IL CINEMA USA NEGLI ANNI '80


La rinascita di Hollywood

Gli Studios vinsero la loro scommessa. Film come American Graffiti (r. di George Lucas, 1973), Il padrino (The Godfather, di Francis Ford Coppola, 1972), L'esorcista (The Exorcist, di William Friedkin, 1973), girati da giovani registi e con investimenti limitati, divennero campioni d'incassi. I film dei giovani che contestavano Hollywood permisero ad Hollywood di uscire dalla crisi. 

A metà degli anni '70 il clima politico cominciò a mutare con l'affievolirsi della contestazione giovanile e alcuni dei "movie brats" ("ragazzacci del cinema") si affezionarono al successo realizzando per Hollywood film che della New Hollywood e del suo spirito innovatore avevano ormai ben poco. I record d'incassi che conseguirono consolidarono la ripresa di Hollywood: Lo squalo (Jaws, r. di Steven Spielberg, 1975), Guerre stellari (Star Wars, r. di George Lucas, 1977), Rocky (r. di John Avildsen, 1976) e Incontri ravvicinati del terzo tipo (Close Encounters of the Third Kind, r. di Steven Spielberg, 1977). Alcuni registi della ex New Hollywood, così, dimenticando opportunamente i propri precedenti convincimenti, divennero i nuovi leader dell'industria. Lucas non solo rilanciò la fantascienza come genere popolare ma fondò la più importante agenzia di effetti speciali, la Industrial Light & Magic. Spielberg divenne la gallina dalle uova d'ora di Hollywood battendo varie volte i record mondiali di incassi con E.T. the Extra-Terrestrial (1982) e Jurassic Park (1993, con due sequel). Ai vertici delle classifiche andò anche I predatori dell'arca perduta (Raiders of the Lost Ark, di Steven Spielberg, 1981, poi tre sequel). Gli Studios promossero la politica del sequel, prima riservato ai film di serie B: Il padrino, Rocky, Rambo, Star Trek, Guerre stellari, Terminator, Batman e altri divennero "franchise", da cui trarre sequel, prequel, spin-off, serie-tv, fumetti e gadgets. Gli Studios puntarono tutto sul blockbuster: film a grosso investimento (i costi medi di produzione triplicarono nel corso degli anni '80), che "devono" far guadagnare soldi, preceduti da enormi campagne pubblicitarie.


La restaurazione degli anni '80

Negli anni '80, sotto la presidenza Reagan, gli USA superarono i complessi della sconfitta in Vietnam e tornarono ad una politica estera aggressiva rilanciando anche la Guerra Fredda contro l'URSS, mentre sul terreno interno si tornava indietro sul piano dei diritti civili, i lavoratori venivano sconfitti in una serie di storici scioperi e gli studenti smisero di contestare. Il pubblico chiedeva di non pensare e Hollywood, uscita dalla crisi, si trovò del tutto a suo agio nell'accontentarlo. Tornarono l'eroe forte e vincente (compresi i superuomini: Superman, r. di Richard Donner, 1978 con tre sequel negli anni '80), la secca divisione tra buoni e cattivi, le psicologie semplificate. Nei film le autorità non furono più viste così male: tornarono di moda re e aristocrazie, condottieri e soldati buoni, famiglie luminose e prive di contraddizioni. Vennero aboliti i finali drammatici o aperti e si riabilitò l'happy end. Si diffuse il termine high concept: è il film costruito intorno ad una idea semplice e che potrebbe essere riassunto in uno slogan. Lo stile di ripresa tornò ad essere quello classico, privilegiando il teatro di posa invece della location e i virtuosismi dei movimenti di macchina servivano solo a magnificare gli effetti speciali e le scenografie, sempre più costose. Il montaggio si fece più veloce, per un pubblico che ormai si era abituato al ritmo degli spot pubblicitari. Vennero aboliti i tempi morti e tutte le scene che "non spingevano avanti" il film. I generi regredirono ai vecchi modelli. La commedia romantica resuscitò la donna in attesa del principe azzurro (Pretty Woman, r. di Garry Marshall, 1990), il war film riabilitò il militarismo (Top Gun, r. di Tony Scott, 1986), il noir ritrovò la dark lady (Brivido caldo, Body Heat, r. di Lawrence Kasdan, 1981). Nacquero nuovi generi e se ne rinnovarono altri, sempre sotto il segno degli alti budget, dell'evasione dalla realtà e dell'assenza di spirito critico. 
A questa nuova fase corrispose anche una nuova generazione di attori e attrici, riconoscibili più per la bellezza e la prestanza fisica che per la bravura (anche se alcuni di loro, invecchiando, hanno saputo offrire poi prove notevoli). Tra i vari: Tom Cruise, Demi Moore, Sylvester Stallone, Arnold Schwarzenegger, Harrison Ford, Bruce Willis, Kevin Costner, Michael Douglas, Richard Gere, Julia Roberts, Kim Basinger, Kathleen Turner.


