LA FICTION SERIALE IN ITALIA '50-'90


ANNI '50

Le trasmissioni pubbliche della RAI cominciarono nel 1954, con un solo canale. Era ed è una tv pubblica, non veicolava pubblicità, non aveva concorrenti. In queste condizioni sulle fiction che produceva non gravavano troppe preoccupazioni di carattere commerciale, e la tv dunque potè dedicarsi, almeno in parte, a un ruolo di tipo pedagogico-educativo. Ed in effetti tra gli anni '50 e '60 la tv divenne uno strumento importantissimo di acculturazione di massa, presso un pubblico formato per la maggior parte da persone con un basso livello di istruzione.

In questa logica nel palinstesto RAI mantenne un grosso ruolo fino agli anni '60 il teleteatro, un appuntamento fisso settimanale che passava in rassegna la produzione teatrale dagli antichi greci ad oggi e che arrivò sino agli anni '60. All'inizio si trattava di riprese in diretta di spettacoli teatrali che si realizzavano dal vivo. Poi si passò a produzioni appositamente costruite per la tv in cui varie telecamere riprendevano la scena teatrale, con un linguaggio più cinematografico (piani, ecc.), anche se con l'inevitabile abbondanza di errori e papere (fino all'inizio degli anni '60 non era possibile registrare). Fu un'importante palestra per i successivi registi televisivi.

Nacque anche una fiction molto particolare, tipicamente italiana e che prese il nome di sceneggiato. Dato che si trattava all'inizio di adattamenti da opere letterarie o teatrali, si utilizzò all'epoca come sinonimo anche il termine teleromanzo. Si trattava di una miniserie con un numero di puntate che di solito ruotavano intorno alle 6. Le loro caratteristiche all'inizio erano fortemente teatrali: la sceneggiatura prevedeva una netta predominanza di dialoghi (e addirittura monologhi) senza la preoccupazione di tradurre il tipico linguaggio letterario in uno più scorrevole e adatto alle immagini in movimento; le scenografie erano poverissime e spesso allestite come quinte; la recitazione era piuttosto enfatica (ma il pubblico vi era abituato grazie al successo del teleteatro). Dato che non era possibile registrare, le riprese erano realizzate da varie telecamere e trasmesse in diretta. L'assenza di un montaggio rendeva inoltre molto difficile il taglio dei tempi morti e spingeva ad ambientare le scene in un numero ridotto di ambienti quasi sempre interni o esterni ricostruiti.

I successi dell'epoca:

- Piccole donne, regia di Anton Giulio Majano, dal romanzo di Alcott, 1955.

- L'isola del tesoro, regia di Anton Giulio Majano, dal romanzo di Stevenson, 1959.

 

- L'idiota, regia di Giacomo Vaccari, dal romanzo di Dostoevskij, 1959.

ANNI '60

Nel 1962 venne introdotto l'Ampex, cioé la possibilità di registrare su nastro magnetico. Diventò così possibile negli sceneggiati una costruzione narrativa più snella e meno teatrale, tagliando i tempi morti, passando più rapidamente da un ambiente all'altro, aumentando gli esterni "veri" (che rimanevano comunque pochissimi), ecc. La gran parte di essi veniva realizzato in pellicola, montato e successivamente trasmesso. E' questo il decennio d'oro dello sceneggiato italiano: queste fiction divennero un fenomeno nazionale e i loro protagonisti delle vere e proprie star, con tutti i fenomeni connessi di tipo divistico.

I successi del periodo:

- Il mulino del Po, regia di Sandro Bolchi, dal romanzo di Bacchelli, 1963

- Mastro Don Gesualdo, regia di Giacomo Vaccari, dal romanzo di verga, 1964

- La cittadella, regia di Anton Giulio Majano, dal romanzo di Cronin, 1964

- Il giornalino di Gian Burrasca, regia di Lina Wertmuller, dal romanzo di Vamba, 1964

- I miserabili, regia di Sandro Bolchi, dal romanzo di Hugo, 1964

- David Copperfield, regia di Anton Giulio Majano, dal romanzo di Dickens, 1965

- Il conte di Montecristo, regia di Edmo Fenoglio, dal romanzo di Dumas, 1966

- I promessi sposi, regia di Sandro Bolchi, dal romanzo di Manzoni, 1967

- La freccia nera, regia di Anton Giulio Majano, dal romanzo di Stevenson, 1968

Oltre allo sceneggiato prende avvio anche in Italia la serie a episodi. Non raggiungeranno mai la quantità degli sceneggiati, inoltre, pur articolandosi su varie stagioni, offriranno un numero di episodi molto ridotto rispetto ai modelli anglosassoni (spesso non superiore a 4 per stagione). Il genere è il mistery. Tra questi:

- Il tenente Sheridan, con Ubaldo Lay, dal 1959 al 1972. All'inizio era inserito in un programma chiamato Giallo Club a metà tra il quiz e il telefilm.

- Le inchieste del commissario Maigret, tratto dai libri di Simenon, con Gino Cervi. Dal 1964 al 1972.

- Nero Wolfe, dai libri di Rex Stout, con Tino Buazzelli, 1969.

