Esperienza didattica intrapresa nella 4GR dell'Istituto Professionale "Luxemburg", Servizi Culturali e per lo Spettacolo, Milano. Docenti: Clara Biondo, Michele Corsi, Paolo Dell'Aquila, .... , ....
La classe viene da un corso regionale di grafica e non ha mai studiato l'audiovisivo negli anni precedenti.
Le interviste sono prodotti comunicativi in cui un personaggio (l'intervistato) risponde alle domande di un altro personaggio (l'intervistatore). L'intervista può essere vera o fittizia (ovvero sia le domande che le risposte sono preparate in precedenza e i due recitano). Nell'intervista l'intervistatore deve occupare uno spazio più ridotto rispetto a quello dell'intervistato, e deve limitare l'espressione delle proprie opinioni, altrimenti si tratta di un dialogo. L'intervistato inoltre deve trovarsi in uno stato di libertà relativa, ovvero deve poter andarsene, se lo crede, altrimenti di tratta di un interrogatorio.
Esempio di intervista vera. Nel 1977 il giornalista britannico David Frost intervistò l'ex presidente degli USA Richard Nixon che si era dimesso nel 1974 a seguito dello scandalo Watergate. Nel corso dell'intervista Frost riuscì a fargli ammettere in parte le proprie responsabilità.
"Frost/Nixon" è un film del 2008 (r. di Ron Howard, USA, UK) che ricostruisce in chiave un po' romanzata la storica intervista. Esempio di intervista finzionale.
Alberto Angela intervista Jovanotti. L'intervistatore commenta le risposte dell'interlocutore e problematizza le proprie domande. L'intervista, così, assomiglia a un dialogo.
Esempio di interrogatorio. In "Codice d'Onore" ("A Few Good Men", r. di Rob Reiner, 1992, USA) l'antagonista, il colonnello Jessep che ha provocato la morte di un soldato, viene indotto a confessare sotto l'interrogatorio dell'avvocato Kaffee.
Le interviste in studio sono preparate. Si svolgono in uno studio televisivo o in un set precedentemente allestito o adattato allo scopo. Solitamente intervistato ed intervistatore hanno dei contatti precedenti dove quest'ultimo spiega lo scopo dell'incontro e può anticipare le domande all'ospite. I tecnici hanno la possibilità di sistemare e provare le luci e la ripresa audio. Sono di solito presenti più camere collegate ad una regia. Un regista dunque deve gestire l'alternanza delle camere. Sia intervistato che intervistatore sono individualmente microfonati. Si tratta di interviste che durano come minimo diversi minuti. Solitamente sono moduli presenti all'interno di programmi contenitore o di talk show. A volte il format del talk show è costituito solo da interviste. Il ruolo dell'intervistatore può cambiare, da semplice formulatore di brevi domande a vero e proprio interlocutore.
Le interviste in studio sono molto diverse dalle interviste ENG. Queste ultime sono realizzate senza preparazione previa. L'intervistato viene ripreso in ambienti aperti (ad esempio fuori dal Parlamento, fuori dalla sede di partito, per strada, ecc.) oppure nel suo ambiente (dentro la sede del partito, ai margini del campo da gioco, ecc.) o invitato in un set "povero" (ad esempio un semplice sfondo all'aperto di fronte al quale si chiamano uno dietro l'altro gli intervistati). Spesso l'intervista avviene subito dopo l'evento al quale l'intervistato ha partecipato. Il personale impegnato è costituito solo dal cameraman e dal giornalista, raramente vi è un assistente. Sempre più spesso è coinvolto solo un giornalista/cameraman che si occupa di tutto. I mezzi impegnati sono un camcorder, un microfono (di solito un dinamico tipo "gelato") e raramente una luce. Si tratta di interviste molto brevi, "volanti", quindi con un certo grado di imprevedibilità (ad esempio l'intervistato potrebbe mostrarsi reticente o insofferente). Queste interviste sono collocate solitamente all'interno di programmi di informazione.
