LA NARRAZIONE CINETELEVISIVA


Il linguaggio che universamente gode di maggior successo quando si tratta di narrare è quello cinetelevisivo. Gli spettatori di un film ad esempio sono sempre inesorabilmente superiori al numero dei lettori del romanzo da cui il film è stato tratto. La storia è la stessa, ma la massa del pubblico preferisce vederla al cinema o in tv. Definiamo pertanto narrazione cinetelevisiva, ogni concatenazione di eventi e personaggi raccontata con il linguaggio cinetelevisivo.

Il linguaggio cinetelevisivo è naturalmente narrativo. La lingua parlata e scritta può essere usata per pregare, elencare, incitare, non solo per raccontare. Il linguaggio cinetelevisivo invece si è costituito solo per raccontare qualcosa a qualcuno. O è così o non è. Se filmiamo un evento senza creare un racconto, il girato potrà essere conservato come archivio e memoria, ma nessuno lo vedrà mai come "pubblico", sarà qualcosa di simile alla registrazione di una telecamera di sicurezza.

Persino l'informazione, passando attraverso il linguaggio cinetelevisivo, diventa narrazione. Il telegiornale presenta una o più persone che raccontano storie fatte di eventi e personaggi. Queste storie possono essere vere o false oppure distorte, non ha importanza in questa sede. Fatto sta che qualsiasi TG deve organizzare la notizia come se fosse un racconto. Nei programmi di varietà televisiva sono gli stessi presentatori a farsi personaggi: sono scelti per disporre di un insieme di caratteristiche pubbliche che li rende credibili per quel certo tipo di trasmissione. Gli autori studiano come questo personaggio deve comportarsi, quello che deve dire, come deve vestirsi e truccarsi. Poi redigono la scaletta degli eventi che si svolgono sotto gli occhi dello spettatore, magari facendo entrare in scena altri personaggi secondari, gli "ospiti". Anche nelle cronache sportive televisive la tendenza è sempre quella di creare il personaggio ed enfatizzare l'evento. Un documentario naturalistico sui ghepardi, seguirà uno solo di loro, gli darà un nome, racconterà le sue avventure, cioè cercherà di articolare una storia, anche se nella realtà per costruire quel filmato sono stati ripresi diversi ghepardi in diversi momenti e luoghi. 

Si è portati a pensare che il prodotto cinetelevisivo sia, in ultima analisi, un insieme di immagini e suoni. Nella realtà è soprattutto narrazione. Non è un caso se la progettazione della narrazione, dal punto di vista produttivo, viene prima della ripresa filmata: tutte le opere cinetelevisive sono precedute da un lavoro di scrittura chiamato fase letteraria. Esso parte sempre da idee base che si arricchiscono successivamente di dettagli sino a costituire la tela, più o meno precisa secondo la tipologia dell'opera, che reggerà la successiva fase produttiva. Il lavoro letterario costituisce la percentuale maggioritaria del tempo dedicato alla realizzazione di un'opera: la sceneggiatura di un film viene elaborata mediamente nel corso di un anno, le riprese invece possono risolversi in due mesi; l'edizione di un telegiornale di venti minuti, del resto, è preceduta da ore di scrittura a più mani. La fase letteraria serve a mettere a fuoco la narrazione, in tutti i suoi aspetti. Le immagini e i suoni intervengono successivamente, sono la realizzazione di ciò che prima è stato pensato, dibattuto, scritto e riscritto. Una volta che l'opera è conclusa essa appare costituita solo da immagini e da suoni, nella realtà essa sta in piedi perché vi è, in filigrana, una trama narrativa che regge tutto. 



I contenuti di questa pagina sono più estesamente trattati nel Corso di linguaggio audiovisivo e multimediale da p.31 a p.34.