LA MESSINSCENA


Il termine "messa in scena" (o "messinscena") deriva dal francese mise-en-scène, è di origine teatrale e sta a significare il lavoro di "allestimento" della scena e di direzione degli attori del regista quando si trova a rappresentare sul palcoscenico un'opera scritta. Sulla base di un testo, il regista teatrale deve approntare o sovrintendere a tutto ciò che riguarda l'aspetto visivo: scenografia, luci, costumi, trucco, recitazione. Esiste un personale specifico per occuparsi di ognuno di questi aspetti, ma è il regista ad essere responsabile di come questi elementi si amalgamano tra loro formando una unità visivamente coerente. Il pubblico che andrà ad assistere allo spettacolo non leggerà un testo scritto, ma vedrà la sua traduzione visiva. Questa traduzione è per l'appunto la messinscena.

Il teatro si basa su questi due snodi creativi: il testo scritto e la messinscena. Nel film, oltre a questi, ve ne sono altri: l'inquadratura, che nel cinema è mobile e variabile, mentre nel teatro è fissa; il montaggio; la colonna sonora. La messinscena è però comune ai due mondi. Potremmo anche dire che la messinscena è la componente teatrale del cinema. Nel cinema come nel teatro è il regista ad essere responsabile dell'aspetto visivo del film. Vi sono sistemi produttivi che limitano fortemente l'intervento del regista. Spesso questi si ritrova con una sceneggiatura rigida e immodificabile, non ha il controllo né del montaggio né della musica, spesso il tipo di inquadratura è deciso a priori e lui deve soltanto eseguire. Ma anche nel peggiore dei casi la responsabilità della messinscena spetta a lui, pur delegando la realizzazione pratica dei suoi aspetti ad artisti specializzati.

I vari aspetti della messinscena, in termini abbastanza essenziali, sono stabiliti nella fase letteraria, quando si mettono a punto i personaggi e l'ambientazione. La messinscena implica un alto livello di programmazione, per gli evidenti aspetti produttivi che vi sono connessi. Del resto è la messinscena è la parte più appariscente di un film: lo spettatore difficilmente distingue criticamente le inquadrature o riesce a valutare la qualità del montaggio, sicuramente però gli rimarranno impressi i vari aspetti della messinscena. Ognuno è in grado di esprimere un parere sulla recitazione o sui costumi...

I quattro ambiti della messinscena sono: ambientazione, illuminazione, recitazione, costume, make-up e acconciatura.

Ambientazione

Grosso modo questo aspetto si suddivide in: ambienti veri (location) e ricostruzioni (set). Le location sono ambienti che esistono indipendentemente dal film: paesaggi, città, case... Il lavoro del location manager è quello di ricercare i luoghi più adatti per lo svolgersi di una determinata scena e proporli allo scenografo, al regista e al direttore della fotografia. I set, sono ambienti interni, ma anche esterni, ricostruiti in studio. Essi devono essere progettati e quindi costruiti. Di questo si occupa lo scenografo (art director nei paesi anglosassoni) coordinando una squadra apposita. Nei film statunitensi a partire dagli anni '30 esiste una figura, il production designer, che sovrintende a tutto l'aspetto visivo del film: scenografia, location, effetti speciali, costumi, trucco, acconciature. L'arredamento è una problematica specifica interna al lavoro del set, e in particolari produzioni, ad esempio nei film storici, l'importanza dell'arredatore è cruciale. Spesso si è nella condizione di poter scegliere per lo svolgimento di una scena tra una location e un set: questo equilibrio all'interno di un film dipende da molti fattori: costi, praticità, resa, ecc. Non sempre poi la scelta è così secca. Vi possono essere numerosi elementi scenografici ricostruiti nell'ambito di una location. Le scelte scenografiche hanno una enorme importanza nel cinema, anche per quanto riguarda la fotografia. Il tono e il colore dominante di un film sono in larga misura determinati dal toni e dai colori dei set e delle location.

