IL TONO NARRATIVO


Il tono è il risultato di un insieme di accorgimenti narrativi che inducono nel pubblico un determinato stato d’animo. Per stato d’animo si intende un'impressione duratura che si differenzia dall'emozione per essere meno specifica e intensa, meno legata ad una causa scatenante. Aver perso il tram ci può far arrabbiare in quel momento, e l’ira è un’emozione. Ma se questa emozione diventa un sentimento costante di sfondo nella vita di un individuo, o di un lungo periodo della sua esistenza, allora quello diventa il suo stato d’animo prevalente: la rabbia percorre come un filo sottile le sue giornate, le condiziona, anche se ciò non impedirà di vivere momenti felici o sereni. Allo stesso modo una narrazione cinetelevisiva, attraverso la scelta di un tono o di un altro, induce il pubblico ad immergersi in uno stato d’animo prevalente per tutta la durata del film, anche se in alcune scene si possono sovrapporre emozioni più forti e di segno opposto. 

Solitamente si descrivono i diversi toni con una serie di aggettivi, gli stessi che in realtà possono essere utilizzati anche per denominare la reazione che ci si aspetta dal pubblico. Per questo il numero di toni utilizzabili è pari solo al numero di emozioni e di stati d’animo che le persone possono provare. Per citare esempi letterari che hanno attinenza col cinema possiamo affermare che il tono è solenne nei romanzi fantasy, dolente nei romanzi noir, allegro nelle commedie sentimentali. Varia con i generi, dunque, ma anche con gli autori: il tono dei romanzi di Philip Marlowe è più sarcastico e amaro di quello di Dashiell Hammett, pur trattandosi dei due autori che hanno fondato il genere noir in letteratura; nell’ambito del fantasy il tono di Joanne Rowling è più ironico di quello di John Ronald Reuel Tolkien. Il tono può variare persino all’interno dello stesso romanzo: il solenne Tolkien adotta un registro comico nelle pagine dedicate alla vita degli Hobbit. Anche nell’ambito della fiction cinetelevisiva il tono è spesso riassunto da pochi aggettivi, ma capita pure che, al fine di intendersi, se il tono è particolare e di difficile descrizione, si faccia semplicemente riferimento al tono di un altro film. Il tono “alla Buster Keaton” si riferisce ad una comicità stralunata e surreale, quello “alla Charles Chaplin” ad una continua variazione tonale dal tragico al comico.

Il tono utilizzato può completamente alterare la percezione del materiale narrativo agli occhi di chi legge o guarda. Le parodie ad esempio ripropongono lo stesso materiale narrativo (accadimenti e personaggi) dei film che intendono sbeffeggiare, ma ottengono il capovolgimento delle emozioni del pubblico proprio agendo sul tono. Lo stesso accade nella vita quotidiana: quando si pronuncia una frase, il suo senso può cambiare completamente al variare del tono utilizzato. Dire, ad esempio, “sei uno stupido” acquisisce un significato ben diverso a seconda che il tono sia aggressivo o affettuoso. Il tono della voce colpisce la nostra emotività, le parole la nostra razionalità. E la prima vince sulle seconde: il tono tocca corde profonde, poco controllabili sul piano razionale. Per questo al variare del tono viene indotta nell’ascoltatore una diversa reazione, a tal punto che nella percezione di chi ascolta, il tono è in grado di stravolgere i dati di fatto. 


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