IL CINEMA ITALIANO FINO AGLI ANNI '10


Anche l'Italia ebbe il suo pionere: Filoteo Alberini che fece brevettare nel 1895 una macchina da presa, non certo perfezionata quanto quella dei fratelli Lumiére, comunque. Il centro della produzione (che prese a prestito molti tecnici e attori francesi) fu Torino, fino all'avvento del fascismo. L'industria cinematografica italiana si sviluppò a partire dal 1905 intorno a tre grosse case di produzione: la Cines di Roma, la Ambrosio e la Itala di Torino. La città dove si concentrava la realizzazione dei film italiani era Torino. All'inizio la produzione imitò quella francese anche nel genere film d'arte, poi a partire dal 1908 con il successo della prima versione de Gli ultimi giorni di Pompei si sviluppò il genere che oggi definiremmo epico-storico. Spesso di ambientazione romana, il genere risentiva dell’ideologia imperialista allora dominante: l’Italia cercava spazi di conqusita coloniale in Africa (l’invasione della Libia è del 1911). Altri successi internazionali furono La caduta di Troia, r. di Pastrone, 1910), Quo Vadis? (r. di E. Guazzoni, 1913) e soprattutto Cabiria (r. di Pastrone, 1914). La sceneggiatura di Cabiria era firmata da Gabriele D'Annunzio, ma in realtà era opera di Pastrone, D'Annunzio scrisse poi le didascalie, piuttosto retoriche. Pastrone fece costruire enormi scenari, non più i teloni alla Méliès ma vere e proprie costruzioni, gigantesche, pitturate, stuccate, e utilizzò grandi masse di comparse. Per la prima volta la macchina da presa era montata su carrello e si muoveva parallelamente alle scene per sottolineare il movimento delle masse, o in avanti per evidenziare un personaggio o indietro per mettere in rilievo l'ambiente, aggiungendo così al linguaggio cinematografico un pezzo estremamente significativo. Inoltre nel suo film Pastrone usò la luce artificiale a fini estetici: prima le lampade elettriche erano usate solo come surrogato della luce solare, ora invece servivano per chiaroscuri e controluce. Archimede che incendia le navi romane è ripreso in PPP con una luce dal basso che crea un forte impatto. Il film era pieno di scene, per l'epoca, sensazionali e grandiose che influirono tra l'altro sulla produzione statunitense di De Mille e di Griffith. Un ex scaricatore di porto genovese, Bartolomeo Pagano, faceva la parte del muscoloso Maciste, un personaggio che poi sarà reintepretato per decenni.

 

Nel III secolo a.C. durante l'ultima guerra punica, la piccola Cabiria è rapita dai Fenici che la vendono ai Cartaginesi, i quali vogliono immolarla al dio Moloch. Il romano Fulvio Axilia, con il suo amico Maciste la sottrae al sacrificio, riuscendo a farla fuggire. Gli anni passano e mentre Annibale valica le Alpi, Siracusa è presa d'assedio dei romani che sono respinti grazie agli specchi ustori di Archimede. Intanto Cabiria, fattasi adulta, giunge alla corte di Sofonisba regina idumea che ha ripudiato il marito Massinissa unitosi ai romani per convivere con Siface, uno dei luogotenenti di Asdrubale e fratello di Annibale. Frattanto Scipione sbarca in Africa e al suo seguito c'è Fulvio Axilia. Questi, venuto a conoscenza che Cabiria è schiava di Sofonisba avverte il suo amico Maciste; entrambi, dopo la vittoriosa battaglia di Zama, liberano la fanciulla restituendole la libertà sottrattagli al tempo dai cartaginesi.

Nel III secolo a.C. durante l'ultima guerra punica, la piccola Cabiria è rapita dai Fenici che la vendono ai Cartaginesi, i quali vogliono immolarla al dio Moloch. Il romano Fulvio Axilia, con il suo amico Maciste la sottrae al sacrificio, riuscendo a farla fuggire. Gli anni passano e mentre Annibale valica le Alpi, Siracusa è presa d'assedio dei romani che sono respinti grazie agli specchi ustori di Archimede. Intanto Cabiria, fattasi adulta, giunge alla corte di Sofonisba regina idumea che ha ripudiato il marito Massinissa unitosi ai romani per convivere con Siface, uno dei luogotenenti di Asdrubale e fratello di Annibale. Frattanto Scipione sbarca in Africa e al suo seguito c'è Fulvio Axilia. Questi, venuto a conoscenza che Cabiria è schiava di Sofonisba avverte il suo amico Maciste; entrambi, dopo la vittoriosa battaglia di Zama, liberano la fanciulla restituendole la libertà sottrattagli al tempo dai cartaginesi.

 

Durante gli anni Dieci una serie di attrici divennero immensamente popolari. I film di cui erano protagoniste ritraevano soprattutto storie di passioni e intrighi dell'alta borghesia o dell'aristocrazia, miscelando erotismo e tragedia, ricchi costumi e inerni lussuosi. In qualche modo riproducevano contemporanei fenomeni divistici in ambito teatrale (Eleonora Duse). I loro personaggi erano donne fatali e crudeli che provocavano spesso il suicidio di chi le amava, oppure vittime tragiche di un destino avverso. Il primo successo di questo genere (chiamato Diva Film) fu Ma l'amor mio non muore (r. di M. Caserini) con Lyda Borelli. Rivale di questa attrice fu soprattutto Francesca Bertini che arrivò al successo con Assunta Spina (r. di G. Serena, 1915), un dramma (da S. Di Giacomo) di gelosia, vendetta, tradimento. Alcuni di questi film avevano una impronta desisamente dannunziana. Il fuoco (r. di G. Pastrone, 1915) e Tigre reale (r. di G. Pasterone, 1916) sono esaltazioni in chiave decadente dell'amore che può trasgredire qualsiasi regola morale del tempo. Questo genere, come anche quello storico, sparì all'inizio degli anni Venti, travolto dalla crisi del cinema italiano.

 



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