Gran parte dei talk show sono basati su interviste. In questo genere vi è sempre un conduttore che con il suo stile e i suoi interessi dà il tono al programma. Il conduttore tipicamente invita uno o più ospiti che generalmente intervista oppure con cui dialoga. Il conduttore dunque svolge nella gran parte dei casi il ruolo dell'intervistatore e l'ospite quello dell'intervistato. Il grado di preparazione può variare molto: vi sono talk in cui l'ospite non sa che domande potrebbe ricevere e ve ne sono altri in cui si concordano non solo le domande ma anche le risposte.
Prendiamo a esempio il talk show a tematica politica "Otto e mezzo, in onda sulla rete "LA7" dal 2002 e dal 2008 condotto dalla giornalista Lilli Gruber. Si tratta di un caso in cui gli ospiti conoscono in anticipo il tema, ma non le domande. Analizziamo la puntata del 14 ottobre 2025 (https://www.youtube.com/watch?v=u_6G2lD-zgw) in cui erano invitati Lucio Caracciolo (direttore della rivista di geopolitica Limes), Monica Guerzoni (giornalista del Corriere della Sera) e collegato in remoto Marco Travaglio (direttore de Il fatto quotidiano). Il tema è la tregua a Gaza.
Il set up vede la conduttrice sedere insieme ai due ospiti intorno a un tavolo circolare mentre due grossi monitor alle pareti trasmettono l'immagine dell'ospite
collegato (e in alternativa immagini di repertorio).
La conduttrice adotta uno stile che tende a facilitare risposte distese da parte degli ospiti interrompendoli quando si dilungano troppo o quando sente che dovrebbero
chiarire meglio il proprio pensiero. In altre puntate la conduttrice non si esime dal contestare il contenuto delle risposte se le trova poco convincenti. In ogni caso è evidente l'interesse del
programma ad affrontare il tema trattato in maniera sobria ed approfondita.
La regia evita effetti drammatizzanti o un ritmo veloce. Gli ospiti e la conduttrice sono ripresi in Mezzo Busto con angolazione neutrale (n senso verticale) e frontale (in senso orizzontale). Non conosciamo il numero di telecamere impiegate, ma le inquadrature utilizzate sono state, oltre ai quattro Mezzi Busti (la conduttrice e i tre ospiti), un totale del set (con i personaggi in Campo Medio) con angolazione decisamente dall'alto e una telecamera quasi sempre riprendendo i tre in Figura Intera (o Piano Americano) e sempre in movimento (anche se lentissimo).
La scenografia è sobria e funzionale: al centro del set vi è una pedana rialzata che sostiene un tavolo semitrasparente. Il fondale è semicircolare e sostiene due ampi monitor. A terra vi sono due casse acustiche, presumibilmente per trasmettere a conduttrice e ospiti la voce del giornalista collegato da remoto. Il colore dominante è l'azzurro e i materiali che risaltano sono il vetro, la plastica e il metallo.
L'illuminazione è tipicamente televisiva, tesa ad eliminare il più possibile le ombre. Le luci sono alte e diffuse per cui non si proiettano ombre dei corpi a terra. Le luci direzionate sui volti tendono ad eliminare i contrasti in volto.
La ripresa delle voci è realizzata con radiomicrofoni lavalier. come si può dedurre dagli strumenti appuntati sulle giacche di ospiti e conduttrice e l'assenza di cavi a terra.
Vi sono interviste che non fanno parte di un contenitore, ma che costituiscono un evento a sè grazie all'importanza dell'intervistato. Oppure possono far parte di documentari (interviste a storici o testimoni d'epoca). Qui di seguito alcuni esempi.
intervista di Steve Inskeep a Barak Obama, dicembre 2015.
intervista della BBC a Barak Obama, luglio 2015
intervista della BBC a Vladimir Putin, ottobre 2015
intervista a Ken Loach e a Paul Laverty, maggio 2014
intervista di Charlie Rose a Vladimir Putin, settembre 2015
intervista ai fratelli Dardenne, novembre 2014
Le prime quattro interviste sono stati dei programmi a se stanti. Gli intervistati erano dei leader mondiali. Si noti come la scenografia ha uno stile istituzionale, severo. L'illuminazione non è "televisiva", ma piuttosto drammatizzante. La regia impegna più camere. Le ultime due sono interviste "povere", realizzate a registi di nicchia e destinate ai contenuti speciali dei dvd. Vi è impegnata una sola camera e l'intervistatore non appare.