IL MONTAGGIO


Guardando un'opera cinetelevisiva il pubblico ha una impressione di continuità e non si accorge che il film è costituito da una serie di "pezzi": le inquadrature. Tra due inquadrature c'è sempre un "taglio", uno "stacco", il passaggio invisibile tra un segmento di ripresa e un altro. In un film ci sono centinaia di inquadrature diverse, e centinaia di stacchi. Il montaggio è il linguaggio che si incarica di unire tutte queste inquadrature in modo da ricostruire e rafforzare il senso del racconto.

Ogni film, ogni epoca della storia del cinema, ogni artista, ogni cultura, ha la sua particolare concezione di montaggio. Nei primordi del cinema il montaggio non esisteva: i film erano una sorta di teatro filmato. La camera si limitava a riprendere senza stacchi quel che si trovava davanti. Con l'affinarsi del linguaggio cinetelevisivo si è affermato il découpage, ovvero la scomposizione della scena in tante inquadrature originate da diversi punti di ripresa e la loro successiva ricomposizione. In poche parole nella gran parte delle opere cinetelevisive per descrivere un'azione o un dialogo o altro, si girano segmenti di quella scena da diverse distanze e angolazioni. Questa scomposizione avviene nella fase della realizzazione coordinata dal regista. Nella successiva fase di montaggio avviene la ricomposizione di quei pezzi di scena in modo da ricostruire un racconto fluido, apparentemente senza stacchi. 

In questo senso il montaggio è strettamente associato alle scelte compiute dal regista durante le riprese. Poniamo ad esempio che un personaggio sia ripreso nella stessa posizione sia in PP che in CM e che queste due inquadrature vengano poi montate una di seguito all'altra. Se il regista avesse ripreso il personaggio anche in FI, il montatore avrebbe avuto a disposizione ulteriori possibilità, se fosse stato girato solo il PP, ne avrebbe avuta una sola. Dunque l'articolazione concreta di una sequenza in una serie di inquadrature è responsabilità del regista quanto del montatore. Il regista ha la possibilità di "predeterminare", almeno a grosse linee, le caratteristiche del montaggio attraverso l'approntamento del materiale. Sul piano linguistico, una volta che il film è stato montato, risulta difficile individuare le responsabilità del regista e quelle del montatore. La ragione di un montaggio poco efficace, ad esempio, potrebbe risiedere nella scarsa qualità del girato che ha lasciato poche possibilità di scelta al montatore. Per questo si intenderà in questa sede col termine montaggio, una serie di scelte linguistiche che in realtà appartengono almeno in parte anche alla regia. Si tenga però presente che sul piano realizzativo quando si parla di montaggio si intende una fase della lavorazione alla quale molto spesso il regista non partecipa.

Montaggio e drammaturgia

La ricomposizione non si limita semplicemente a rimettere insieme i pezzi sparsi delle diverse riprese, ma ricostruisce la drammaturgia. La drammaturgia è la narrazione che definisce eventi e personaggi, descrive gli ambienti, determina il tono, il punto di vista e la densità narrativa e, infine, orchestra tutti questi elementi per dar vita ad un racconto che sia chiaro e intrighi il pubblico. Nelle opere cinetelevisive essa è "immaginata" e trascritta a parole nella sceneggiatura, ma è nel montaggio trova la sua ultima e definitiva verifica. Nella sceneggiatura la drammaturgia è abbozzata tenendo conto che essa dovrà essere tradotta in immagini. Ma quando le immagini sono effettivamente realizzate, ma ancora non ricomposte, la drammaturgia può subire drastici cambiamenti. La responsabilità che in questo senso grava sulla fase di montaggio è enorme e si può ben dire dunque che il montaggio partecipa attivamente alla drammaturgia. Nel caso in cui le potenzialità del linguaggio del montaggio non siano ben sfruttate, si ottengono risultati opposti a quelli desiderati: la drammaturgia si sfarina e si indebolisce. Per esempio se la drammaturgia del film desumibile dalla sceneggiatura prevedeva una scena tranquilla centrata sulla descrizione dei comportamenti del personaggio, il taglio delle riprese e le caratteristiche del montaggio potrebbero sconvolgerla facendola apparire tesa ed inquietante.

Le relazioni che intercorrono tra drammaturgia prevista in fase di sceneggiatura e montaggio possono essere di tre tipi:

- conferma. Il montaggio cerca di restituire visivamente gli elementi drammaturgici così come erano stati immaginati e scritti;

addizione. Alcuni passaggi drammaturgici non è possibile prevederli poichè hanno caratteristiche strettamente visive, e possono essere manipolati solo dopo le riprese. Per esempio, per rendere l'idea che due azioni accadono contemporaneamente si può usare la figura del montaggio alternato, dove le inquadrature di un evento vengono seguite da quelle di un altro per poi riproporsi successivamente in un continuo rincorrersi. Si tratta di una drammatizzazione che non può essere scritta nella fase di sceneggiatura;

- sottrazione. Il montaggio permette anche una verifica della tenuta drammaturgica dell'opera. E' quella la sede dove, ad esempio, alcuni passaggi del racconto possono essere soppressi, perché ritenuti poco significativi o d'ostacolo alla progressione o alla chiarezza espositiva.

