IL RUMORE

Per rumore non si intendono degli eventi acustici necessariamente fastidiosi, ma tutti quei suoni, piacevoli o meno, che non siano musiche o distinguibili voci umane. Se una voce umana si somma ad altri suoni o voci senza poter essere differenziata nella sua individualità, è considerata rumore. Nella gran parte dei casi il rumore non è extradiegetico e nemmeno empatico: è condannato ad un ruolo apparentemente anempatico, indifferente rispetto agli eventi. 

I rumori nelle opere cinetelevisive possono essere distinti in suoni d’ambiente ed effetti sonori.

Charlie Chaplin ci mise un po’ di anni ad accettare l’avvento del sonoro. Nel 1931, quando era già diffuso ovunque, realizzò Luci della città (City Lights, USA) in cui non c’è parlato, ma solo musica. In Tempi moderni (Modern Times, 1936, USA) il parlato è quello in uscita dai mezzi meccanici e i rumori sono amplificati.


Eraserhead (r. di David Lynch, 1977, USA) è costantemente accompagnato da rumori di fondo di tipo industriale, tenuti ad un volume basso ma ossessivo, e che contribuiscono molto all'atmosfera inquietante del film.



Suoni d'ambiente

I suoni d’ambiente (o rumore d’ambiente) caratterizzano il luogo dove si svolge la scena. Lo spettatore non fa troppo caso alla loro presenza, dato che normalmente è distratto dal visivo o da suoni con più diretto valore informativo, ma si accorge della loro assenza. Senza musica e dialoghi, invece, essi vengono esaltati.

In Tempo di divertimento (Play Time, r. di Jacques Tati, 1967, FR, IT)  i dialoghi sono ridotti spesso a bisbigli incomprensibili e la colonna sonora è quasi interamente costituita da suoni d'ambiente sonori. Forse per questo assomigliano ad affetti sonori.


In questa scena tratta da 2001: Odissea nello spazio (2001: A Space Odyssey, r. di Stanley Kubrick, 1968, USA, UK) i due astronauti entrano in una capsula isolata acusticamente in modo che HAL non li possa udire. Il suono d'ambiente riprende quando la camera riproduce il punto di vista di HAL.


La scena iniziale di C'era una volta il west (r. di Sergio Leone, 1968, It, USA) è fatta tutta di suoni d'ambiente, la cui fusione e giustapposizione crea una sorta di concerto.


Durante la sequenza dello sbarco in Normandia di Salvate il soldato Ryan (Saving Private Ryan, r. di Steven Spielberg, 1998, USA) il protagonista ha un momento di sbandamento e la sua condizione soggettiva è resa da una sorta di soffio cupo e un filtraggio dei suoni d’ambiente che vengono fortemente attutiti, in contrappunto con il visivo fortemente scioccante.



Altri brani commentati di film con un utilizzo intenso o particolare dei suoni d'ambiente su questa playlist.



Effetti sonori artificiali

Gli effetti sonori artificiali sono tutti quei suoni che sono manifestamente prodotti dagli autori senza fingere che provengano da una fonte diegetica. Spesso sono volutamente esagerati, sopra le righe, bizzarri. In determinati contesti possono essere usati anche nelle fiction (specie quelle comiche o quelle basate sui cartoni animati), ma sono tipici di alcuni programmi tipicamente televisivi, dove i rumori normali sono piuttosto trascurati. 

Gli effetti sonori artificiali fanno stabilmente parte dell’atmosfera sonora dei quiz show, servono ad alimentare la tensione e a sottolineare gli esiti delle sfide. Qui a lato: il programma tv L'eredità (ideatori: Amadeus e Stefano Santucci) in onda sulla RAI dal 2002.



Il tema del rumore è affrontato per esteso alle pp.331-332 del Corso di linguaggio audiovisivo e multimediale.