L'AMBIENTAZIONE


L'ambientazione è quell’elemento della narrazione che situa la storia ed i personaggi all’interno di coordinate spaziotemporali. Dal punto di vista narrativo l'ambientazione risponde dunque alle domande: dove si svolge il racconto? E quando? Il dove e il quando costituiscono le componenti spaziali e temporali dell’ambientazione, tra loro evidentemente legate, anche se a dominare è la seconda: se si decide di raccontare una storia nell’800, ad esempio, è chiaro che anche i luoghi vi si dovranno adeguare. Nelle opere teatrali e letterarie l’ambientazione non è una componente strettamente necessaria alla narrazione: si possono scrivere e sono state scritte storie con personaggi che interagiscono in un universo privo di riferimenti ambientali. Per quanto riguarda le opere cinetelevisive si tratta invece di una componente indispensabile, perché non si può prescindere dalla visualizzazione e dunque non si può evitare di mostrare dove si svolgono le scene e quando: bastano i costumi ad indicare, più o meno, l’epoca in cui si svolge la storia. Persino i film fantasy, che si svolgono in tempi e luoghi “altri”, offrono comunque delle ambientazioni con richiami a epoche realmente esistite, di solito di stampo medievaleggiante.

Ambientare una storia è un compito della narrazione, e dunque dei suoi tecnici specializzati, gli sceneggiatori, ma la sua implementazione spetta ad altri linguaggi: scenografia, costumi, make up ed acconciatura, effetti speciali… legati alla più generale problematica della messinscena. Cerchiamo di comprendere ora però i confini tra i due ambiti. In sede narrativa l’ambientazione si limita alla descrizione dei dati spaziali e temporali necessari e sufficienti a spiegare gli eventi della storia e i comportamenti dei personaggi. In una sceneggiatura non sarà mai descritto un appartamento nei minimi dettagli, nella gran parte dei casi non sarà descritto affatto. Al massimo si troveranno indicazioni generiche del tipo “appariscente”, “povero”, “disordinato”. Il compito degli altri linguaggi è quello di dedurre dalla narrazione (eventi, personaggi e generiche indicazioni di ambientazione) le indicazioni operative per mettere in scena quell’impostazione, arricchendola di dati e significati. 

Ogni opera cinetelevisiva assegna all'ambientazione sul piano narrativo un'importanza molto variabile. In alcuni generi l'ambientazione è decisiva e permea tutto lo sviluppo narrativo. Si pensi al western: ne sono stati girati di ogni tipo, ma ciò che li lega tutti è l'ambientazione, ovvero l'Ovest degli USA della seconda metà del XIX secolo. Alcuni western che hanno varcato quei confini spingendosi ad esempio fino al primo decennio del ‘900 oppure oltre il Rio Grande si sono limitati ad introdurre qualche elemento di modernità (la mitragliatrice, un’automobile…) mantenendo però la sostanza dell’ambientazione selvaggia e polverosa. Nella gran parte dei film di genere sentimentale invece l’ambientazione non gioca un ruolo decisivo: le loro storie varierebbero assai poco se si svolgessero in Francia o in Cina. 

L’ambientazione diviene così uno strumento che offre continue possibilità e allo stesso tempo impone limiti alla storia e ai personaggi per dar vita allo sviluppo narrativo. È uno strumento però che, una volta dato, non è duttile. Deve rimanere coerente, presentare una interna logicità. Se l’ambientazione è quella di un paesotto, non possiamo inserirvi situazioni e personaggi che si potrebbero incontrare solo in una metropoli. Si può dire dunque che l’ambientazione è come una casa che ospita i personaggi e le loro vicende: muta, non si fa notare, li ospita offrendo loro ogni genere di prelibatezza, ma senza più farli uscire. 

La componente temporale dell’ambientazione

La componente temporale dell’ambientazione può essere distinta in: storica, contemporanea e immaginaria. 