 

ANNI '70

 

Dalla fine degli anni '60 la RAI cessò di produrre in proprio gli sceneggiati e cominciò a ricercare intese e collaborazioni con imprese cinematografiche private e reti televisive estere. Ciò permise un maggior investimento economico e il varo di veri e propri "Kolossal". Il primo di questi fu L'Odissea, regia di Franco Rossi, prodotto nel 1968 con un cast internazionale, e realizzato in maniera tuttora godibilissima. Questi sceneggiati di impegno internazionale avevano una qualità assai alta, e furono comprati da molte reti estere. Tra questi:

- L'Eneide, regia di Franco rossi, 1971

- La vita di Leonardo Da Vinci, regia di di Renato Castellani, 1971

- Mosè, regia di Gianfranco De Bosio, 1974

- Sandokan, regia di Sergio Sollima, 1976

- Gesù di Nazareth, regia di Franco Zeffirelli, 1977

L'avvicinamento al mondo cinematografico portò anche all'impiego di registi famosi nella realizzazione di fiction televisive. Il caso più noto e più apprezzato è quello di Roberto Rossellini, che si impegnò in sceneggiati e film in due puntate dalla fortissima impronta didattica:

- L’Età del ferro (1964, 5 episodi)

- Atti degli Apostoli (1968, 5 episodi)

- La lotta dell’uomo per la sua sopravvivenza (1967-1969, 12 episodi)

- Socrate (1970, 2 puntate)

- Agostino d’Ippona (1972, 2 puntate)

- L’Età di Cosimo de’ Medici (1972, 3 puntate)

- Cartesius (1973, due puntate)

- La presa del potere di Luigi XIV (1966, film per la tv)

- Blaise Pascal  (1971, 2 puntate)

- Agostino d'Ippona (1972, 2 puntate)

Negli anni settanta la RAI cominciò anche a finanziare film destinati alle sale, con il vantaggio di poterli poi trasmettere in tv senza pagamenti aggiuntivi ("diritto d'antenna"). Questa pratica diverrà poi sempre più estesa e la partecipazione dei finanziamenti RAI sarà fino agli anni '90 una voce importante di molta parte della cinematografia nostrana. Tra i primi: "La strategia del ragno" di Bernardo Bertolucci e "I Clowns" di Fderico Fellini ambedue del 1970.

Altre produzioni erano più tradizionali (...e le stelle stanno a guardare, regia di Anton Giulio Majano, dal romanzo di Cronin, 1971), ma con incursioni in generi inusuali per la tradizione italiana come il fantastico (come Il segno del comando, regia di Daniele D'Anza, 1971 e L'amaro caso della Baronessa di Carini regia di Daniele D’Anza, 1975) e nel fantascientifico (A come Andromeda, regia di Vittorio Cottafava, 1975).

 

ANNI '80-'90

Alla fine degli anni settanta le televisioni ampliano il loro palinstesto e le televisioni private cominciano a far concorrenza alla RAI. Il loro metodo è semplice: non produrre in proprio, ma importare massicciamente dagli USA. Gli USA hanno tutto l'interesse a vendere a costi bassi per invadere il mercato e stroncare le produzioni autoctone. Pressata dalle tv private anche la RAI si adatta riducendo progressivamente la produzione e importando dall'estero. Negli anni '80 l'Italia diviene il primo importatore di fiction in Europa. L'autoproduzione crolla. Tra le poche eccezioni:

- Marco Polo, regia di Marco Montaldo, 1982

- Cristoforo Colombo, regia di Alberto Lattuada, 1985

- I promessi sposi, regia di Salvatore Nocita, 1989

A metà degli anni '90 si tenta ancora la strada del Kolossal internazionale con i vari Episodi della Bibbia con cast tecnico e attoriale prevalentemente non italiano. Il grande successo del periodo è però uno sceneggiato dai costi relativamente ridotti e che sarà esportato in tutto il mondo conoscendo sette stagioni, dal 1984 al 2000: La piovra, uno dei pochi esempi di fiction tv di impegno civile.

La stanchezza del pubblico, gli alti costi dell'importazione e la legge del '98 che obbliga le reti tv a investire nella produzone nazionale, sono tutte ragioni che favoriscono una ripresa della fiction tv di produzione italiana dalla fine degli anni '90. Questa si articola in:

 - fiction di lunga serialità, il cui maggior successo è la soap opera Un posto al sole (da un format non italiano, dal 1996 ad oggi). Un'altro serial di successo, basato su un format spagnolo: Un medico in famiglia (quattro stagioni, dal 1998)

 - miniserie su più stagioni, generalmente con episodi/puntate di un'ora e mezza come La squadra (sette stagioni, dal 2000), Il maresciallo Rocca (dal 1996, 5 stagioni), Distretto di polizia (su Canale 5, dal 2000, 6 stagioni), Linda e il brigadiere (1997, 3 stagioni), Un prete tra noi (1997), Don Matteo (1999-2006).

- miniserie di due puntate, come Padre Pio, tra cielo e terra (2000, RAI), Padre Pio, un santo tra noi (2000, Mediaset), Papa Giovanni, il papa buono (2003), Perlasca (2005)


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