L'ILLUMINAZIONE


di Serena Checcucci

 

Raramente quella che vediamo in un film è la realtà così com’è, ma è una realtà manipolata, modificata. E’ anche l’uso delle luci a dare un valore a quello che vediamo, creando all’interno del fotogramma delle zone di ombra e delle zone di luce che orientano il nostro sguardo e dunque la nostra attenzione verso alcuni personaggi, oggetti, azioni piuttosto che altri.

L’illuminazione, al cinema, è dunque molto di più che una fonte luminosa che consente di vedere ciò che accade.

Le luci possono dirci “guarda, questo oggetto sarà sicuramente importante nella scena che stai per vedere” oppure “attento, questa azione è più significativa rispetto a tutte le altre” o ancora “questo personaggio è un personaggio che deve dirci qualcosa”. Allo stesso modo le ombre celano degli oggetti, mascherano delle azioni per creare più suspence, nascondono dei dettagli, danno un’aura di misteriosità ad un personaggio.

Luci ed ombre modellano gli oggetti, danno profondità alle superfici; pensiamo, per esempio, ad una superficie liscia: le zone più illuminate luccicano e scintil- lano, al contrario, le superfici più ruvide riflettono una luce più diffusa.

E’ possibile individuare due tipi di luce: una luce neutra che fa vedere senza farsi vedere, che vuole rendere riconoscibili soggetti e oggetti inquadrati e che tendenzialmente mira a darci una visione realistica (pensiamo ai film per la televisione); una luce marcata che si mostra in quanto luce e che ha la precisa finalità di modificare i contorni degli oggetti inquadrati, di alterare l’intero aspetto di un ambiente dando risultati più spiccatamente antinaturalistici. Chiaramente nelle due aree possiamo avere delle gradualità e questa distinzione non sempre è marcata e definita.

Possiamo anche individuare due tipi fondamentali di ombre: l’ombra annessa (o ombreggiatura) che è quell’ombra che si crea quando la luce non riesce ad illuminare completamente l’oggetto. Pensiamo ad un personaggio che sta leggendo un libro prima di andare a dormire: è sdraiato sul suo letto, le luci della camera sono soffuse, e alla sua destra è posizionata una abat-jour. Parti del suo corpo e del suo volto saranno ovviamente illuminate e ben visibili, parti invece saranno in ombra. In questo caso parleremo di ombreggiatura. Ma notiamo anche che in questo ambiente, l’abat-jour proietta un’ombra sul muro, perché c’è un corpo che interrompe un fascio di luce. In questo caso l’ombra viene definita ombra proiettata.

E’ evidente che all’interno della camera dove il personaggio è intento a leggere, la luce illumina delle zone che sono più importanti di altre, l’enfasi è posta sul protagonista e sull’atto che compie, meno importanti saranno ovviamente altri oggetti della stanza.

Possiamo quindi dire che le luci e le ombre creano una scala gerarchica all’interno dell’inquadratura dando più o meno importanza ad alcuni oggetti, personaggi, azioni piuttosto che altri.

Caratteristiche delle luci

Quando parliamo di illuminazione di un film occorre prendere in considerazione quattro caratteristiche principali: qualità, direzione, funzione, colore.

La qualità delle luci

Risponde alla domanda: quale intensità ha questa luce? Luci molto dure creeranno ombre nettamente definite e superfici dai bordi molto precisi. Luci morbide produrranno invece un’illuminazione più leggera e diffusa.

La direzione delle luci

Risponde alla domanda: che percorso fa la luce dalla fonte all’oggetto che illumina?. In questo caso potremo distinguere tra:

· Luce frontale: tende ad eliminare le ombre, diminuisce la profondità.

· Luce laterale: enfatizza la materia degli oggetti e modella le superfici. È usata per drammatizzare le espressioni del viso e per illuminare gli oggetti dando loro rilievo.

· Luce dal basso: la luce proviene da un punto al di sotto del soggetto, tendendo a distorcere i tratti. Spesso è usato nei film horror o per dare un tono grottesco.

· Luce dall’alto: questo tipo di illuminazione tende a lasciare intorno agli occhi delle ombre nere e profonde. E’ una luce che enfatizza di solito certi sentimenti dei personaggi, come il senso di isolamento o desolazione. È molto usata, per esempio nelle scene di interrogatorio.

· Luce di spalle: la luce da dietro, o controluce, traccia il contorno della figura o dell’oggetto illuminato.

· Silhouette: è realizzata illuminando lo sfondo ma non facendo arrivare sul soggetto la luce posizionata accanto alla camera. Il contorno del soggetto è chiaro, ma non si possono vedere i dettagli della superficie.