L’ambientazione storica si riferisce ad una collocazione temporale di almeno una decina d’anni precedente la realizzazione del film, tale dunque da inibire l’utilizzo di costumi, auto, acconciature, ecc. di fattura contemporanea. Per ambientazione futuristica si intende un’epoca piuttosto lontana dalla attuale. Se la storia del film si svolge ad una distanza di soli pochi anni in avanti, l’ambientazione è praticamente odierna e la messinscena non varia, anche se tenderà a dissimulare gli aspetti più evidenti della contemporaneità. 

La componente spaziale dell’ambientazione

I luoghi in cui sono ambientate le fiction possono essere classificati secondo: la localizzazione, la relazione città/natura, il contesto sociale, la proporzione interni/esterni. Naturalmente “ambientare” un film in un certo luogo non significa che il film è “girato” proprio lì: Jurassic Park è ambientato in un’isola tropicale, ma girato in uno studio della California. Analizziamo di seguito i diversi parametri dell’ambientazione spaziale.

La localizzazione sta ad indicare il luogo geografico dove il racconto è ambientato, dal punto di vista politico (un Paese come gli USA, l’Italia…) o fisico (il deserto del Sahara, la foresta amazzonica, l’Antartide…). Potrebbe anche essere inesistente, come nei film fantasy che inventano una geografia “altra”. Quando un film realizzato da capitali e personale di un certo Paese è ambientato in un altro, inevitabilmente il primo proietta sui luoghi che vuol rappresentare la propria visione sullo stesso. Considerando la classificazione secondo la relazione città/natura,  le fiction possono essere ambientate nelle metropoli, in piccoli centri abitati, nelle campagne o altre regioni con scarsa o nulla urbanizzazione. La scelta ha implicazioni decisive sulla narrazione. Anche in questo caso l’immagine restituita dalle fiction è lontana dal rappresentare i dati di realtà. Le metropoli sono largamente sovrarappresentate, in parte perché i tecnici dei linguaggi cinetelevisivi là risiedono, e dall’altra perché il pubblico delle opere cinetelevisive è urbano. Il contesto sociale è il parametro che indica all’interno di una determinata localizzazione e grado di urbanizzazione in quale settore di popolazione il film è ambientato. È evidente che la Roma di "Ladri di bicilette" o di "Accattone" è assai diversa da quella prevalente in La dolce vita. Le diverse scelte non influenzano solo la messinscena e le location (quartieri, abitazioni, strade, arredamenti, costumi…), ma anche il piano narrativo: è evidente che al variare del contesto sociale cambiano le caratteristiche dei personaggi e gli eventi che essi animano. La classe medio alta de "La dolce vita" si annoia e gira su se stessa alla ricerca di un senso della propria esistenza, il sottoproletariato di "Accattone" lotta per sopravvivere. Ciò determina il tipo di relazione tra i personaggi e i fatti che si possono far accadere. 

Consideriamo ora il criterio di classificazione proporzioni interni/esterni. Le scene possono essere ambientate in abitazioni o comunque luoghi chiusi, e in questo caso si chiamano “interni”, o all’aperto, sotto il cielo, e si chiamano “esterni”. Si parla di ambientazione, non di realizzazione: molti esterni, specie nell’epoca d’oro di Hollywood (dagli anni ’20 ai ’50), sono stati girati, in realtà, all’interno dei teatri di posa. Questa suddivisione è la prima notazione ambientale che troviamo in una sceneggiatura, a capo di ogni scena. Ciò apparirebbe bizzarro in un romanzo, è piuttosto importante invece nel cinema e nella tv, dove la storia deve svolgersi in pochi e selezionati luoghi. Le ragioni per cui si pone tanta enfasi su questa distinzione sono essenzialmente produttive. Se le scene si svolgono in interni, generalmente si deve prevedere la costruzione di set, nel caso di esterni si va alla ricerca di location adatte. Se l’esterno lo si realizza in studio, si devono approntare tutta una serie di risorse tecniche per fingere che non ci si trovi in un interno. 


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