Conferma, addizione e sottrazione avvengono attraverso delle figure di montaggio, ovvero delle procedure che servono a tradurre il racconto con il linguaggio del montaggio. Potremmo dire che costituiscono la sua sintassi. Le possibilità del linguaggio del montaggio sono infinite, ma la gran parte delle opere utilizzano queste figure, ovvero delle modalità codificate di messa in serie delle inquadrature, così come il linguaggio parlato si serve di strutture fisse di messa in serie delle parole, ad esempio soggetto-verbo-complemento oggetto.

Montaggio interno alle scene/sequenze

Il montaggio consiste dunque prima di tutto nella ricostruzione e rafforzamento della drammaturgia del film e ciò avviene attraverso la selezione e messa in serie delle inquadrature. Una volta scelte le inquadrature e dunque ricostruita la drammaturgia, si deve però anche decidere in quale esatto punto tagliarle per poi successivamente unirle. Ad ogni stacco tra una inquadratura e l'altra corrisponde, infatti, un attacco. Gli attacchi non sono mai casuali, seguono diverse regole linguistiche, anche se non mancano numerose eccezioni e possibilità di violazione. Se le figure di montaggio sono la sintassi del linguaggio del montaggio, gli attacchi ne costituiscono l'ortografia. Decidere di tagliare qualche fotogramma da una inquadratura non necessariamente compromette la drammaturgia, ma permette di governare sul piano visivo lo spazio e il tempo in modo da restituire un racconto il più possibile fluido (dove non ci si accorga degli stacchi) e comprensibile.

Già in fase di sceneggiatura vi è una forte manipolazione del tempo e dello spazio attraverso i processi di esposizione: il racconto cinematografico sviluppa una serie di eventi la cui durata nella vita reale è minore di quella rappresentata nel film. Il montaggio interviene per un'ulteriore selezione internamente alle scene ed alle sequenze attraverso la "sottrazione di tempo". Ad esempio, grazie ad un accurato utilizzo degli attacchi di montaggio, una camminata che nella realtà durerebbe qualche minuto potrebbe essere resa con pochi secondi. Vi sono però alcuni momenti in cui il tempo è dilatato rispetto alla realtà. Ad esempio le scene che mostrano incidenti o altre catastrofi sono di solito "tirate" molto più a lungo di quanto durano solitamente nella vita reale, con ralenti e ripetizioni. 
Anche lo spazio è manipolato grazie al montaggio. Se si stacca su un personaggio che esce da una stanza e lo si riprende mentre entra in un'altra, lo spettatore è portato a pensare, grazie al montaggio, che il personaggio abbia percorso un tratto di cammino anche senza che questo sia stato visualizzato. 
Per ottenere questi effetti "illusionistici", però, si rispetta una grammatica implicitamente concordata tra autori e pubblico che disciplina per l'appunto il passaggio da una inquadratura e l'altra, cioè la fattura degli attacchi.

Montaggio tra sequenze

Il montaggio serve anche a non far apparire innaturale, ma dotato di senso, il salto di tempo e/o di spazio che esiste tra le sequenze in modo da legarle  in un continuum narrativo. Una sequenza è costituita da una o più scene che raccontano una stessa azione; dunque quando si uniscono due sequenze vi è un salto di tempo e/o di luogo e anche di azione. L'attacco che le unisce non è come quello interno alle sequenze, che non vuol farsi notare. Al contrario si tratta di attacchi che solitamente intendono sottolineare il salto temporale o spaziale o di azione, ma allo stesso tempo dimostrare con speciali richiami che il pubblico è immerso nella stessa trama; per questo vengono chiamati raccordiSolitamente sono coordinati con il suono e la musica e comunicano apertamente, magari con effetti di transizione, che è passato molto tempo, oppure che il film "si sposta" in un altro luogo.

Il ritmo

Con il montaggio si decidono dunque quali inquadrature inserire, come unirle dentro e fuori le sequenze, e quindi quali tagli effettuare, ma si decide anche il numero di quei tagli. A parità di scelta di inquadrature, di attacchi e di raccordi, infatti, ci possono essere più o meno tagli. Per esempio se si monta un dialogo tra due persone: la messa in sequenza porta a scegliere il PP dell'uno e dell'altro utilizzando per unirli i classici attacchi di inquadrature simmetriche. A questo punto si può scegliere però, per visualizzare lo stesso dialogo, quante volte passare da un PP all'altro, semplicemente spezzando le inquadrature, facendole durare meno e apparire più spesso. La durata complessiva della sequenza alla fine non cambierebbe.  Altro esempio: se due auto si inseguono, si può decidere di rappresentare l'azione, a parità di tempo, con molte inquadrature o con poche. E' come per la musica: una stessa melodia può essere suonata con un ritmo più veloce o più lento. La percezione di un ritmo lento o sostenuto in un film o in una sequenza è qualcosa di estremamente soggettivo. Dipende dalla cultura, dall'età e dal patrimonio visivo del pubblico. In ogni caso, in termini molto generali, si può dire che un ritmo veloce aiuta ad attivare emozioni come l'ansia e stimola una partecipazione psicofisica, mentre uno lento può favorire una maggior disposizione alla riflessione o alla ricezione di informazioni e favorire la distensione. La maggior parte dei film, comunque, offrono un alternarsi di ritmi diversi, secondo la tipologia della sequenza. 


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Il montaggio
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Scheda di lavoro sul montaggio.
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