La funzione delle luci

Questo è l’aspetto fondamentale su cui registi e direttori della fotografia intervengono per agire sull’illuminazione. Vengono individuati ed utilizzati tre tipi di luce, pratica che si è sviluppata e consolidata nel cinema classico di Hollywood:

1. Luce chiave (key light): è la fonte primaria che fornisce illuminazione sul soggetto diagonalmente. Questa di norma sarà più vicina al soggetto e solitamente è più intensa delle altre ed ha una direzione più definita.

2. Luce di riempimento (fill light): è una luce di solito meno potente che arriva da una fonte vicina alla macchina da presa, e al lato opposto rispetto alla luce chiave. Il suo fascio è spesso più allargato e mira ad eliminare o ammorbidire le ombre proiettate dalla luce chiave.

3. Controluce (back light): viene posizionata alle spalle del soggetto illuminato e ha lo scopo di separare il soggetto dallo sfondo dandogli profondità.

La luce chiave, la luce di riempimento e il controluce illuminano e modellano il soggetto con la luce, ma a volte viene utilizzata anche un’altra luce:

4. Luce di sfondo (background light): illumina lo sfondo della scena e crea un‘ambientazione più naturale.

La triangolazione di luci è una configurazione classica dello studio system che viene ancora oggi largamente usata. Questo sistema però prevede che le luci vengano spostate ogni volta che la camera si sposta per inquadrare una nuova scena.

Nel caso si debba illuminare un gruppo, ogni persona dovrebbe disporre delle tre luci fondamentali anche se ne possono sfruttare alcune per svolgere funzioni doppie. L’importante è evitare reciproche interferenze (proiezione di ombre ecc...). Si dovrebbero evitare le ombre nelle cavità degli occhi, e quelle proiettate dal naso e dal mento. La disposizione di luci di cui sopra non va intesa in maniera dogmatica: si possono, per esempio, usare tranquillamente due luci chiave simmetriche.

Il colore delle luci

Le luci dei film non si limitano al bianco del sole o al giallo della lampadina da interni. In particolare i registi che vogliono gestire le luci, scelgono una luce più bianca possibile. Con l’uso di filtri posizionati di fronte alla fonte luminosa il regista può colorare le luci come desidera, inserendo dei filtri di colore blu che contribuiranno a creare un’atmosfera fredda oppure rossi, usati per esempio per creare atmosfere da nigthclub o da teatro, oppure gialli, che può dare ai personaggi un colorito pallido, oppure il colore pesca che può far sembrare i soggetti più in salute di quanto lo siano realmente. E così via.

È evidente che le tonalità, i colori creano delle atmosfere particolari e diventano funzionali al racconto, offrendo allo spettatore la possibilità di identificare meglio i personaggi: ogni colore si associa per esempio ad uno stato emotivo, oppure ad una particolare situazione narrativa (per esempio il sogno in opposizione alla realtà, il passato opposto al presente eccetera).

Gli illuminatori

Gli illuminatori sono costituiti da: lampada, corpo, supporto ed accessori.

La lampada è la sorgente di luce. Le lampade si distinguono per potenza (1000 W, 2000 W, ecc.), temperatura di colore (dominante rossa o blu), e vita media (200 h, 300 h, ecc.).

Il corpo protegge la lampada e dà la forma al fascio di luce. E' sostanzialmente un contenitore in lamiera o alluminio che alloggia al suo interno la lampada, un riflettore a specchio per recuperare i raggi che questa manda all'indietro, ed un sistema di lenti più o meno sofisticato per il controllo e la concentrazione della luce.

Le famiglie principali dei corpi illuminanti sono i proiettori o spot e i diffusori o scoop. I primi hanno una luce dura, la loro forma è cilindrica, spesso hanno davanti la lente di Fresnel (una lente convergente che aumenta l'effetto spot). Il fascio di solito è regolabile (più ampio o più ristretto). Il diffusore ha un fascio luminoso aperto, con una qualità di luce morbida. Per lo più ha forma rettangolare, la parabola di riflessione interna di solito è in metallo satinato, non lucido. Uno stesso duffusore può contenere più lampade. Vi sono anche diffusori leggeri usati a mano per riprese in esterni.

Il supporto è il meccanismo che sorregge il corpo. Può essere una impugnatura, una pinza, uno stativo o una sospensione.

Gli accessori si utilizzano per modificare la qualità o il fascio della luce emessa dall'illuminatore. Ad esempio le gelatine, fogli colorati che convertono la luce rossastra dei corpi illuminanti in bluastra, o viceversa. Oppure gli spun-glass e i velatini che posti davanti alla luce la scompongono creando luce diffusa. Le alette di otturazione sono lamine metalliche poste intorno al corpo illuminante in numero di 2 o 4 e servono a delimitare lateralmente l'ampiezza del fascio di luce. La bandiera ha funzioni simili a quella delle alette ma può agire anche nelle zone centrali del fascio di luce.


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