LA RECITAZIONE


La recitazione è l’insieme delle azioni che l’attore compie nel fingere di essere il personaggio del racconto. La recitazione, insieme alla narrazione, è la base minima della drammaturgia, sia quella teatrale che cinematografica. Ma non si esaurisce in quegli ambiti. Recitare è una tendenza naturale degli esseri umani, che traggono piacere nell’esercitarla o nell’assistervi. Anche il semplice racconto di un aneddoto è spesso infarcito di brani di recitazione, nel momento in cui si fa il verso a qualcuno, o se ne riportano le parole in forma diretta, o se ne imitano le smorfie. La recitazione cinematografica è figlia di quella teatrale e gli attori spesso si cimentano nei due ambiti. Tra le due, però, vi sono una serie di differenze tecniche e linguistiche.


GLI ELEMENTI DELLA RECITAZIONE

La recitazione conta sulla totale mobilitazione del corpo dell’attore. È difficile dividere questo sforzo in elementi costitutivi, ma in sede di analisi può essere utile farlo.

a. Il movimento. L’attore si muove nello spazio dell’inquadratura: da un lato all’altro di una stanza, lungo una strada, salendo in auto... 

b. La gesticolazione. La gesticolazione è l’insieme dei movimenti degli arti superiori. 

c. La mimica. La mimica è l’insieme dei movimenti del volto. 

d. La voce

e. La fisionomia è pure un elemento decisivo della recitazione: non solo perché la fisicità di un attore può essere più o meno adatta per un certo ruolo, ma anche perché egli può lavorare sulle caratteristiche del suo volto e del suo corpo.


GLI STILI DI RECITAZIONE

In ambito cinematografico la recitazione deve obbedire all’obbligo di verosimiglianza. Ma ciò che appare verosimile in una certa epoca non lo è necessariamente per un’altra. I modi di recitazione degli anni ’50, ad esempio, appaiono oggi in generale piuttosto teatrali, ma all’epoca sembravano estremamente realistici. Si possono però individuare alcuni modelli di recitazione che ciclicamente tornano in auge.

- Il modello Stanislavskij, che punta alla totale immedesimazione dell'attore nel personaggio.

- Il modello brechtiano, secondo il quale l'attore dovrebbe porgere il personaggio al pubblico, senza immedesimarvisi.

- Il modello non recitativo. Vi sono registi che utilizzano gli attori sostanzialmente lavorando sul loro aspetto, senza aspettarsi nulla dalla recitazione, e considerandoli una sorta di elemento mobile della messinscena. - Il modello basato sull’improvvisazione. 

- Il modello antirealistico. Vi sono interi generi dove il pubblico non solo non si aspetta il realismo, ma non lo desidera. In tanti horror e nei film comici la recitazione sopra le righe è quella che più comunemente si incon- tra. 

- La recitazione tipizzata. Si ha quando l’attore non interpreta un personaggio dotato di una propria individuale psicologia, ma un tipo sociale, un po’ come accadeva coi personaggi della commedia dell’arte.