I RACCORDI DI MONTAGGIO


Quando si uniscono due sequenze vi è un salto di tempo e/o di luogo e anche di azione. L’attacco che le unisce non è come quello interno alle sequenze (quindi tra inquadrature), che tendenzialmente non vuol farsi notare. Al contrario, il raccordo solitamente sottolinea il salto temporale/spaziale/d’azione, ma allo stesso tempo garantisce la continuità del racconto. I raccordi possono essere per stacco, cioè con un passaggio secco da un’inquadratura all’altra, oppure per transizione, ovvero con un effetto che consente un passaggio graduale tra sequenze. Di seguito alcuni esempi di raccordi.


Raccordo di risposta

Il raccordo di risposta si ha quando una sequenza si apre con inquadrature che in qualche modo appaiono per aspetti formali o di contenuto come risposte alla conclusione di quella precedente.

Nell'inquadratura in cui Danny entra nella stanza 237 in soggettiva, il bambino chiama la madre. Il raccordo (di risposta) è su una inquadratura che mostra che la madre è da tutt'altra parte.  La tensione aumenta proprio perché il raccordo interrompe l'azione (non si vede chi c'è nella stanza) passando ad una "risposta" inquietante. Da da "Shining" ("The Shining", r. di Stanley Kubrick, 1980, USA, UK).



Raccordo per contrasto

Il raccordo per contrasto si ha quando una sequenza si apre con inquadrature che discordano in maniera plateale dalle aspettative suscitate dalla conclusione della sequenza precedente. 

All'inizio della clip tratta da "Shining" ("The Shining", r. di Stanley Kubrick, 1980, USA, UK) Jack sta spiegando a Wendy quanto lui si trovi bene in quel luogo. La scena si raccorda con l'inquadratura del foglio bianco inserito nella macchina da scrivere, simbolo della frustrazione di Jack, creando un contrasto con le sue precedenti affermazioni. Per sottolineare che qualcosa non funziona in ciò che ha detto, un suono rafforza il raccordo. 



Raccordo di continuità

Il raccordo per continuità si ha quando una sequenza si apre con inquadrature consequenziali alle premesse rilasciate nelle ultime inquadrature di quella precedente.

In questa sequenza di "Bread and Roses" (r. di Ken Loach, 2000, UK, Germania, Spagna) si assiste alla protesta degli addetti alle pulizie che finisce con l'arresto di alcuni. La scena successiva, legata dunque da un raccordo di continuità, mostra gli stessi contestatori dentro alla centrale di polizia.



Raccordo formale

Il raccordo formale si ha quando si uniscono due sequenze dove la coda e la testa si assomigliano sul piano formale pur svolgendosi in luoghi o tempi completamente diversi.

Nel surrealista  "Un chien andalou" (r. di Luis Buñuel, 1929, Fr.) le prime immagini del film riprendono lo stesso Buñuel che affila un rasoio. Esce sul balcone ed osserva la luna. Per analogia subito dopo viene mostrato un occhio, quindi una nuvola che "fende" la luna, così come (analogia formale) il rasoio taglia l'occhio. 



Sound bridge

Il sound bridge è un raccordo in cui una sequenza si lega ad un’altra grazie ad un suono prolungato che copre lo stacco. 

All'inizio della sequenza de "Il grande Lebowski" ("The Big Lebowski", regia di Joel Coen, 1998, USA) il passaggio dalla scena dell'aggressione a quella del sogno si ha attraverso un raccordo detto sound bridge: il pugno che colpisce Lebowski è una "rincorsa sonora" che comincia in una inquadratura e si conclude con il botto all'inizio dell'altra. 



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GLI EFFETTI DI TRANSIZIONE


Le dissolvenze

Le dissolvenze sono tutti quegli effetti che comportano la progressiva sparizione di un’inquadratura. 

Nella dissolvenza incrociata una inquadratura sparisce gradualmente a favore di un'altra. Il passaggio della camera sul tetto dell'auto divide i due momenti, quello in cui l'uomo è solo e quello in cui è appassionatamente abbracciato alla donna. La dissolvenza incrociata sopprime, com'era costume all'epoca, il tempo presumibilmente occupato dal rapporto sessuale.


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La dissolvenza in chiusura conclude di solito un’opera, prima dei titoli di coda, e segnala definitivamente al pubblico che il film o il programma televisivo sono terminati. In "Interiors" (id., di Woody Allen, 1978, USA) le tre sorelle, con vite segnate dall'infelicità, guardano fuori dalla finestra. La dissolvenza in chiusura rafforza la mestizia di un finale che comunque rimane aperto.


La dissolvenza in apertura dà inizio all’opera, perché uno stacco netto dal nero è considerato troppo brusco. All'inizio di "La battaglia di Algeri" (di Gillo Pontecorvo, 1966, Italia) un algerino è appena stato sottoposto ad una sessione di tortura dagli occupanti francesi. 


Il passaggio a nero si ha quando una inquadratura si dissolve sul nero e dal nero ne appare un'altra. Si ha uno stacco sul nero quando due inquadrature sono separate da alcuni fotogrammi neri.  In questa sequenza tratta da "Strade perdute" ("Lost Highway", di David Lynch, 1997, USA, Francia) il passaggio a nero segnala il passaggio di tempo e un salto di qualità nella visione allucinatoria del personaggio. 



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Effetti geometrici

Gli effetti geometrici sono quelle transizioni che consentono ad una nuova inquadratura di sostituirne progressivamente un’altra attraverso svariate linee geometriche di avanzamento. 

L'iris, la transizione più in voga durante il cinema muto, consiste nell’oscuramento progressivo e circolare dello schermo (iris out), oppure nell’apparizione dal nero dell’immagine attraverso il graduale rivelamento circolare (iris in). Queste due scene sono raccordate da una chiusura ed una apertura a iris che serve a segnalare l'amore cinefilo dell'autore per i vecchi film. Da "Fino all'ultimo respiro" ("À bout de souffle, r. di Jean-Luc Godard", 1960, Fr.). 


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Il tema dei raccordi di montaggio è affrontato per esteso alle pp.303-310 del Corso di linguaggio audiovisivo e multimediale.