Illuminazione

L'illuminazione nel cinema, come nel teatro, serve principalmente ad schiarire la scena, e garantire che allo spettatore sia ben visibile il succedersi degli eventi. Nel cinema però contribuisce anche in misura potente a dirigere l'attenzione del pubblico, a comporre l'inquadratura, oscurando o mettendo in evidenza delle figure, a determinare l'atmosfera di un film. E' abbastanza raro trovarsi nelle condizioni che la luce naturale sia sufficiente a fotografare una scena, seppur ripresa in esterni, senza l'intervento di luci aggiuntive o di mezzi riflettenti. Ma anche il semplice utilizzo della luce naturale implica tutta una serie di scelte per nulla scontate. Ad esempio: a che ora del giorno riprendere? Come posizionare gli attori rispetto alla fonte di luce solare? In generale un film sceglie un certo tipo di tono fotografico (contrastato, alto, ecc.) che chiamiamo "qualità", e che è determinato dal numero di luci e dalla loro potenza. Le luci inoltre si posizionano in una determinata maniera o in un'altra e, come la camera, hanno delle proprie angolazioni, ognuna delle quali ottiene effetti diversificati. Nel film si deve scegliere anche la fonte: rispetto alla ambientazione si dovrà decidere se le fonti di luce apparenti coincidono o meno con quelle reali, e in che misura. L'illuminazione contribuisce inoltre, insieme all'ambientazione, a dare il colore e il tono di una certa scena. A occuparsi di questo aspetto è il direttore della fotografia; egli si coordina con lo scenografo e dirige una apposita squadra di tecnici addetti al posizionamento delle luci. Le sue scelte fondamentali sono concordate con il regista.

Recitazione

Davanti all'inquadratura si muovono persone, ma anche oggetti (automobili, ad esempio), per questo parliamo genericamente di "figure". E' compito specifico del regista stabilire la loro traiettoria, la velocità, ecc. Ma anche i loro assetti: più persone possono anche stare ferme, ma essere collocate in determinati spazi, e fissate in una certa postura. Questa disposizione delle figure e dei corpi nello spazio prescinde dalla capacità recitativa degli attori. Poi c'è anche la recitazione, la cui efficacia è tanto più forte quanto più è stata accurata la fase letteraria di eleborazione del film. In poche parole: può darsi che un attore non sappia recitare bene un certo dialogo, ma anche il miglior attore non potrà rendere attraente un pessimo dialogo. Data per buona la base letteraria, la recitazione può variare secondo il gusto e gli intenti del regista e la formazione degli attori. In ogni caso, in fase di ripresa, è il regista che deve dire se una scena è riuscita o meno, e nel caso rifarla. La recitazione, dal punto di vista della preparazione dell'attore, è fatta sostanzialmente da tre elementi: la voce, i movimenti del corpo (gesticolazione), la mimica facciale. Ogni regista segue un proprio metodo di relazione con gli attori, o persegue proprie teorie, oppure segue le indicazioni della casa di produzione. D'altro canto anche gli attori provengono da scuole diverse, anche se in generale gli stili di recitazione possono variare da cultura a cultura e da generazione a generazione. La relazione dialettica tra regista e attori è comunque resa meno drammatica dal fatto che i secondi sono stati in qualche modo scelti attraverso un processo di selezione (casting) che in qualche modo li ha avvicinati al regista e al lavoro che dovranno affrontare.

Costumi, make-up, acconciatura

Si tratta di un ambito della messinscena che ha a che vedere con l'attore e la maniera in cui si presenta sulla scena. A questa preparazione concorrono artisti e tecnici specifici: costumista, truccatore, parrucchiera, a loro volta in contatto con le indicazioni del regista, o, nel caso delle produzioni statunitensi, al production designer. Nulla può essere lasciato al caso. Questi aspetti vanno correlati al momento storico in cui è ambientato il film, e alle caratteristiche psicologiche e sociali di ogni personaggio e alla funzione che questo deve svolgere nella storia.


Download
La messinscena
messinscena.pdf
Documento Adobe Acrobat 37.3 KB