La fruizione

Nel corso degli anni '80 diminuirono seccamente i cinema d'essai, assestandosi poi su un numero ininfluente. I film stranieri sparirono dalle sale USA. Chiusero le sale di seconda e terza visione: i film cominciarono ad essere stampati con un grande numero di copie per essere distribuiti a tappeto solo in prima visione, raccogliere il massimo e poi lasciare rapidamente il posto ad un'altra pellicola. Si diffusero ovunque i multiplex, complessi a volte indipendenti, altre volte aggregati a grandi centri commerciali e che offrivano più di tre schermi. Erano già apparsi negli anni '60, poi erano aumentati negli anni '70 e negli anni '80 occuparono completamente il mercato. Negli anni '90 sarebbero aumentati i megaplex, edifici con più di 15 schermi. Si costituirono enormi catene di sale, multinazionali quali l'AMC (più di 5000 schermi), la Regal (quasi 7.000), Cinemark (quasi 5.000). Gli stessi Studios di Hollywood cominciarono ad acquistare catene di sale scavalcando i decreti anti-monopolio del 1948, grazie alla deregulation del 1985, segnando il ritorno alla concentrazione verticale tipica della vecchia Hollywood. 

Dagli anni '80 gli Studios di Hollywood si fusero con altri media, soprattutto i colossi delle reti tv e della musica dando vita a conglomerati di enorme potenza. Così il film è diventato una pedina in una più ampia strategia di marketing che coinvolge l'etichetta discografica della compagnia, i suoi canali televisivi e il merchandising. 

Crebbero enormemente tutti quei generi che offrivano evasione, costruiti soprattutto per gli adolescenti, mentre il film d'autore, che faticosamente si era affermato nel decennio 1965-1975, sparì quasi del tutto.

I generi

La fine degli anni Settanta segna in tutto il mondo l’affievolirsi della contestazione antisistema, accompagnata da un ritorno di fiamma della guerra fredda e della corsa agli armamenti. Gran parte del cinema di fantascienza smette di essere veicolo di critica sociale, e si trasforma nel genere di maggior successo commerciale degli anni Ottanta insieme al fantastico, finalizzato all’evasione. Hollywood investe fiumi di denaro in film che offrono uno sfoggio sempre maggiore di effetti speciali. Il film che dà l’avvio a questa fase è Star Wars (Guerre stellari, r. di G. Lucas, 1977) che avrà un successo enorme e sarà seguito da 2 sequel e 3 prequel. Una serie di altri film riprendono i temi già sviluppati negli anni Cinquanta. La speranza nella presenza salvifica di presenze aliene nell’universo è espresso in Incontri ravvicinati del terzo tipo (Close Encounters of the Third Kind, r. di S. Spielberg, 1978), ma anche in ET, l’extraterrestre (E.T. the Extra-Terrestrial, r. di S. Spielberg, 1982). Alien (r. di R. Scott, 1979) segna il ritorno in grande stile dell’alieno crudele e privo di sentimenti, da cui gli umani devono difendersi (per la prima volta, segno della rivoluzione femminista che intanto aveva scosso la società statunitense, la protagonista è una donna). Seguiranno quattro sequel. Un’altra serie di culto è quella di Terminator (r. di J. Cameron, 1984) dove un cyborg proveniente dal futuro, tenta di uccidere una donna, futura madre del capo della resistenza alle macchine che domineranno il mondo. Altre serie di successo: Robocop (r. di P. Verhoeven, 1987) e Interceptor - Mad Max (r. di G. Miller, 1979). 

Il pubblico cinematografico tipico dagli anni '80 voleva staccarsi dalla realtà: il genere fantastico faceva al caso: Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi (Honey I Shrunk the Kids, r. di Joe Johnston, 1989), Ghost (r. di J. Zucker, 1990), Casper (r. di B. Silbering, 1985), Poltergeist (r. di Tobe Hooper, 1982), Ritorno al futuro Back to the Future (Ritorno al futuro, r. di R. Zemeckis, 1985). Anche l'horror può nutrirsi di aspetti fantastici e negli anni '80 poche cose ritenute normali non furono utilizzate per mostrarne il lato demoniaco: si veda la saga de La bambola assassina (Child's Play, r. di Tom Holland, 1988 con quattro sequel) o Christine la macchina infernale (John Carpenter's Christine, r. di John Carpenter's Christine, 1983).

Altri generi di successo degli anni '80 e che sono trattati in pagine dedicate: Action movie, Sword and sorcery (nel Fantasy), Slasher e Splatter (nell'Horror).



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