IL LINGUAGGIO DEL MONTAGGIO

Il montaggio è l'unico dei linguaggi costitutivi che non ha alcuna somiglianza o parentela con altri (se non, vagamente, con il fumetto): è nato con il cinema e la tv e non potrebbe esistere in nessun altro luogo. Nei programmi tv in presa diretta il compito del montaggio spetta al regista e ai suoi collaboratori in sala regia. Negli altri casi spetta al montatore ed ai suoi collaboratori. Le caratteristiche di questo linguaggio sono affrontate nella sezione dedicata al montaggio.


Usando una tipica moviola verticale statunitense il protagonista di "Blow Out" (r. di Brian De Palma, 1981, USA) "mette a sincro" la pellicola con le immagini e il nastro magnetico del suono per individuare da dove è partito il colpo d'arma da fuoco che ha colpito l'auto in transito.



IL LINGUAGGIO DEL SUONO

Il linguaggio del suono consente, lavorando sui suoni ambientali (utilizzandone di preregistrati oppure creandoli ex novo) e sulla ripresa sonora, non solo di rendere chiaramente percepibile lo sviluppo sonoro della narrazione, ma anche di creare un'atmosfera che influisce grandemente sull’impressione che lo spettatore ricava dall'opera. Il linguaggio del suono in ambito cinetelevisivo è una variante specifica del più generale linguaggio sonoro che è utilizzato nei programmi radio. Nelle opere cinetelevisive si occupano di questo linguaggio i tecnici del suono e i loro assistenti e, lavorando anche sulla traccia musicale, gli addetti alla postproduzione audio.  Le caratteristiche di questo linguaggio sono affrontate nella sezione dedicata al sonoro.


In questa scena di "Cantando sotto la pioggia" ("Singin' in the Rain", r. di Stanley Donen e Gene Kelly, 1952, USA) si ripercorrono scherzosamente le problematiche tecniche dei primi anni del sonoro. Le macchine da presa erano molto rumorose e dunque si doveva riprendere dentro a delle cabine.


In questa scena di "Effetto notte" ("La nuit américaine", r. di François Truffaut, 1973, FR, IT) si mostra una tipica ripresa di rumori per il cinema. 


Il protagonista di "Blow Out" (r. di Brian De Palma, 1981, USA) riprende con un microfono "fucile", registrando col suo Nagra, una serie di suoni d'ambiente. In questo modo registra però inavvertitamente anche i suoni di un incidente che si rivelerà essere, in realtà, un attentato. 



IL LINGUAGGIO DELLA MUSICA

La musica svolge nelle opere audiovisive funzioni diverse. Nei casi più semplici l'autore può far ricorso a librerie musicali, altrimenti deve inventare dei pezzi o, come nei film, delle colonne musicali piuttosto complesse. In quest'ultimo caso il lavoro è simile a quello del classico compositore, negli altri casi è più vicino alla creazione di musica pop o di stacchi musicali per i programmi radio. I compositori, i musicisti e gli addetti alla postproduzione audio sono coloro che utilizzano questo linguaggio in ambito cinetelevisivo. Le caratteristiche di questo linguaggio sono affrontate nella sezione dedicata alla musica.


In questa scena di "Cantando sotto la pioggia" ("Singin' in the Rain", r. di Stanley Donen e Gene Kelly, 1952, USA) si mostra come erano le sale cinematografiche di lusso alla fine degli anni Venti, alla vigilia dell'invenzione del sonoro: una intera orchestra suonava la musica per film dal vivo.



IL LINGUAGGIO GRAFICO

Con il linguaggio della grafica si costruiscono gran parte delle visualizzazioni che colpiscono i nostri occhi lungo le strade: pubblicità, manifesti politici, scritte, segnali, ecc. Nelle opere cinetelevisive viene utilizzato per i titoli e gli interventi grafici, e fuori dalle opere, ma profondamente collegate ad esse, nella cartellonistica e nei siti web che le pubblicizzano. Questo linguaggio viene affrontato nella specifica sezione.


I titoli di testa di "Cantando sotto la pioggia" ("Singin' in the Rain", r. di Stanley Donen e Gene Kelly, 1952, USA) sono preceduti dall'apparizione dei tre personaggi principali, presentati con un intervento grafico sui loro ombrelli. Da notare che la musica comincia con l'apparizione del logo della casa di produzione. 


"L'ombra del vampiro" ("Shadow of the Vampire", r. di Elias Merhige, 2000, USA, UK, LU) descrive in maniera fantasiosa il making di Nosferatu il vampiro del 1922. Sono presenti diversi intertitoli, anche se elaborati graficamente in maniera moderna.